domenica 24 febbraio 2013

Il primo giorni di asilo

Il post di Lucy sulle convenzioni nelle amicizie mi ha dato lo spunto per una serie di riflessioni sulle nuove amicizie, che ho discusso con il povero Tecnico (il quale avrebbe solo voluto mangiarsi la sua focaccia in santa pace!).

Ho riflettuto sul fatto che fino a che non siamo venuti negli USA il nostro "parco amicizie" era stato un fluido divenire, nel senso che accanto al nocciolo duro degli amici storici si erano via via aggiunti nuovi elementi, che a volte si erano trasformati in rapporti duraturi ed altre erano durati il tempo di un'esperienza condivisa. Non c'erano mai stati punti di completa rottura o momenti di vuoto totale, ma piuttosto un susseguirsi di persone che potevano sovrapporsi per periodi più o meno lunghi, a volte rapporti lunghi che via via si sfilacciavano e ti traghettavano verso nuove amicizie.

Poi arrivi qui...e boom!, ti ritrovi al punto zero, quasi come al primo giorno di asilo. Non ci sono colleghi del vecchio lavoro che prima vedi ancora tutti i week end, poi ogni mese e poi alcuni non li vedi più mentre inizi ad andare a prendere l'aperitivo con quelli nuovi. 
No, si riparte dal via, tabula rasa...ed è difficile e spiazzante, perchè non hai più 3 anni e la tua facilità di fare nuove amicizie è molto calata e sei pieno di condizionamenti e di paranoie e di paure di non piacere! 

I primi tempi sono stati molto duri e molti dei primi week end li abbiamo passati da soli, nell'attesa di qualche invito che a volte arrivava ma più spesso no. Poi piano piano, complice qualche attività o passione in comune, qualcosa ha iniziato a sbloccarsi e le serate sociali sono molto aumentate...ma anche con quelli con cui si esce più spesso, resta ancora una specie di barriera, di freddezza che non so spiegare e che mi pesa. Poi penso che magari sono io a sbagliare, che non siamo più bambini quando basta fare un castello di sabbia insieme e si è migliori amici. I rapporti richiedono tempo per diventare profondi, soprattutto in questo ambiente così competitivo dove ci si guarda alle spalle e con sospetto. Ed inoltre gli altri non sono nella nostra situazione, tanti sono qui da anni e hanno ormai la loro rete di amicizie, come ce l'avevamo noi in Italia...e magari non hanno neppure voglia di sbattersi per approfondire un rapporto, perchè questo laboratorio è un porto di mare e ogni mese vanno e vengono in tanti, alcuni tornano, alcuni restano, molti non li vedi più. E allora magari decidi di investire in quelli che sono stabili qui e non in quelli che ancora non sanno dove saranno tra un anno e magari se ne vanno senza preavviso e ti lasciano un vuoto duro da colmare.
Però dopo tutte queste lagne, un lato positivo c'è: da un certo punto di vista sei come nuovo e non hai più cucito addosso il clichè del personaggio che ti porti dietro dalla prima media senza riuscire a togliertelo, perchè per chi ti conosce da 20 anni sei sempre la viveur notturna anche se ormai esci solo di giorno e per buttare il pattume, con la tuta e i bigodini, per dire. Puoi farti conoscere per quello che sei adesso, e non più solo per quello che eri. 

Insomma, da tutto questo sbrodolare di parole, a tratti anche un po' confuse, il take-home message è: accogliete le persone nuove che arrivano, non richiudetevi nei vostri rapporti consolidati, perchè domani potreste esserci voi dall'altra parte della barricata (paraculaaaaa)!



2 commenti:

  1. bello questo post. il rapporto con gli amici veri è un tema sul quale anche io rifletto molto da quando sono espatriata. è un aspetto faticoso di questa nuova vita, ma pare che tu lo stia affrontado con una buona grinta.
    questo blog mi sta piacendo moltissimo!

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    1. Se leggi il post di oggi non pare che lo stia affrontando benissimo in verità...ma mica tutti i giorni sono uguali!

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