sabato 23 febbraio 2013

La famiglia che non ti scegli

In questi mesi di lontananza da casa sto riflettendo molto sui rapporti famigliari (che sono una donna introspettiva e prolissa e che deve sempre spezzare il capello in quattro si era già un po' capito, no?). :-)
La prima volta che sono venuta qui per 6 mesi, tra 2011 e 2012, sono stata per la maggior parte del tempo sola, senza famiglia/marito/amici, e quindi l'assenza delle varie persone si sfumava in un unico calderone di nostalgia, senza che potessi capire chi mi mancava "di più", mi mancavano tutti!!
Questa volta invece è tutto molto diverso...innanzitutto c'è il mio Tecnico con me e per la prima volta ho capito quanto sia indispensabile per la mia serenità...e lo so che non sarebbe dovuta servire questa esperienza per capirlo, essendo mio marito, ma in Italia c'erano così tanti fattori confondenti che ritenevo inscindibili da me e invece ho capito che non lo erano!

E delle decine di amici che ho salutato in lacrime alla partenza, convinta che la mia vita senza di loro sarebbe stata tristissima, solo di 3 sento davvero la mancanza, perchè alcuni già li vedevo/sentivo pochissimo anche quando ero in Italia quindi è cambiato davvero poco...e altri forse li frequentavo più per abitudine e me ne sono accorta solo sulla lunga distanza!

Un tasto che è sempre stato dolente è quello della mia famiglia, che mi ha amato tantissimo ma cresciuto inetta e incapace di distaccarmi e camminare sulle mie gambe...non mi hanno formato per "andare nel mondo" ma per restare vicino a loro, e togliermi da questa gabbia di amore mi è costata tanta fatica (e tanta psicoterapia)...e solo quest'ultima scelta di partire ha rotto in maniera definitiva il cordone ombelicale ormai sfilacciato...a 33 anni!! Mi sento un po' ridicola a scrivere queste cose che sarebbero più adatte ad una adolescente, ma questo è stato il mio percorso e non ha senso negarlo. E mi sento ancora un po' in colpa a dirlo o pensarlo, ma non ho BISOGNO di loro...voglio dire, li amo con tutta me stessa e mi pesa non esserci quando sono in difficoltà e potrei aiutarli o mi piacerebbe tanto essere a pranzo da loro la domenica e fare il solito casino, ma per me sentirli via skype è sufficiente. Ed era ora che fosse così! :-)

Infine, la questione che ho lasciato per ultima perchè è quella più difficile da digerire, c'è mia sorella, che merita un capitolo a parte rispetto al resto della famiglia. Se dovessi fare un elenco delle persone a cui voglio bene che mi mancano, lei occuperebbe uno degli ultimi posti...e non perchè io sia una stronza insensibile, ma perchè non abbiamo (e non abbiamo mai avuto) nessun rapporto. E sì che abbiamo vissuto nella stessa casa per 19 anni, dormito nella stessa stanza e fatto le stesse vacanze...i ricordi e il sangue sono forse le uniche cose che abbiamo in comune. I 9 anni di differenza sicuramente pesano su questa distanza...come anche i caratteri del tutto diversi e le scelte di vita agli antipodi...e dopo anni di lacrime e delusioni, mi sono rassegnata a questa situazione e la accetto così com'è...ma c'è sempre una piccolissima parte di me che ne patisce e credo lo farà per sempre. Avrei tanto voluto che mi appoggiasse, mi sostenesse, che accogliesse le mie confidenze e mi consigliasse...e non è mai stato così. Chissà quanto saprò non soffrirne più. Per fortuna adesso ci sono i miei nipoti e posso dare a loro tutto quello che lei non ha mai voluto da me. 

E dopo questa lunga ed estenuante puntata di "psicologia oggi", vi saluto e alla prossima :-) 

10 commenti:

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    1. Grazie! Sto bene comunque e ci sono abituata....ma un abbraccio ci sta sempre!

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  2. Lo stare lontani aiuta a vedere meglio le cose, specialmente i rapporti d'affetto che in Italia appaiono annebbiati dalla vicinanza e dall'abitudine. Da qui si riesce ad avere quel distacco che permette la vera indipendenza personale e di coppia, aspetti che in Italia avrebbero fatto fatica ad emergere. E si capisce chi conta veramente, chi è contato, chi non è mai davvero contato... con un po' di amaro in bocca ma anche con la voglia di guardare alla realtà per quella che è!

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    1. E' verissimo, è come se spogliandosi da tutte le cose attorno iniziassi a capire veramente cosa conta. Fa male in certe cose, ma che liberazione per altre!

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  3. Il solo sangue non basta, io ne sono convinta. Pazienza, cara!

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    1. Lo so bene, come ho detto sangue e ricordi sono l'unica cosa comune che ci resta...e i miei nipoti, che sono un ponte meraviglioso!

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  4. credo che i miei genitori siano stati un po' come i tuoi, mi hanno tenuta legata a loro molto piu' di quanto avrebbero dovuto. Non che non mi lasciassera libera di fare, questo mai, ma per altri aspetti mi hanno resa dipendente da loro e questo me lo sono portata dietro fino a pochi anni fa. Venire qui e' stata una crescita anche da questo punto di vista e considera che sono figlia unica, la loro attenzione era tutta su di me. Ed e' per questo che io con mia figlia cerco sempre di tenere presente che ha una sua vita, si' ha 22 mesi :) ma lei ha gia' le sue cose e la rispetto, e' una persona gia' ora.

    Delle amicizie che avevo in Italia non mi e' rimasto quasi nessuno, voglio dire, se le incontro quando torno provo affetto ma ormai le ho perse. E sento che siamo lontane anni luce e forse lo eravamo gia' dall'inizio. Io sono andata via, loro sono rimaste, io mi sentivo soffocare li', loro no.

    valeriascrive

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    1. Sì, è andata esattamente così, non mi è mancata la libertà di fare e di andare, ma era come se un filo invisibile mi facesse gravitare sempre attorno alla loro orbita.
      Venire qui è stata una crescita, ma credo sia molto più dura da fare dopo i 30 anni che 10 anni prima quando sarebbe stato giusto! Alla fine l'importante è essere cmq cresciuti prima di fare dei danni sui propri figli :-)
      Per gli amici non so, è troppo poco tempo che sono via e non so come andrà...vedremo!

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  5. Ciao, ti ho trovato via due blogs, mi sembra di leggere la mia vita! anche io biologa, anche io ho trovato la MIA vita ( e finalmente il riconoscimento del lavoro del biologo, che e' quello che fa ricerca, non il portaborse del medico) venendo in USA e imparando ad arrangiarmi da sola (beh non proprio sola, c'e' il marito con me) rompendo il filo invisibile dei miei (io sono figlia uncia quindi peggio ancora). E come hai ragione sulle amicizie!

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