martedì 19 febbraio 2013

Squali e catene...luci e ombre

Qualche giorno fa stavo guardando un programma in TV chiamato "shark tank", in cui persone sconosciute presentavano la loro idea imprenditoriale a ricchi finanziatori, che dovevano decidere se credere nel progetto e sovvenzionarlo oppure rimandare a casa il candidato.
E ho pensato ai volantini che ho visto all'università e che informano su come fare e a chi rivolgersi per passare dall'idea al brevetto, come se fosse cosa normale poter concretizzare quel progetto strampalato che ci frulla in testa da anni....come quel ragazzo che voleva brevettare il cuscino da aereo con cappuccio da felpa incorporato, per la privacy! :-)
In questo paese sembra ancora possibile cominciare da zero e costrurisi il proprio futuro (o per lo meno ti illudono che possa essere così) e il vedere professori giovani e direttori di laboratori non ancora quarantenni rende ancora più impietoso il confronto con l'Italia, governata da vecchie cariatidi e con un ricambio generazionale praticamente inesistente, dove vecchi professori novantenni che non hanno più niente da offrire vengono mantenuti a peso d'oro nei dipartimenti. 



Cambiando discorso, nello stesso programma una ragazza che cucinava i migliori dolcetti del mondo (a suo dire) e già li vendeva nella sua città, voleva un finanziamento per esportarli nel resto dell'America. I finanziatori hanno bocciato con decisione questa proposta...e la cosa non mi ha per niente stupito, perchè il progetto era contrario al modus operandi tipico dell'americano!! Qui non funziona che puoi fare una torta buonissima con la ricetta segreta della nonna e la esporti in tutto il paese...se hai un prodotto che funziona, si prende la ricetta segreta, se ne fanno 1000 copie e le si mandano ad altrettanti negozi aperti in franchising in tutti gli Stati Uniti, tutti dipinti con gli stessi colori, che faranno la stessa torta identica e la venderanno in confezioni identiche.
E lo stesso avviene per i ristoranti...in Italia sai che per mangiare una certa cosa devi andare nel tal posto, con quel cuoco che la sa fare così bene...qui (almeno per la mia esperienza) ogni ristorante fa in realtà parte di una catena, in modo che l'autoctono che non sa vivere senza l'hamburger di Champps possa ritrovarlo in Ohio, in Michigan, in Virginia, ecc..Io lo trovo così triste!! A me piace associare un certo ristorante ad un posto specifico, se mi bendano e mi portano a mangiare da qualche parte, posso capire dove sono appena mi guardo attorno...qui se apro gli occhi e sono da Bravo! potrei essere in Kentucky come in New Mexico!!!

8 commenti:

  1. Bella questa cosa del franchising, non la sapevo. D'altra parte su un territorio cosi' vasto e' anche positivo che si possa trovare lo stesso piatto di Jambalaya Cajun linguini in tutti i Cheesecake Factory sparsi per i vari Stati :DD Ma e' chiaro che il concetto di localita' rimane confinato.

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    1. uuuuuu hai tolto il captcha!! Grazie!

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    2. Hai vistooooo, sono riuscita a toglierlo!! :-)

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    3. Ho riflettuto su quello che hai scritto comunque, forse questa cosa del franchising è anche un modo per creare una sorta di filo conduttore che unisca un paese troppo vasto...mmmhhhh....

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  2. Però qui a SF c'è una diffusa cultura foodie-fighetta, dove in realtà contano l'unicità e la sperimentazione (tradotto: è una città di ricchi che amano mangiare bene).

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    1. A me unicità e sperimentazione piacciono e qui mi mancano...ma anche gli hamburger a 5 dollari non sono male, lo devi ammettere :-D

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  3. A Columbus avete i Detroit-Style Coneys? :-P
    Piacere, comunque!

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    1. Mmmh, secondo me il baracchino degli hot dog davanti al lavoro li ha, ma non è ancora nata una catena apposita...dovrei pensarci! :-) Piacere!!

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