domenica 17 marzo 2013

La famiglia che non ti scegli (2)

Lo so, lo avevo già detto qui e avevo anche dichiarato che non mi faceva più soffrire o quasi. Ecco, ho mentito. O almeno, oggi mi dispiace eccome. Non so se sia colpa della giornata grigia, del ciclo o del fatto di aver mangiato troppa cioccolata, ma il consueto collegamento skype con la famiglia mi ha messo in balia di pensieri tristi e domande che forse non troveranno mai una risposta.
Premetto che sento mia mamma e mio papà tutti i giorni, una decina di minuti a cavallo dell'ora di pranzo per aggiornamenti e due chiacchere. Stamattina mia mamma mi ha chiamato appena mi ha visto on line con il sicuro intento di farmi parlare con tutta la famglia riunita, visto che come ogni domenica c'erano sorella/cognato/nipoti a pranzo. Peccato che al resto della famiglia, come ogni volta, non gliene può sbattere di meno di vedermi...anzi.
Tra le prime cose mia mamma mi ha chiesto che tempo fa qui e che tempo ci sarebbe stato nei prossimi giorni dove vivono loro. E' stupido, ma è una specie di nostro "rito" banale, io apro weather.com e le dico se pioverà a casa sua. Mia sorella ha sentito questo e subito è intervenuta dicendo che era ridicolo e che avrebbe subito messo la pagina web del sito del meteo tra i preferiti, così la mamma faceva senza chiedere a me. A nulla è servito che mia mamma dicesse che tanto lei sapeva solo aprire skype e che io dicessi che non mi dava nessun fastidio leggere il meteo per lei. Dopo questo intervento e uno di mio cognato che non capiva come potessi fare colazione alle 9 (è domenica, non ho figli e le pulizie le ho fatte ieri), ognuno è tornato a farsi i fatti suoi, e  io che parlavo mentre in sottofondo c'era un tale casino che non si capiva nulla (e non erano i nipoti). Alla fine è stato come un normale collegamento settimanale, con l'aggravante che non ho visto neppure papà perchè mia sorella lo aveva intrigato in una discussione sulle case. Ah , intervento finale quando ho chiesto a mio nipote cosa voleva che gli portassi da qui "ma niente aifonne, aipadde e piessepitremila"...e mia sorella "beh allora cosa gli vuoi portare a casa scusa, se non una di quelle cose lì???"...io pensavo ad una felpa dell'Ohio State!! :-) Ecco, la comparsa di mio nipote che mi ha chiesto quando torno è stata l'unico momento buono...
Ora, forse sono una bambina permalosa e mi rendo conto che quello che è successo non sia particolarmente grave. E so che ci sono parenti che fanno molto di peggio. E' innegabile però che cercare di impedire che io e mia mamma abbiamo riti nostri o bloccare mio papà in una discussione, dopo 4 ore che siete insieme, è il suo solito tentativo di mettersi in mezzo. Continuo a chiedermi cosa abbia sbagliato e quanto della colpa sia mia. E in parte lo è. So di essere stata una bambina prepotente e affettuosa che le ho tolto tante attenzioni, e nessuno gliele ridarà mai. A 18 anni ho avuto un tumore e questo ha catalizzato ulteriormente su di me tutte le attenzioni, mio padre non riusciva più a tornare al lavoro e mia mamma per anni mi ha guardato come se fossi di porcellana...mia sorella ha saputo solo dire che da allora tutti mi davano sempre ragione e che in realtà non avevo avuto nulla di grave. Da parte mia sono cresciuta con il modello della sorella perfetta (bravabuonaremissiva) e appena ho potuto ho fatto di tutto per essere migliore e togliermi il fardello dell'esempio luminoso. E allora mi sono sforzata per laurearmi prima di lei, fare il lavoro per cui ho studiato e non chiedere mai soldi ai miei. L'ho fatto per competizione, lo ammetto, e non ne vado fiera. Ma è stato tanto tempo fa e adesso quello che faccio lo faccio per me e basta. Ho 33 anni e lei ne ha più di 40. Abbiamo fatto scelte di vita opposte e nessuno sa quali siano state le migliori. Lei invidia il mio essere lontana ("che te ne frega di noi, dei tuoi genitori, tu pensi a te e vai via") e la mia indipendenza...io magari invece adesso mi pento di non aver avuto figli prima e le invidio la possibilità di fare colazione con mia mamma ogni volta che vuole. Non so chi abbia da invidiare di più.
Non c'è una soluzione a tutto questo, lo so. Avevo solo voglia di sfogarmi. E magari anche sentirmi dire che sono io ad esagerare o che sbaglio punto di vista!

20 commenti:

  1. Per tutto il post mi chiedevo quanti anni avesse tua sorella. Ora che lo so, e che mi sono cadute le braccia, dico che avrei preferito non saperlo. Ti abbraccio, Baby.

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    1. Quest'anno 43...grazie, è cmq confortante sapere che non sono l'unica che pensa che ci sia qualcosa che non va...

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  2. Trovo la tua reazione del tutto naturale e giustificata.
    Normalmente la lontananza dovrebbe aiutare ad avvicinare le persone e non il contrario!! E' un peccato che tua sorella si comporti come una bambina e non come una donna di quarantatre anni e capisco che tu ne soffra.
    Cerca di dare il giusto peso a questa situazione, per quanto dolorosa. E' difficile cambiare il pensiero di una persona adulta, ma non si mai, magari col tempo si renderà conto di quanto sia sciocca a comportarsi così!!
    Un grande abbraccio.

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    1. Io ci spero sempre, che con il tempo capisca...alla fine il sangue non è acqua e mi troverebbe comunque qui pronta a ricominciare..
      Grazie dell'appoggio! :-*

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  3. Purtroppo alcune persone (ne ho esemplari in famiglia) hanno un'età "affettiva" che non coincide con quella anagrafica, persone adulte, magari anche genitori, che si comportano come bambini di 5 anni...non è facile rapportarsi con loro, se ne esce sempre amareggiati.
    Se non ho capito male, quando tu sei stata male, tua sorella era già ampiamente adulta (anagraficamente, intendo), quindi, almeno teoricamente, avrebbe dovuto essere in grado di comprendere la ragioni delle particolari attenzioni dei vostri genitori nei tuoi confronti.
    Mi verrebbe da consigliarti di non prendertela troppo, ma capisco che non sia affatto facile

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    1. Sì, sì, aveva 28 anni quando io sono stata male. Hai ragione comunque, si comporta come se di anni ne avesse 30 in meno...ma cercare di non prendermela troppo è il massimo che posso fare!

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  4. Come mamma ho desiderato avere due figli perché avessero una persona in più che li amasse profondamente oltre ai genitori, perché si sostenessero nella vita anche quando i genitori non ci saranno più. Mi pare che molti genitori abbiano questo pensiero quando desiderano due figli. Grande è la loro sofferenza se vedono che questo amore profondo, questa solidarietà intima poi non c'è. Eppure vedo che spesso (non sempre) questa armonia non c'è, per assurde gelosie (per i genitori ogni figlio è unico, insostituibile ed infinitamente amato), per motivi dovuti alle fragilità che ognuno ha e che nei rapporti familiari sono particolarmente sollecitate perché sono rapporti profondamente coinvolgenti.
    Non so che ricetta dare per curare queste ferite, posso solo dire che per un genitore è un grande, grande dolore, uno dei più grandi...
    Mila

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    1. Posso immaginare quanto sia doloroso per i genitori, anche se non essendo madre non posso capirlo pienamente. In passato ho spesso contestato ai miei l'aver negetao l'esistenza di questo problema, l'averlo minimizzato e ridotto a semplice "siete tanto diverse e avete molti anni di differenza, ecco perchè non andate d'accordo"...ma col tempo ho capito che la loro non era superficialità, ma piuttosto il volere deliberatamente chiudere gli occhi di fronte a qualcosa di troppo doloroso da accettare. Soprattutto per mia mamma, che ha sfferto molto per la lite tra i suoi due fratelli, che per anni non si sono parlati...e credo sia terrorizzata dal vederlo succedere anche tra di noi. Grazie delle tue parole.

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  5. Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.

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    1. Sicuramente sono i nostri fallimenti a fare di noi quelli che siamo, in tutte le nostre sfumature. Ma imparare a considerarli come successi è un lungo e difficile processo di crescita.

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  6. Scusami se mi permetto.
    Non ci conosciamo e non sono fatti miei, però sono arrivata qua, ho letto ciò che hai scritto ed i commenti di chi mi ha preceduto e mi sento di poterti dare, banalemtne e superficialmente, un altro punto di vista.
    Ho un marito (capita) che ha un fratello (capita anche questo), mio marito è una persona molto intelligente, molto acuta e purtroppo molto sensibile.
    Da bambino ha avuto problemi di salute che lo hanno costretto ad un'infanzia molto "protetta", la passione per lo studio è stata un'ancora di salvezza ma certo non lo ha aiutato a diventare popolare.
    Niente di grave intendiamoci, non è e non è mai stato un disadattato.
    Il suo fratellino, invece, era un mago del calcio, una promessa, si direbbe,non era una genio a scuola, ma se la cavava. Quando si è trattato di scegliere l'università mio cognato (che ha 6 anni meno di mio marito) si è iscritto alla a stessa facoltà che lui aveva appena terminato, ma invece che fare il percorso classico, approfittando anche di uno sforzo economico che il primo non aveva osato chiedere, ha gettato le basi per altro. A 25 anni era all'ONU, dove è rimasto per 8 anni, è tornato per un incarico a Roma e ora non si sa dove andrà.
    Mio marito e suo fratello si amano molto, si capiscono, si sostengono, ma non è stato facile e ci è voluto tempo.
    Entrambi hanno dovuto penare per superare mille e mille piccole e grandi incomprensioni, perchè non è facile crescere con qualcuno a cui tutto è permesso e che tutto si sente di chiedere ed ottenere se tu sei sempre stato tenuto "basso" e si è preteso che fossi "bravo", così come non è facile ammettere che il fratello "bravo" è un fratello che si in qualche modo combattuto.
    Oltretutto, devi considerare che nel frattempo anche la vita è andata avanti, ci sono stati problemi ovviamente, malattie, morti, nascite, infarti e crisi.
    Lui non c'era.
    E per carità, nessuno ha mai messo in dubbio la sua nostalgia e la sua pena, nessuno ha mai pensato di dirgli di lasciare tutto e tornare anzi finchè è è stato possible, è stato protetto.
    PErò, scusa la brutalità, quando c'era da levare merda o pulire sangue, al massimo potevi aggrapparti al telefono dopo avere fatto il conto del fuso orario.
    Tutto questo, non per dire che tua sorella si comporta bene oc he tu non hai ragione a soffrirne.
    Solo per dire che i rapporti tra persone così legate sono spesso complessi e spesso ognuno ha portato il suo sassolino per costruire la muraglia.
    Allos tesso modo, se la si vuole buttare giù, bisogna che tutti (anche i genitori) si riprendano la loro pietruzza.
    Auguri (se ci tieni)
    Silvia

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    1. Nel momento in cui ho deciso di scrivere quetse riflessioni, mi sono esposta a tutti i commenti, positivi e negativi. Anzi, in un certo senso speravo sopratutto negativi. Perchè ovviamente le persone con cui ho sempre parlato di questo erano miei amici e mi volevano bene e quindi era naturale che dessero ragione a me e torto a lei. Quindi grazie per il tuo commento, un punto di vista diverso è importante! Condivido in parte quello che dici e posso immaginare che per mia sorella molte cose non siano state "semplici", perchè cresciuta quando c'erano meno soldi e con più sacrifici, poi nell'ombra della sorella dotata di memoria molto superiore e che studiava con la metà della fatica. Economicament, io ho cercato di sanare questa cosa come ho potuto rendendomi indipendente a 24 anni mentre lei non lo è ancora praticamente. E posso anche capire che le pesi che quando ci sono delle rogne famigliari, lei ci sia e io sia chissà dove. Ma non si può vedere solo il bello della mia scelta, come fa lei. E' questo che le contesto soprattutto. Sì, è vero, quando c'è da andare in pronto soccorso c'è lei e io no...ma al tempo stesso nessuno mi compra la macchina, mi costruisce la casa, mi paga per i miei servizi, mi accudisce i figli, mi stira i panni e mi fa trovare la cena pronta spesso e volentieri. Vivere all'estero non è essere in vacanza lontano dalle preoccupazioni famigliari come crede lei! Detto questo, grazie ancora delle tue parole. E spero che comunque prima o poi anche io e lei sapremo arrivare capirci e confortarci a vicenda.

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    2. Credo che questo sia il punto, ognuno ha qualcosa da recriminare, ognuno puó dire che la sua vita é più pesante di quella altrui, finchè però si ragiona così non ci si avvicina di certo. Forse bisognerebbe cercare di capire la difficoltá dell'altro e non pensare solo alle proprie ragioni. Certo bisogna essere in due e magari non guasterebbe essere anche entrambi ragionevolmente soddisfatti delle proprie scelte
      Silvia

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    3. La tua ultima frase centra secondo me perfettamente il punto della situazione. Credo che mia sorella non sia per niente soddisfatta di come è andata la sua vita e vede nella mia tutto quello che la sua poteva essere e non è stata. Io almeno sono felice di quello che ho fatto, nonostante le rinunce e gli aspetti negativi che ogni scelta comunque determina.

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  7. Quindi tu hai avuto il cancro e ti sei laureata in tempo?!
    Ma sei una grande, ma poveretta tua sorella che non capisce, davvero un po' sfigata, scusa eh....
    Quindi io sta cosa del dare un fratello/sorella alla Picca perche' e' una risorsa inestimabile nella vita ehmmmm posso anche accantonarla come scusa, nevvero?!

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    1. Ma no dai, in linea generale è una risorsa inestimabile nella vita e se mai avrò figli, vorrei che fossero più di uno, quindi comunque non sono rimasta così traumatizzata dalla sorellitudine! :-)
      Sì, ho avuto un tumore il primo anno di università...ma proprio perchè ero cos' giovane l'ho vissuto così da incosciente che ho contrattato con il chirurgo il giorno dell'operazione, rimandandolo di una settimana perchè dovevo fare l'esame di matematica!! :-D

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  8. Mi spiace tanto. Purtroppo non esistono le famiglie perfette e, secondo me, quelle che lo sembrano sono di plastica. :/

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    1. Sì è vero, immagino che in ognuna ci sia qualche aspetto negativo...

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