martedì 23 aprile 2013

Fantasmi

Il papà di una mia collega italiana ha avuto un ictus, le hanno telefonato all'alba di stamattina dicendole che era molto grave e che lo stavano operando in quel momento, Adesso lei e il compagno sono in volo per l'Italia e arriveranno quando là saranno le due di domani pomeriggio. Speriamo davvero che vada tutto bene e che finisca tutto solo con un grande spavento.
Tutte le paura che tenevo compresse in un angolo della mia mente sono esplose lasciandomi senza fiato e non riesco a riprendermi in maniera sufficiente da poter concludere qualcosa qui al lavoro. Ho solo un gran turbinìo di pensieri in testa, una sensazione di catastrofe imminente e una gran voglia di piangere.
Credo che tutti noi expat abbiamo il terrore di ricevere una telefonata di questo tipo e dover affrontare l'angoscia di non poter essere vicino a chi amiamo prima di almeno 12 ore. E' uno dei prezzi da pagare in cambio della realizzazione professionale e della tranquillità economica. E' una paura che dobbiamo per forza tenere controllata per non impazzire e per poter vivere la quotidianità con una parvenza di serenità. Basta però un evento di questo tipo per scoperchiare tutta la pentola.
Ho chiamato subito i miei, avevo bisogno di sapere che stavano tutti bene.
E adesso cercherò di ricostruire la barriera pezzo per pezzo.
Ma che fatica...

23 commenti:

  1. Capita spesso di pensarlo anche a me.. quando chiudo la telefonata Skype non sono mai serena e mi preoccupo troppo per quel raffreddore che impiega più del dovuto a passare o quella seconda visita di controllo.. morirei nel ricevere una telefonata del genere.. i sensi di colpa per non esserci stata mi schiaccerebbero.. ma non è un giusto atteggiamento.. con i ma e i se saremmo tutti più bravi mi dico sempre e cerco di vivere giorno per giorno incrociando le dita nella speranza che aldilà dell'oceano vada tutto bene..
    Credo che chi ha scelto di expat nonostante abbia messo in conto di perdersi il bello e il brutto di casa non può fare a meno di starci male e soffrirne.
    Incrocio le dita anche per la tua collega.. le auguro di trovare all'arrivo il sorriso del suo babbo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, sono assolutamente d'accordo, non possiamo fare altro che convivere in qualche modo con questa paura e sperare che vada tutto bene...anche perchè non si può certo vivere nel terrore che capiti qualcosa, non è vita!

      Elimina
  2. ...brutti momenti e brutti pensieri, e l'invidia bonaria che proviamo noi navi ancorate al porto italico verso voi expact, si annulla e quasi ci fa vergognare, quando sul piatto della bilancia vengono messi sentimenti e situazioni per noi "normali" (concedetemi il termine) ma per voi doppiamente spiazzanti quando di mezzo ci si mette un Oceano.
    Vi sono vicina e non mollate. Mai.
    M.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma no, non c'è da vergognarsi, è ovvio che per chi è rimasto in un paese con così tante difficoltà, la vita da expat sembra avere solo aspetti positivi. D'altra parte la nostra è una scelta, che ha ovviamente anche degli effetti collaterali che abbiamo valutato prima di partire.

      Elimina
  3. Mi spiace per la tua collega, per te e per tutti coloro che provano questo sentimento di impotenza di fronte alla lontananza.
    12 ore possono essere poche, ma possono essere infinite.
    Penso che lo stesso sentimento lo provino anche coloro che restano in patria, nei confronti di voi expat.
    Un abbraccio...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie delle parole e dell'abbraccio, so bene quanto anche chi mi aspetta a casa abbia paura per me e veda queste 12 ore come un tempo troppo grande nel caso succeda qualcosa. E' una scelta con tanti fattori positivi ma ovviamente qualche rischio.

      Elimina
  4. un abbraccio a te e alla tua collega, da una futura expat.
    E' una paura che ho prima di partire avendo sperimentato la vita all'estero (ero già expat, ma il fallimento della relazione sentimentale mi ha riportata in italia). Ricordo che a volte facevo sogni tremendi, forse dettati dall'ansia. In quei casi avrei voluto telefonare nel cuore della notte ai miei per sapere se era solo un sogno.
    Per mia fortuna, erano sempre solo incubi. Ma quella sensazione, lo stomaco che si riduce ad un punto e il senso di impotenza, li conosco bene.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io faccio a volte sogni terribili e mi sveglio con l'angoscia che sia tutto vero, forse ha anche un po' a che fare con i sensi di colpa per aver "pensato a se stessi" abbandondando la famiglia che potrebbe aver bisogno. Bisogna cercare di vivere ogni giorno sperando nel meglio, è l'unica alternativa! Grazie.

      Elimina
    2. d'altra parte, se restare in italia significa gravare sui propri genitori e usare i loro risparmi, oppure "sopravvivere"...beh meglio andare. E' quello che dico a te, e pure a me stessa, per darmi coraggio. purtroppo gli imprevisti accadono, le cose brutte accadono, ma non possiamo pensarci, nemmeno se vivessimo nella stessa casa potremmo evitarle. Dobbiamo impegnarci x stare bene :) e in questo modo infondere fiducia anche a loro. Possiamo farcela! Ri-abbraccio!

      Elimina
    3. Sono assolutamente d'accordo con te e infatti ho fatto questa scelta soppesando ovviamente i pro e i contro...e il fatto che sia qui dimostra che i pro erano in maggioranza! Quello che penso sempre è che magari poi va tutto bene e i miei vivranno altri 30 anni senza malanni...e io li avrò passati nell'angoscia per nulla!! Quindi tanto vale cercare di stare bene e prendere quello che viene (me lo ripeto come un mantra)!

      Elimina
  5. Oh cavoli, spero che vada tutto bene!
    Che ansia.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, speriamo si risolva tutto! Io ormai faccio ansia come secondo nome!!!

      Elimina
  6. Sai cosa mi colpisce, Baby? Che piu' ti seguo, piu' mi sembra di rileggere i miei post di esattamente un anno fa. Pare che evidentemente dobbiamo passare tutti per le stesse tappe nello stesso tempo. Pazzesco. Come non capirti. Un abbraccio grande a te, e alla tua amica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, forse abbiamo anche una sensibilità molto simile, ma ci sono evidentemente una serie di tappe quasi "obbligate" che si attraversano in seguito ad un trasferimento come il nostro, qualunque sia la storia pregressa e le motivazioni. Però per me è rassicurante sapere che tra un anno avrò raggiunto un simile equilibrio, mi da' speranza!

      Elimina
    2. Ehm devi fare un figlio allora :D

      Elimina
    3. Non è detto che non ci stia pensando ;-)

      Elimina
  7. A chi lo dici, e oltretutto mia mamma è sola. Uno dei vari motivi per cui faccio la pendolare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io benedico il fatto che almeno mia sorella viva a pochi km dai miei e possa correre da loro in caso di necessità...se fossi figlia unica penso che farei ancora più fatica!

      Elimina
  8. Condivido in pieno tutto quanto, a me a volte sembra proprio di non vivere per questo continuo pensare a cose che potrebbero accadere e alla fine non serve a nulla, serve solo a star male senza un motivo. Bisogna sperare che non accada nulla e se accade reagire razionalmente, per chi come me sta anche sulla costa ovest è ancora peggio...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io cerco di ricordarmi (ma ovviamente non sempre riesco)che comunque al dolore non ci si prepara mai e non è che pensandoci tutto il giorno e immaginando chissà quali terribili scenari, poi se accadono davvero sei più preparato. Insomma, il dolore preventivo non diminuisce quello reale ecco. Proviamoci dai!

      Elimina
  9. è vero, la paura è proprio quella. ti chiamano per dire che un parente non sta bene e tu ti senti improvvisamente sulle spalle tutta l'idiozia della tua vita altrove. capisci l'inutilità di ogni cosa di fronte all'importanza delle relazioni umane. ti fai tranquillizzare da chi ti dice che stanno tutti bene, ma la parte di te non ipocrita (che sta sopita dalla superficialità, ma c'è) ti dice che non è tutto così roseo come te lo dipingono e che la verità non la saprai finché non sarà troppo tardi.
    poi continui a fare come sempre: la spesa, il lavoro, il giornale. come una scema. è tutto sbagliato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. IO ho spesso l'impressione che da casa minimizzino o mi nascondano un po' la verità per non farmi preoccupare, almeno fino a quando non possono più mentire. D'altra parte non credo che la soluzione sia stare a pochi minuti da casa, non sarebbe comunque vita. Ma è durissima.

      Elimina