martedì 16 aprile 2013

Paura

Ieri sera volevo scrivere un post su quello che era successo a Boston, ma dopo aver scritto e cancellato un po' di volte ho pensato di lasciar perdere e rimandare di qualche ora, per essere più lucida e tranquilla. Ma non è che sia cambiato molto nel mio stato d'animo. 
Com'è ovvio questa vicenda mi ha colpito moltissimo e credo sia lo stesso per la maggior parte della gente che mi circonda, anche se tanti si nascondono dietro la maschera di quelli che ormai sono abituati a questi fatti di cronaca e non sanno più cosa sia il terrore. 
Prendo spunto da Silvia, che ha scritto un post breve ma molto incisivo sul cordoglio selettivo e su come siamo rimasti tutti estremamente turbati dalla morte del bambino bostoniano, mentre spesso assistiamo quasi indiferrenti al quotidiano massacro di bambini e adulti in Siria, Pakistan, Afghanistan. E non ho la faccia tosta di negare categoricamente, di dire "non è vero, io non faccio così". E ad ulteriore danno della mia immagine aggiungo che la verità è che il sentimento dominante che mi ha scatenato il fatto di Boston non è la pietà per il bambino e per le altre vittime...anche quello, ci mancherebbe, non sono così cinica e insensibile...ma più di tutto, ha scatenato in me un'enorme e incoercibile PAURA, per me e per le persone che amo. 
Vorrei essere più altruista e meno concentrata su me stessa, ma questo è quello che sento nel profondo. Provo un generico dispiacere per i fatti di cronaca più dolorosi, ma mi rendo conto che quelli che mi segnano più profondamente sono quelli che mi toccano da vicino, quelli che potrebbero riguardarmi, che mi fanno dire "potrebbe succedere anche a me o a qualcuno a cui tengo". Perchè in questi casi oltre al comune cordoglio subentra la paura, la sensazione di precarietà, il non sentirsi più al sicuro in nessun luogo. Anche qui a Columbus, l'obiettivo meno strategico degli USA a meno che non si voglia colpire campi coltivati e pecore, serpeggiano il dubbio e sono tutti in allerta. Ci si guarda attorno con sospetto chiedendosi se il vicino di casa possa essere un pericoloso terrorista. La polizia è aumentata in tutto il campus e gira per le strade con i giubbotti antiproiettile. Oggi un ragazzino che ha incautamente lasciato incustodito nella biblioteca il suo zaino pieno di libri ha scatenato la squadra anti bombe e due strade sono state chiuse al traffico per ore finchè  il suddetto zaino non è stato fatto brillare dagli artificieri. La tentazione è quella di starsene chiusi in casa, come animali nelle proprie tane. Io stessa ieri avrei annullato il week end programmato a New York, il sabato a Chicago e anche il volo aereo per l'Italia. E lo so che è proprio tutto questo che va evitato, che lo scopo di azioni di questo tipo è anche creare il panico, paralizzare l'economia, congelare gli spostamenti, alimentare il sospetto e la paura reciproci. 
Ma per me è molto difficile uscire da questo pantano, non ho le armi giuste per gestire questa paura e fronteggiarla nel modo più giusto. Perchè sono paure con le quali non ho mai avuto a che fare e che nessuno mi ha mai insegnato a superare. Da dove vengo io non rischi che esploda una bomba all'arrivo di una maratona, che ti sparino su un autobus o che un proiettile vagante ti raggiunga per caso. Avevo imparato che se chiudi bene la porta blindata, non giri carica di gioielli come una matrona romana e non te ne vai di notte da sola nei vicoli, bene o male potevi essere ragionevolmente al sicuro dal pericolo. Adesso invece mi sento come se niente potesse davvero farmi sentire sicura, perchè il rischio è nel supermercato dove fai la spesa, sul bus che prendi per andare al lavoro, nella biblioteca dove vai a studiare.     

12 commenti:

  1. purtroppo è così anche per me.. quando le cose ti toccano proprio da vicino te ne rendi conto, perchè tu stessa puoi toccare con mano la paura, il panico..
    e proprio in quei momenti capisci quanto purtroppo ti senti distante dai fatti di cronaca o dalle sciagure che succedono tutti i giorni..
    Mi è successo con l'alluvione 2011 a Genova..

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    1. Sì, credo che sia nella nostra natura umana sentirsi maggiormente toccati da eventi che potrebbero succedere anche a noi...e più distanti da quelli che ci sembrano troppo lontani dalle nostre vite

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  2. Pur vivendo dall'altra parte dell'oceano quando questi fatti succedono a paesi occidentali ne rimango colpita, meno se succedono in altri luoghi, dove, purtroppo, siamo abituati a sentir parlare di massacri, di bombe, di morti. Si resta quasi indifferenti, è vero, è triste tutto ciò.

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    1. E' verissimo, è triste e rendendomene conto un po' mi sono vergognata. E ancora peggio è il fatto di essersi "abituati" a certi tipi di notizie, che quasi non scuotono più.

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  3. Davvero molto interessante conoscere il punto di vista di chi vive più vicino di me alla realtà in cui si verificano questi fatti. Coraggio!

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    1. Grazie! Alla fine credo che come sempre ci sarà qualche settimana di paura e controlli raddoppiati...e poi si tornerà piano piano alla normalità...spero!

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  4. La tua rezione mi sembra piu' che normale, ci sarebbe da preoccuparsi se non provassi paura. L'importante e' che la paura non prenda il sopravvento, come aveva detto saggiamente FDR "The only thing we have to fear is fear itself."
    Mi piace la tua onesta'.

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    1. Sì, infatti mi sto impegnando per questo, per mantenere la paura entro i confini della razionalità e impedire che mi faccia chiudere in casa e cancellare programmi.
      Grazie...ma non so se la mia onestà sia esattamente un pregio, non ho mai saputo vendermi bene! :-)

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  5. Mi sembra molto umano che impressioni molto di più un pericolo che ci può coinvolgere direttamente. E noi italiani, soprattutto quelli di provincia, non siamo abituati a questo tipo di pericolo. Forse piano piano anche noi ci si abitua, ma credo che non sia facile, anche se è vero che gli impegni della vita ci costringono ad andare avanti e, in un certo senso, ci distraggono ed aiutano a dimenticare...fino al prossimo caso...
    Grazie per la tua sincerità, veramente apprezzabile.
    Mila

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    1. Alla fine, e anche questo è cinico ma umanissimo, la vita riprende il sopravvento e si ricomincia come prima, solo con un senso di precarietà difficile da scrollarsi di dosso.

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  6. Molto bella e lucida la tua analisi dei tuoi sentimenti. Grazie della tua onestà, perché ci hai parlato di una reazione universale che alla fine abbiamo tutti di fronte a chi scatena il terrore.

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    1. Grazie, l'ho scritto più come sfogo personale, sentendomi anche un po' una cinica egoista...ed è confortante sapere che è comunque una reazione naturale e condivisa.

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