martedì 20 agosto 2013

Fuori dal tunnel (spero)

No, non il tunnel della paranoia....da quello non sono mai riuscita ad uscire...
Finalmente, dopo più di un mese dal ritorno al di qua dell'oceano, mi pare di aver ritrovato quella specie di equilibrio, precario e risicato ma pur sempre equilibrio, che avevo prima della vacanza in Italia.
Sono abbastanza serena.
Non mi capita più spesso di andare a letto con l'inquietudine e alzarmi con l'angoscia.
Ho ricominciato a trovare interesse nel mio lavoro e ho ripreso in mano i miei hobby.
Ho fatto pace con la voce nel mio cervello e con il Tecnico...no, non abbiamo smesso di litigare perchè quando succederà, vorrà dire che il nostro rapporto è finito...ma almeno ho smesso di attaccare briga tutti i giorni per il desiderio incoscio di fargli pagare la grande colpa di avermi portato qui e non soffrirne quanto me.
Mi sento come se fossi uscita da una mini depressione e non so neppure io come c'ero entrata e come ne sono uscita.
Semplicemente la vita e la sua routine hanno ripreso il sopravvento, i ricordi si sono sbiaditi e sentirsi via skype o mail è ritornata ad essere la norma.
Insomma, mi chiedo sempre meno "ma cosa ci faccio qui?"...qui è a rischio tutto il blog! :-D
Un po' paradossalmente mi ha aiutato il ritorno di L, una delle persone a cui sono più legata qui, che è rientrata dopo un mese a casa e che è ridotta come me alla prima settimana...una chiavica! E nel tentativo di tirarla su di morale facendole vedere i vantaggi della vita a Cbus e ribadendole le motivazioni della nostra scelta, mi pare di averli riaffermati anche dentro di me.
Le ho detto che se la sua vita in Italia fosse stata così idilliaca e soddisfacente, non avrebbe preso la decisione di venire qui (con marito che ha lasciato un lavoro fisso e 3 figli...ecccerto, per essermici trovata così bene subito deve per forza essere matta come un cavallo!!).
E lo stesso vale per me.
Devo smetterla di raccontarmi la favoletta del mio capo italiano che mi ha costretto a venire qui nel 2011, innescando tutto il resto della vicenda.
Non mi ha mica puntato una pistola alla tempia. Non sono mica stata precettata dal governo italiano nè minacciata con teste di cavallo nel letto.
Conosco altre persone che hanno detto NO e che sono ancora al solito posto.
Semplicemente ho lasciato che qualcun altro prendesse per me la decisione che non ero in grado di prendere da sola. L'ho usato come paravento per non ammettere la mia ambizione, la voglia di fare qualcosa di più grande e di realizzarmi professionalmente. La voglia di pensare per una volta a me stessa ed essere egoista, finalmente!
E lo stesso ho fatto con il Tecnico, ho lasciato che si prendesse la colpa di questa decisione per poterne uscire pulita anche nei confronti di chi stavo "abbandonando" a casa. E per poter avere qualcuno da accusare e con cui sfogarmi invece di prendermi le mie responsabilità.
Sono cose difficili da ammettere, ma le metto nero su bianco, così la prossima volta che mi lamento e incolpo il destino potete farmele rileggere!
Più che altro...speriamo che il tunnel sia davvero finito... :-D


“C'è sempre una luce in fondo al tunnel. Speriamo non sia un treno.” —Woody Allen.

34 commenti:

  1. Ciao :-) anche io non ho saputo dire di no sul lavoro. Ho così fatto lunghe permanenze in brasile e michigan, lontano dai miei interessi e affetti. Chi ha detto no mi pare proprio che abbia avuto anche migliori opportunità.
    Non avevo una famiglia con me, mi immaginavo in quegli anni che mi sarei sentito diversamente.

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    1. Penso che ogni situazione sia ovviamente diversa e quello che vale per me può non essere altrettanto valido per altri. Di sicuro poter condividere questa esperienza con mio marito è stata ed è una grande fortuna, perchè mi ha permesso di seguire il mio sogno sogno senza dover fare rinunce sentimentali.

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  2. Che analisi lucida che hai fatto, senbra una di quelle cose che uno sotto sotto sa ma non ha mai il coraggio di ammettere. Hai avuto un'opportunità e l'hai saputa cogliere. E avere il tecnico con te ti ha dato la forza. Io un po' mi pento di non essere partita.

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    1. Sì, è stato uno di quei rari momenti di lucidità che non so se si ripresenterà mai più...ed uscire dal paravento non è stato facile, perchè era un paravento molto molto comodo...povero Tecnico! Io sono pentita di non essere partita prima, ma forse solo nel 2011 avevo la forza necessaria per farlo, boh!

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  3. E' dura vivere lontano dai propri cari, lontano dal proprio paese e dalle proprie abitudini. Cercare le cause della situazione di vita presente potrebbe solo servire ad evitare di commettere gli stessi errori in futuro.
    E' la mia opinione personale che per un anno ho lavorato in trasferta (ma sempre in Italia) e alla fine mi sono licenziato.

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    1. Credo che lavorare lontano non sia per tutti, non nel senso che ci riesce sia migliore di chi non ce la fa, è semplicemente questione di come si è fatti. Ci sono persone che ci riescono molto meglio di me (come il Tecnico) e chi non riesce neppure a partire.

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  4. Complimenti per l'analisi, davvero razionale. TI sarà utile tornare a rilegerla nei momenti di crisi. TI capisco come sempre al 100%. Anche io mi racconto spesso la favoletta che io non ci volevo venire qui, ma che tutti mi spingevano e io mi sono sentita obbligata. La verità è che IO ho fatto il colloquio, IO ho firmato e IO ho messo piede nell'aereo. Grazie per averlo ricordato anche a me. Coraggio! E mi raccomando...anche se ti auguro di amare un giorno Cbus come il tuo piatto italiano preferito, non mollare il blog pleeeeeaaase!

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    1. Sì, l'ho scritta proprio per averla sottomano quando cadrò in un'altra ennesima crisi! :-D
      Le pressioni magari ci sono state, ma la scelta finale l'abbiamo fatta noi e l'abbiamo portata avanti, quindi evidentemente era quello che volevamo...non possiamo più dare la colpa altrove!! :-)
      Scherzavo, il blog non lo abbandono di certo, è stata una delle cose migliori che abbia fatto!!!!

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  5. La tua analisi, indubbiamente, come hanno scritto altri prima di me, è lucida e precisa.
    Se ti può consolare, io vado a letto tutte le sere con l'inquietudine e i miei risvegli sono angosciosi, forse per una lieve depressione, ma molto probabilmente per la certezza di non avere più molte chance e molte soddisfazioni, perchè in passato mi sono sembrate giuste preferire la famiglia, la terra di appartenenza, gli amici, il lavoro apparentemente sicuro, proprio quelle cose che tu rimpiangi. Ed ho sbagliato nell'illudermi che fossero le scelte migliori.
    Angoscia dovuta anche a molti altri fattori che vivo quotidianamente, e che non fanno altro che aumentare le preoccupazioni e i dubbi per un futuro che si prospetta incerto e nebuloso.
    Tutte le certezze che riponevo nelle suddette cose, hanno lasciato il posto ad un male interiore che non riesco a curare.
    La tua scelta, inconsciamente, ti ha portata ad un livello che solo altrove, e a fronte di grandi privazioni, potevi raggiungere.
    Non abbatterti, non deprimerti, non avere paure che non hanno motivo di esserci, ti stai costruendo una nuova vita piena si di grandi rinunce, ma anche di grandi soddisfazioni, se non nell'immediato in un prossimo futuro certamente. Sei proprio sicura che rimanendo avresti ottenuto la stessa cosa? Avresti avuto altri generi di "scazzi", legati magari alla famiglia, agli amici, al luogo.....e avresti rimpianto una lontananza che non avresti potuto più avere.
    Sono un pochino più grande di te, e molte cose ormai le ho accantonate, forse proprio per questo, ancora una volta ti dico di non pentirti mai di quello che hai scelto. Tutto passa, spesso anche il dolore si attenua, e rimani solo tu, con la tua vita, il tuo lavoro, i tuoi successi, le tue piccole soddisfazioni.... da vivere assieme al Tecnico.
    Guarda che non è una roba da poco!
    Con affetto.
    M.A.

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    1. Grazie delle tue parole. A volte si fanno certe scelte che sul momento sembrano le più giuste e poi invece si rivelano quelle errate...ma purtroppo lo si capisce talvolta solo troppo tardi. Al contrario di te ci sono tante persone che invece hanno scelto di lasciare tutto magari per la carriera e poi se ne sono pentite. Non si può mai sapere.
      Ti auguro con tutto il cuore che la vita ti riservi ancora tanta gioia e tante soddisfazioni invece! Un abbraccio

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  6. Spesso aiutando un'altra persona aiutiamo anche noi stessi! Sono contenta di leggerti più serena.
    Un abbraccio

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    1. E' vero, nel tentare di consolarla ho tirato fuori delle cose che erano sepolte da qualche parte nella mia mente e che avevano solo bisogno di essere tirate fuori....e accettate.

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  7. Lucidissima analisi, complimenti, difficile da fare e da accettare ma verissima.
    Ogni scelta comporta prendere qualcosa e lasciare qualcosa d'altro. Anche restando dove eri avresti rinunciato a qualcosa e, se in quella situazione ti è sembrato meglio partire, c'erano sicuramente validi motivi.
    Mi sembra molto significativo il commento di MaryA.
    Accettare l'analisi che hai fatto penso ti aiuterà a vivere meglio la situazione e te lo auguro.
    Mila

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    1. Sì, esatto, dirla è stata solo la prima parte...quella più dura sarà accettarla e farla mia e non dimenticarmene al primo litigio con il Tecnico, e finire con l'accusarlo di nuovo di avermi tolto dalla mia terra! :-)

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  8. Tutto quello che hai scritto e' il motivo per cui hai tutta la mia stima. Altro che grande bluff. Ti abbraccio bella mia, e ora gia' sai. Nnamo cicci :)

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    1. La stima delle persone che stimo è sempre una cosa molto molto gardita! :-) Vedi, sono riuscita a bluffare anche con la psicologa e a farle ceedere di essere diventata una personina matura...ihihihihih...povero John Wayne Rocco, che vita che lo aspetta!

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  9. bellissimo post...e molto coraggioso :-)
    un abbraccio (vale anche se sono tornata e ho scelto di rimanere, vero?)

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    1. Certo che vale...anche di più!! Non tutti facciamo le stesse scelte, per fortuna!! Un abbraccio oltreoceanico!

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  10. ci sono tante tante cose che ho vissuto e a volte sento ancora. mi piacerebbe scambiare questi vissuti. ti va di lasciarmi la tua e-mail? la mia è amodomiomaggie@gmail.com

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    1. Ma certo, mi farebbe molto piacere! Se clicchi sulla casellina di posta del blog, a destra, mi dovresti mandare direttamente un mail...comunque puoi scrivermi a machecifaccio@gmail.com

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  11. eh, questa sensazione di quando si torna la conosco anche io. ci vuole un po', ma poi la routine si riaggiusta e si ricomincia.
    alla fine, pure se è strano ammetterlo, anche quella è casa tua.
    daje.

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    1. Sì, diciamo che in un mese sono tornata più o meno normale! A dire il vero c'è anche da dire che questa è l'unica casa fisica che possiedo, anche se solo in affitto!

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  12. Hai fatto una scelta coraggiosa, e siccome sei una persona sensibile e intelligente continui a rifletterci sopra e a farti domande. Ma in fondo lo sai che si è trattato della decisione migliore che potessi prendere.

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    1. O forse più che sensibile e intelligente, un po' pallosa? :-D
      Lo so che è stata la scelta giusta, anche se dura!

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  13. Ecco qs post lo leggero settimana prox. Dopo due mesi torno in Kuwait e so già che avrò un pò di calo. E io ho fatto la scelta di mollare tutto proprio per seguire marito. Anche se so che era la cosa più giusta.

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    1. Sì, il ritorno è sempre un po' drammatico immagino, perchè si fanno i conti con quello che si sta lasciando in Italia. Poi con il tempo si rientra nella routine e tutto ritorna alla normalità...e se lo dico io che due settimane fa stavo una chiavica!! :-)

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  14. ti ammiro tanto per questa analisi lucidissima e sincera. Davvero. Tocca anche a me chiarire ed ammettere certe cose.
    Per il resto ti capisco tanto e un po' invidio. Io ho passato la fase difficile (http://squabus.blogspot.fr/2013/01/depressione-bianca.html) ma ancora non ne sono uscita del tutto.

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    1. Ho letto il tuo post di gennaio e mi sono rivista esattanente un mese fa, con la sola differenza di essere senza marmocchio che ti fa ridere ma con un lavoro che almeno mi impegnava la giornata. E' come dici tu, non è depressione vera (o nera) perchè cmq fai, agisci, maentieni una vita normale ad occhi esterni...è dentro che la noia e l'apatia erodono. La cosa che ho capito, e che spero di continuare a ricordarmi, è che questa è una di quelle situazioni in cui solo noi stessi abbiamo in mano tutte le carte per ripartire alla grande. Ci sto provando almeno! :-)

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    2. verissimo! la cosa difficile poi è perseverare. Prima o poi la ruota gira, bisogna aver pazienza.
      Comunque per farti un piccolo flash forward da quando ho iniziato a lavorare (aprile) va molto meglio. SOlo mi sarei aspettata che il marmocchio aiutasse la socializzazione, invece mica tanto, la colpa è dell'urbanistica. Secondo me lo stile di vita qui è nemico delle famiglie. HO ancora parecchia nostalgia d'Olanda e della vita lieve di làssù.
      Vabbè scusa mi sono un po' allargata a divagare.
      Ti faccio gli in bocca al lupo per questo ri-inizio e li faccio anche a me che domani torno al lavoro, con una voglia....!!

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  15. I bilanci si fanno con il tempo.
    Datti tempo: poi, voi donne, siete geneticamente predisposte all'attesa.

    Questi sono conti che si fanno con gli anni.

    Non so, prova a pensare (ma risponditi fra qualche ora, fra qualche giorno...): se tu vivessi in Italia, FATTI I CONTI, la tua vita come sarebbe? Tu saresti contenta, realizzata?


    d.

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    1. Ah sì, io sono una che fa sempre bilanci precoci, tipo dopo una settimana dall'espatrio...diciamo che sono molto "uomo" nella mia predisposizione all'attesa e la tollero poco! Ci penserò cmq...

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  16. ciao! finalmente ricambio la visita...e scopro che abbiamo un bel po' di cose in comune :) fantastica la citazione finale, a presto!!

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    1. Ciao e benvenuta qui!!! La citazione finale è una delle mie preferite, la uso spesso :-)

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    2. cavolo...sai che ho controllato per capire bene il contesto...mi sa che proprio che non e' sua :(

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