domenica 15 settembre 2013

La lente distorcente del panico (attenzione: post noioso, introspettivo e malinconico)

Sono giorni che cerco il coraggio di scrivere nero su bianco quello che sto provando e trasformarlo in un post. Una parte di me non vorrebbe farlo e lasciarvi con l'illusione che la mia vera essenza sia quella di questo post , ma non è così e per coerenza vi devo aprire uno spiraglio anche sull'altra me, quella degli inferni di cristallo
A soli due mesi dalla volta precendente, sono ripiombata nel panico più nero. E come l'altra volta, è avvenuto in un momento di relativa tranquillità e serenità...avevo appena scritto che stava ricominciando ad andare bene, no? 
Ecco, no. 
Evidentemente, mentre io mi bullavo pubblicamente con voi del mio nuovo equilibrio, la mia mente stava lavorando a qualcosa di grosso ed è andata in cortocirtuito senza preavvviso...qualcosa di così grosso che ancora non mi è del tutto chiaro. 
In questi giorni in cui l'angoscia, il nodo alla gola e i pensieri funesti non sanno abbandonarmi, sto dedicando un sacco di tempo a studiarmi, interrogarmi, smontarmi come un Lego per capire cosa ci sia che mi preoccupa al punto da ridurmi così. 
Ci sono un bel po' di imput in ballo, che vi racconto un po' random come mi arrivano alla mente. 
Mio marito sta lavorando moltissimo e casa non c'è mai, mi pesa molto la solitudine. 
Anch'io sto lavorando come una dannata e arrivo alla sera con la sensazione di aver corso la maratona di new york. 
Continuo a rimandare il progetto di un figlio perchè ho paura di non essere in grado di occuparmene e al tempo stesso mi sento in colpa perchè nego questa cosa a mio marito e anche a me stessa, solo per paura. 
Stiamo cercando una casetta che ci piaccia di più e acquistando alcune cose come auto, materasso nuovo, mobili...e sento che la permanenza qui sta diventando sempre meno precaria. 
Io da sempre ho il terrore delle cose definitive e ho affrontato molte paure con il pensiero "beh, se non funziona torno indietro"...qui tornare indietro in due e due quattro diventa sempre più impensabile!
Che la vera ragione sia una di quelle elencate o nessuna, non cambia il modo terribile in cui mi sento...che non può essere spiegato a qualcuno che non l'abbia mai vissuto. Non si tratta di avere preoccupazioni o non dormire qualche notte, si tratta di vivere con una perenne sensazione di tragedia imminente, come quando sei al cinema e la vittima sta andando a occhi chiusi verso il luogo dove è nascosto l'assassino. Ecco, io vivo quotidianamente quella sensazione lì, da una settimana almeno. 
La mia mente è tutta un loop di pensieri negativi che si autoalimentano e lasciano poco spazio al resto, per cui stare concentrati sul lavoro e partecipare attivamente alle conversazioni richiede uno sforzo tremendo. Questi pensieri negativi possono essere i più vari...sto lavorando male e mi licenzieanno, starò male e non sapranno capire cose dico e neppure curarmi, non torneremo mai più vicini a casa, mio padre non saprà configgere il cancro, mio marito si stancherà di stare con una pazza e lo perderò, sarei una madre terribile con queste crisi di panico, la mia vita sarà sempre costellata da questi crolli e non saprò mai gestire l'angoscia.
Il primo attacco di panico l'ho avuto nel 2002 e sono finita in PS perchè credevo di morire. Il mio vicino di casa, neurologo e psichiatra, mi aveva parlato 10 minuti e prescritto una cura farmacologica. Poi interrotta quando pensavo di essere guarita.
Sono stata bene fino al 2007, poi la situazione è precipitata drasticamente tanto che non riuscivo a stare ferma in casa, camminavo sulle mura per ore, facevo sport fino a sfinirmi. Mai più avuto un fisico così, ma a che prezzo! Mi decisi ad andare da una psicologa, che mi seguì per un anno e poi mi propose di prendere qualche farmaco per velocizzare la guarigione. La situazione migliorò, ritornai a posto, smisi i farmaci e alla fine anche la terapia.
Tutto bene fino alla partenza per l'America e nuovo crollo. Me la cavai con due colloqui e 3 mesi di farmaci. Era più di un anno fa.
E adesso sono ancora qui, allo stesso punto. Ci deve essere qualcosa di grosso ancora da sbloccare e mi armerò di pazienza e cercherò di farlo. Non voglio e non devo rassegnarmi!

46 commenti:

  1. No, certamente! Però forse potresti riprendere la terapia, visto che l'altra volta ti ha aiutata.

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    1. Lo so, e lo farò. Ma ogni volta non posso fare a meno di sentire una sensazione di fallimento per questo, il dover chiedere aiuto all'esterno perchè da sola non riesco a sbrigarmela.

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  2. Mi dispiace sentirti così. Dirti che capisco come stai è banale, però....
    tu a differenza di come capitava a me riesci a esternare questa cosa sul tuo blog dove ci sono parecchie persone che avranno piacere di prestarti orecchio, una mano, un pat pat, uno spunto. Ed è un bene!
    Lasciati andare alle onde positive che verranno, con un po' di leggerezza. Poi appena ti senti meglio, metti la leggerezza da parte e lavora sodo a fortificarti, ma anche a perdonarti, ad accettare i limiti.
    Ci sono donne che nascono mamme ed altre che li diventano, io -ma è solo un esempio- non lo nacqui... ma lo divento ogni giorno di più, un passo per volta. Ti potessi far vedere nel mio percorso come è meravigliosa e miracolosa questa cosa...

    Ti abbraccio proprio forte e aggiungo anche che è un privilegio e una fortuna lavorare nella ricerca, ma porta con sé certe difficoltà che potrebbero non esserti di aiuto in fasi come questa. Difenditi!
    Mi è venuto un put pourri, ma col cuore!
    <3

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    1. Grazie, di tutte le parole e del fortissimo abbraccio, che fa sempre bene al cuore. So di pretendere molto da me stessa, soprattutto pretendo di non avere mai dubbi e di non andare mai in crisi...e quando ci vado è una catastrofe di sensi di colpa e sensazioni di fallimento. Ci devo lavorare sopra, lo so.

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  3. E' tardi qui da me in Italia ma ho bisogno di scriverti qualcosa.
    Di ragioni per forti tensioni ne hai e grosse e realistiche, non gonfiate da te. Un punto importante, secondo me, è imparare ad accettare le proprie debolezze, le proprie fragilità; tutti le hanno e noi le abbiamo come come tutti e tu ora sei fragile perché ne hai ben motivo. Non sei una persona più debole degli altri, sei come tutti, anche se spesso le debolezze degli altri non le conosciamo perché non ce le fanno vedere.
    Un punto fondamentale che non va mi pare stia proprio nelle tue parole di risposta a Silvia e a Squa. Perché sentirsi falliti per il fatto di aver bisogno degli altri, di non riuscire a fare da soli? Nessuno esiste al mondo che non abbia bisogno degli altri, l'essere umano si struttura sulle relazioni. Bisogna imparare a chiedere aiuto e a farlo senza vergognarsi, anche senza avere paura di un rifiuto da parte degli altri che spesso sono più disponibili di quel che si creda. Chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.
    Accettare di cedere, accettare di lasciarsi andare, accettare di chiedere aiuto, sgonfiare il muro di forza, eretto a difesa e per attacco, dentro di noi.
    Tutti hanno debolezze e a tutti fa bene vedere che anche noi le abbiamo e ci ameranno di più per questo, non di meno...
    Credo che tu capisca che le mie sono parole che non vengono dallo studio di libri...
    Mila

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    1. Mila, grazie tantissimo di aver trovato la voglia di scrivermi anche se in Italia è così tardi. E grazie per esserti aperta con me, anche se solo tra le righe. Comincio a pensare davvero che lo sbaglio non sia lo stare male, ma colpevolizzarsi perchè si sta male. E io lo faccio, ogni volta. La mia psicologa in Italia, che ho contattato via mail alcuni giorni fa, mi ha scritto la stessa cosa. Che la devo smettere di voler sempre dimostrare agli altri e a me stessa che sono invincibile e non ho bisogno di nessuno. Come dici tu, abbiamo tutti bisogno di supporto, in vari modi. Anche mio marito mi ha detto "perchè hai aspettato di crollare prima di dirmi che stavi male, perchè non me lo hai detto alle prime avvisaglie?"....eh, perchp non volevo sembrare debole ovvio. Mi date sempre dei bellissimi spunti di riflessione. Grazie ancora, ti abbraccio

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  4. prima di tutto mi dispiace e ti capisco.
    Conosco la solitudine di cui parli e conosco anche il senso di "definitivo" di cui parli. E di certo non aiuta sapere che tuo padre ha il cancro.

    Chiedere aiuto a qualcuno potrebbe aiutarti? No?

    un abbraccio
    valescrive

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    1. Il senso di "definitivo" mi terrorizza da sempre...pensa che ho fatto i buchi nella schiena al Tecnico per sposarci...e quando me lo ha chiesto mi sono sentita atterrita dal "per sempre". Questo è sicuramente uno degli aspetti pià complessi anche della questione figli, cosa c'è di più definitivo di quello? Devo lavorarci, e devo chiedere aiuto, lo so. Grazie!!

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    2. Come ti capisco! Il per sempre terrorizza anche me ed è il motivo per cui non credo mi sposerò mai ^^'

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  5. quante volte ho ripetuto "aiutare"? trenta?
    :)
    valescrive

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    1. Volevi ribadire il concetto chiave!! :-)

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  6. Ma non e' fantastica Squa? :)
    Volevo dirti che la terapia e' un percorso, e che il benessere si acquista pezzettino dopo pezzettino. E' questo, il duro della terapia:andare avanti senza smettere di avere fiducia nonostante apparentemente non stia cambiando nulla. E quella della interpretazione risolutiva una volta per tutte e' una mistificazione. La terapia permette di conoscersi un po' di piu', ad accettare I propri limiti e le proprie fragilita'.
    E poi volevo dirti che la resistenza alla terapia e' normale :) e che sei stata coraggiosa a scrivere questo post. Ti abbraccio forte,
    eroLucy col cellulare oppositivo.

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    1. Sì, Squa è eccezionale e adesso che l'ho scoperta non la mollo più!! Io faccio sempre resistenza alla terapia all'inizio, poi mi passa. Ho passato intere sedute chiuse in un ostilissimo silenzio!! :-)
      Ecco, il fatto che l'interpretazione risolutiva sia un grande bluff un po' mi disturba...ihihihihi! Grazie Lucy, è giusto che il mondo sappia che la sera in cui stavo ridotta una pezza da piedi c'eri tu su whatsapp con me!!!

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  7. Mi accodo ai consigli degli altri, chiedere aiuto non è mai un fallimento anzi! Comunque comprendo e capisco i tuoi stati d'animo anche io da quando sono qui ho su e giù umorali. Se ti va puoi scrivermi in privato quando vuoi, non perché io posso fare qualcosa di concreto, ma per uno sfogo che può far sempre bene :)

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    1. Infatti spesso quando ti leggo mi ritrovo moltissimo, credo che il nostro modo di affrontare le cose sia molto simile...infatto oggi ho comprato il rescue remedy come dicevi tu! :-) Grazie per la disponibilità, se non ho scritto in privato è per la vergogna di cui sopra...solo al povera Lucy si è beccata la crisi in diretta perchè in quanto psicologa non gode dell'immunità!! :-)

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  8. Io non so cosa dirti, se non che avrei voglia di abbracciarti e scacciare via quel brutto mostro. ricordati a volte si prende altre si da . fatti aiutare che in tanti hanno pure bisogno di te.
    ti abbraccio stretta stretta

    Mimma

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    1. Grazie Mimma, mi prendo tutto l'abbraccio e lo uso come forza per farmi aiutare. Mi pare che il messaggio dei vostri post sia ormai chiarissimo...farsi aiutare senza vergogna e sensi di colpa! Un abbraccione

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  9. oh :-(
    conosco una persona che soffriva di attacchi di panico e poi ne e' uscita tramite terapia....
    non credo ci sia niente di male ad andare in terapia di nuovo... anzi, credo che il tuo ammettere "ho un problema" sia gia' un bel passo avanti verso la risoluzione!!
    non so dirti di piu', perche' sono cose che non ho vissuto direttamente, non vorrei dire banalita'...

    pero' posso assicurarti che la paura del "per sempre" non e' cosi anomala... ma ti consiglio anche di non aspettare troppo sul fronte figli, insomma "bene che va" avrai ben 9 mesi per prepararti :-D
    ogni tanto bisogna buttarsi un po'

    un forte abbraccio!!

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    1. Il condizionamente sul fatto che in terapia ci vadano solo i matti è molto duro a morire, benchè abbia diversi amici che vedono regolarmente uno psicologo e sono persone che non giudicherei mai pazze! Alla fine credo che di fare questa equazione terapia=psicotica solo con me stessa!
      Sui figli so che hai pienamente ragione, come sempre passo troppo tempo a riflettere sulle cose, osservarle da tutte le angolazioni e sviscerarle...invece che semplicemente farle!!

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Grazie per il tuo commento, soprattutto perchè so che fare outing in un luogo così pubblico è sempre una grande dimostrazione di coraggio. Sto meglio adesso, anche se la tentazione di mettermi sotto ad un microscopio e farmi a pezzettini per svescerare ogni mia paura e mancanza è sempre forte. Mi rassicura moltissimo sapere che si può passare attraverso episodi pesanti come quelli che hai/abbiamo vissuto e poi avere comunque una vita normale, come si capisce dalle mie parole è sempre la mia paura più grande.

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  10. La mia dott.ssa mi dice:
    Se fossi un'ammalata di cuore, sospenderesti le terapie perchè ti senti meglio??? No, giusto??? Ecco, allora considerati tale, curati e non fermarti, non sospendere, potresti stare peggio.
    Sono in cura dal 2005, ho sospeso la cura solo in gravidanza e durante l'allattamento...
    Sto bene, alti e bassi, come tutti, ma so che se smettessi starei molto molto peggio e io voglio star bene, per me, per i miei figli, per la mia famiglia, per avere una vita decente.

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    1. Come dicevo nel commento di Marica, non mi riesce (quando si tratta di me) di evitare l'equazione vado dalla psicologa=sono pazza, cosa che non penso di tutte le altre persone che conosco che sono in terapia. Sabato ho "discusso" con un'amica medico in Italia che mi ha sgridato perchè nel pieno della crisi non volevo neppure prendere un Tavor oro...eppure se ho la gastrite prendo un antiacido, se ho mal di testa prendo un analgesico, se ho la febbre un antipiretico...se ho il panico resisto senza prendere nulla, stoica, per dimostrare a me stessa che ho il controllo su tutto e non sono una debole. Così finisco per stare peggio, bella scema che sono!! Grazie della tua testimonianza, lo apprezzo moltissimo.

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  11. Ciao sono da poco capitata per caso da te e pian piano leggo e ti conosco, beh è proprio vero il detto "mal comune mezzo gaudio", i motivi possono essere diversi ma almeno sai che la vita non è di alti e bassi solo per te. Io sono moglie e mamma da quasi 4 anni e non sto bene, è difficile, difficilissimo ammetterlo e sto cercando il coraggio di chiedere aiuto ad un professionista. Sì perchè io voglio tornare ad essere serena voglio tornare a sorridere senza avere mille paure e farmi mille paranoie!!!!!!!!
    Passerò presto di nuovo da te!
    Sara

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    1. Ciao e benvenuta qui! Sì, non è che faccia piacere sapere che altri stanno male, ma di certo aiuta pensare di non essere anormali o strani...o quantomeno che ci sono altre persone come noi! :-) Come ho scritto, in passato mi sono fatta seguire da una psicologa, anche se è stata dura ammettere di non potercela fare da sola. E mi ha aiutato, tantissimo, permettendomi di fare cose che per la "me del 2007" sarebbero state impensabili (trasferirisi in America, prendere diversi aerei ogni anno, accettare una nuova sfida lavorativa, ecc.). Adesso ho di nuovo bisogno di aiuto, perchè la vita ti mette sempre davanti a nuove sfide e l'adattamento non è mai stato il mio forte. E chiederò aiuto ancora, anche se ci metto un po' ad accettarlo e faccio resistenza iniziale!

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  12. Oh Baby, mi dispiace che tu ti senta cosi...ma si, dai prova a riprendere la terapia, mi sembra un'ottma idea. E poi in inglese si dice counselling, che da un'idea piu' di consiglio e guida, anziche' di cura e dottori e psicoblabla. Forza e coraggio!

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    1. Effettivamente in inglese fa un un effetto un po' migliore e meno da oddiosonounapazzasenzasperanza!! Grazie dell'appoggio!!

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  13. ciao, prima di me ti hanno già detto tante cose giustissime e bellissime. Io, vivendo il mondo della ricerca (ed essendo in crisi lavorativa in questo periodo) posso dirti che di sicuro il lavoro che facciamo può provocare due reazioni: ti senti un dio oppure ti senti sempre "non all'altezza".
    E bisogna combattere queste sensazioni, entrambe sbagliatissime.
    Per il resto ti mando un abbraccio fortissimo.... conosco quella sensazione....i miei non erano attacchi di panico, ma ci andavano molto vicino. Quel senso di "definitivo" in effetti angoscia, ma so che si può imparare a conviverci.
    Cmq ti ammiro moltissimo perché hai avuto la forza di scrivere questo post... quasi quasi apro un blog per vedere se riesco a buttare fuori un po' di nodi che ho dentro.
    Un abbraccio

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    1. Grazie delle tue parole sare, so che il nostro lavoro mette molto a dura prova perchè sei sempre in bilico tra onnipotenza e fallimento...e difendersi è dura, soprattutto quando stai vivendo molti altri stress.
      L'ho già detto mille volte, ma ripeto che il blog è stata davvero una della cose migliori che abbia fatto per me stessa, l'appoggio che mi avete dato e mi state dando nei momenti duri è impagabile!

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  14. Anch'io apprezzo molto questo tuo post, non è da tutti ammettere le proprie debolezze, e anche se tu dici di faticare nel farlo, alla fine partendo da quest'ammissione secondo me hai già schiarito di tanto la strada buia! Con la sola consapevolezza però non sempre si riesce a risolvere le cose, è fondamentale ma non sufficiente. Io mi sento di dirti di non avere paura a chiedere aiuto, la debolezza è umana e a volte gli eventi della vita ci rendono più fragili. E non sempre si hanno le risorse dentro di sé per mettere insieme tutti i pezzi e ripartire.
    Spero di leggerti presto con una luce nuova. Per lo meno con un principio di luce nuova.
    Sarebbe una cosa meravigliosa.
    Un abbraccio e tieni duro.

    Elle

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    1. Grazie dell'augurio, spero anch'io che i prossimi post (magari non subito, ma col tempo) siano di nuovo positivi e propositivi.
      Sì, scrivere questo post è stato difficile, perchè uscire dal personaggio della donna invincibile mi pesa sempre davvero molto...ma saperlo fare è il primo passo per stase bene, lo so.

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  15. Ti hanno già detto tutto. Sei coraggiosa, hai riconosciuto che c'è un problema, e vuoi lavorare per risolverlo! Quanta gente c'è che si lamenta di continuo ma alla fine non muove un dito? E non dimenticare che cambiare lavoro e adattarsi ad una lingua e una cultura diversa non è da tutti, è normale essere più in difficoltà a volte! Prova a iniziare una terapia...sul lungo periodo pagherà. E se sei matta tu, allora siamo in 2 ;-)

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    1. Almeno ho scoperto di avere una lunga fila di compagni di follìa, di certo non posso lamentarmi di essere sola!! So bene che quello che sto (stiamo) vivendo non è facile, alcuni ci riescono senza problemi, altri non ce la fanno proprio...altri come noi cercano di barcamenarsi tra alti e bassi. Se la mia psico italiana non riesce a trovarmi una bilingue, mi butterò con una terapeuta americana...almeno ampierò il mio lessico emozionale!! :-)

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  16. Le altre prima di me sono state molto brave, quindi aggiungere una sola virgola sarebbe superfluo.
    Conosco bene le tue paure, perchè le vivo sulla mia pelle, tutti i giorni, e oggi è uno di quelli particolarmente difficili, ed è dura soprattutto quando non si trova una valvola di sfogo, sia un'amica che ti ascolta, un blog che ti fa scrivere cose impensabili da dire a chiunque, un Dottore che ti guidi nei meandri della tua testa.....Abbi cura di te, nel modo che ritieni giusto.
    Ti abbraccio forte, forte.

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    1. Grazie dell'abbraccio e delle parole. Ieri un'amica mi ha detto che io parlo tanto di me, ma nascondo sempre le mie debolezze...sto cercando di imparare ad aprirmi anche su quello, di persona e nel blog. Io ci sono qui comunque, se avrai voglia di un'amica con cui parlare!

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  17. Capito qui per caso e ho letto solo questo post, quindi forse non dovrei permettermi di commentare, ma ci tenevo a ribadire il concetto, nel caso non fosse già chiaro dai commenti precedenti ;)

    Mi sembra che in questo momento tu abbia il famoso bel paio di occhiali neri che ti fanno vedere tutto dal lato peggiore, compresa la paura di essere lasciata sola perchè sei "pazza". Non so resistere alla tentazione di sorridere, non per superficialità ma perchè conosco bene di cosa stai parlando. E magari pensi anche di essere una delusione per chi ti sta accanto, marito e genitori in primis? :)

    Prima di tutto, anche se lo sai da sola, ti ricordo che questo momento terribile non durerà per sempre. Lo supererai e alla fine del tunnel arriveranno finalmente anche pensieri positivi a farti compagnia, riprenderai in mano i progetti che hai lasciato andare come una zavorra nel periodo nero, chissà, magari anche quello di allargare la famiglia.

    Ma il nocciolo della questione, indovina un po', è sempre di cercare un BRAVO medico, il più presto possibile! Più che una psicologa io farei affidamento a un medico, ovvero a uno psichiatra. Chiedere aiuto non è un fallimento, anzi è un gesto molto coraggioso e responsabile: è l'unico modo che hai per riprenderti la tua vita.

    Idem per i farmaci: perchè considerarli una condanna o una vergogna? Se sono un mezzo per vivere meglio ben vengano (e per fortuna che li hanno inventati...) proprio come le medicine per la pressione, per il cuore, ecc. Per come la vedo io, nulla è peggio di quello che vivi quando stai male e ogni giorno, ogni singolo giorno di dolore, pesa come un mese. Non prendere un medicinale quando hai bisogno (che sia un antidolorifico o un ansiolitico) non fa di te una persona più forte, ma solo una persona più sofferente: non perdere tempo, fai male solo a te stessa...

    Ognuno ha le sue debolezze e quelle psicologiche non sono più disonorevoli delle altre. Dobbiamo imparare a essere più indulgenti e comprensivi, soprattutto con noi stessi.
    Ok, dopo questa "predica" giuro che passo e chiudo! ;)

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    1. Hai fatto benissimo a commentare, se non avessi voluto commenti o opinioni non avrei scritto questo post nel blog!
      Dovrei stamparmi la tua frase "Ognuno ha le sue debolezze e quelle psicologiche non sono più disonorevoli delle altre. Dobbiamo imparare a essere più indulgenti e comprensivi, soprattutto con noi stessi.", visto che ogni volta che mi succede di stare male mi sento un fallimento e una delusione per gli altri.
      Nel frattempo mi sono fatta dare il numero di una clinica di qui e cercherò il coraggio di chiamare e prendere un appuntamento. Ieri e oggi sono stata bene e quindi c'è la ovvia tentazione di lasciare tutto come sta, ma devo risolvere il nocciolo della questione, lo so.

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  18. Sai... stavo pensando di scrivere un post molto simile a questo e forse, un giorno, lo farò. ;etterò nero su bianco tutta me stessa, la parte brutta.
    Mi sono decisa ad iniziare una psicoterapia dopo essermi sentita per mesi esattamente come hai descritto tu. La sensazione che mi stia per succedere qualcosa di tremendo. La mente annebbiata da pensieri funesti. Un peso, nero come la pece, sopra la testa. Non saprei spiegarlo meglio. Mi sono svegliata qualche volta di notte, senza respiro e tremante. Urlavo di terrore.
    E' iniziato tutto, ormai, quasi due anni fa quando un cancro s'è portato via mio suocero.
    Sono successe una serie di cose orrende e io ancora sono qui che cerco di capire come fare per riprendermi la mia vita.
    Ho iniziato a somatizzare dolori e fastidi. Ciclo doloroso, colite, gastrite, mal di schiena, debolezza muscolare. Mi sono spaventata, ho ceduto all'ipocondria e ho peggiorato la situazione.
    Non faccio uso di farmaci anche se so che mi darebbero una gran mano perché sto cercando un figlio che non vuol saperne di arrivare.
    Ti capisco, perfettamente.
    E ti abbraccio, forte

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    1. Grazie dell'abbraccio e di quello che mi scrivi. Ormai mi conosco bene e so che se aspetto troppo rischio di farmi invischiare nella paura e nella malinconia...ed uscirne sarà ancora più dura. Nel 2007 aspettai mesi prima di farmi aiutare e non voglio ritrovarmi come allora. Un abbraccio anche a te, dai che ne usciremo alla grande!!

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  19. Baby, devo tornare a dire qualcosaltro... ma non so bene da dove iniziare, come metterla giù. SOno rimasta un po' colpita da come usi la parola pazzia e da quel che sembra tu ci metta dentro (in qualche modo mi sento anche ferita, ma dovrei dirti parecchie cose, troppe, per spiegarti e farti capire -e capire anche io fino in fondo!!- perchè le tue parole mi feriscono).
    Prendi questo mio fastidio come un invito a riflettere. Figurami come una a cui hanno -involontariamente lo so- acciaccato qualcosa di molto caro. Lo vorrei, ma faccio parecchia fatica a estrinsecare il contesto di questa mia sofferenza. CI provo, in maniera discontinua e con lentissimi progressi, ma ne sono ben lontana. Probabilmente una delle ragioni per cui faccio fatica è vedere usata la parola follia, pazzia in questo modo. Non è colpa tua, anche tu ne sei vittima. Probabilmente, ma posso sbagliarmi, il nodo del perchè non riesci a chiedere aiuto sta proprio nell'uso che fai di quelle parole.

    Io ti abbraccio forte forte di nuovo. E poi basta, mi fermo qui, facciamo che adesso magari ti scrivo in privato? Ho tentennato parecchio prima di lasciare questo commento. Poi ho pensato che il tuo coraggio meritava il mio. Spero che tu accolga le mie parole con delicatezza :)

    Chi è che lo diceva? Visto da vicino nessuno è normale

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    1. Squa, perdonami, te lo dico con il cuore in mano. Non era mia intenzione nè offendere nè ferire nessuno e mi dispiace se quella che era solo l'esternazione di una mia personale paranoia può averti fatto pensare che sono la prima a fare l'equazione hai bisogno di uno psicologo/sei depresso/hai il panico=sei pazzo. O meglio, lo faccio solo quando si tratta di me e non l'ho mai esteso a nessun altro che non sia me stessa medesima. Perchè il problema ce l'ho con il giudizio su di me, non con gli altri...anzi, ho sempre sostenuto, incoraggiato e applaudito chi decideva di farsi aiutare!! Tranne quando si tratta di me. La questione della follìa poi è ancora più complessa e te la vorrei spiegare meglio...e lo farò più tardi, in privato, perchè è difficilissimo anche per me. Scusami ancora, ti abbraccio forte forte!!

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    2. Non ti devi scusare, sono io che mi sono ferita con i miei stessi fantasmi, era chiarissimo che tu non volevi fare male a nessuno.
      Voglio invece ringraziarti pubblicamente tantissimo per la tua mail privata, alla quale purtroppo ho potuto rispondere solo di fretta, anche se a modello valanga, senza possibilità di "cesello". Come del resto anche in questo commento. Pero' ci tengo davvero a ringraziarti pubblicamente, perché il tema é difficile e mi sta a cuore e perché non voglio che nessuno pensi che stiamo litigando. Sei una persona delicata, che pur nella sua sofferenza mi ha accolta con garbo e gentilezza. Non vorrei invece sembrasse che era mia intenzione attaccarti. Il contrario, faccio il tifo per te, per la tua essenza, al dilà delle definizioni e delle paure.
      Come ti ho scritto non é il tuo post che mi ha preso alle viscere, ma alcune cose che hai scritto nei commenti. Le persone con problemi psichici/psichiatrici fanno paura, é comprensibile. A qualcuno fanno più paura che ad altri. Per qualcuno quella paura ha colori, odori, contorni ben diversi. Mi rendo conto che non é possibile comprendermi, forse non per tutti. Non importa. mi basta che se ne parli con garbo. E se qualcuno capirà saro' felice.
      Tu sei proprio una persona in gamba. Fidati quando te lo si dice, é proprio cosi'.

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  20. [passo di qui per lasciarti un abbraccio]

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    1. Quelli sono sempre graditi e ben accetti! :-) :-*

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  21. io qualunque cosa dicessi a questo punto faccio la figura della cialtronazza, perche' sono due settimane che viaggio con due neuroni funzionanti e occupati fissi su una questione sola, mentre il resto va a ramengo....percio' ti abbraccio e ti dico: non mollare, quando ti piglia male parlane, scrivine, butta fuori, piangi tutto e poi si ricomincia, sempre

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    1. Sì, parlarne, scriverne e piangere mi ha aiutato molto. A me fa sempre bene piangere, mi sembra di buttare fuori le cose negative...sto ricominciando, piano piano!

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