sabato 28 settembre 2013

La paura delle parole

Tenendo fede ai miei propositi di approfondimento e guarigione, ieri sono andata a quello che qui viene chiamato "counselling"...un modo per dire che ho parlato con una psicologa, ma mi piace il termine perchè, come dice Sfolli, ti dà più l'idea di qualcuno che ti ascolta e consiglia.
Sono stata fortunata, perchè nel mucchio degli specialisti dell'ospedale sono stata assegnata casualmente ad una signora polacca che vent'anni fa venne qui seguendo il marito (dovevano restare qui per 5 anni...poi si sa some vanno queste cose), quindi una persona che sa bene cosa si prova ad essere expat.
Abbiamo parlato a lungo e verso la fine del colloquio mi ha detto che a sua parere avevo una "clinical depression" che era latente da mesi e che si è manifestata in modo eclatante con gli attacchi di panico, che da sempre sono il mio "campanello d'allarme della crisi".
A me questa cosa non è piaciuta molto.
Mi spiego meglio.
Mi fido della dottoressa come mi sono sempre fidata dei medici e non metto in dubbio la sua preparazione, infatti continuerò ad andare agli incontri con lei.
E, prima che ci siano fraintendimenti dolorosi, non ho nessun rigetto nei confronti della depressione, dei depressi o di chi si fa curare per questo.
Però al momento non mi sento di farne parte.
Probabilmente mi sbaglio e di certo non sono il miglior giudice di me stessa...e ci saranno anche molte sfumature nella patologia, per cui se magari è allo stadio iniziale è meglio sistemare le cose per tempo.
E so anche che non mi devo fissare sulle parole (vero Lucy?) ma sullo stare meglio, indipendentemente dal modo in cui si voglia chiamare questo stato.
Però ci penso da ieri e diciamo che il modo in cui mi sento, per ora, non corrisponde a quello che ho sempre considerato uno stato depressivo ecco.
Ammetto che nelle ultime 2-3 settimane il mio umore non sia stato dei migliori e che abbia passato diverse ore in preda a pensieri pesanti e voglia di piangere. Ma è altrettanto vero che la situazione attuale non è delle più felici.
Come già detto ho diversi problemi sul lavoro, con i progetti che sto faticosamente portando avanti e con un paio di colleghi, oltre ai recenti licenziamenti...appena mi alzo al mattino il mio pensiero va a quello che dovrò affrontare nella giornata e non è facile sorridere per questo. Anche tenendo conto del fatto che il lavoro è una delle principali ragioni per cui siamo qui!!
Ho avuto anche molte preoccupazioni per la salute di mio padre e i recenti sviluppi non sono dei migliori, anche se so che ci sono ancora molte possibilità di terapia e non devo essere sfiduciata. Resta indubbio che da qui non sia semplice gestire l'angoscia sommata al solito senso di colpa che comunque mi attanaglia per essere così lontana.
Il contesto poi è sempre quello della lontananza da tante persone che si amano, che continua a pesarmi.
In tutto questo però sono sempre riuscita ad alzarmi al mattino senza problemi, a lavorare con concentrazione, a dormire alla notte e a mangiare (magari avessi perso un po' di appetito!!!), a ridere con gli amici e a dedicarmi agli hobby che mi piacciono. Non mi sembra poco.
Non so, forse sto solo cercando di auto-convincermi che vada tutto bene ed è sbagliato.
Alla fine di tutta questa manfrina pallosissima credo che la cosa importante sia il percorso che sto iniziando, che spero mi porti alla serenità qualunque sia la partenza o il nome che vogliamo dargli.

13 commenti:

  1. ...e qualunque sia la partenza o il nome di questo percorso hai già fatto un grande passo.Credo che il confronto con l'altro sia fondamentale,far uscire le parole... tu hai la possibilità di farlo in uno spazio neutro,protetto.Un abbraccio.

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    1. Sì, cercherò di far uscire tutte le parole che mi rimbombano dentro per sminuirle e renderle meno pesanti. E poterlo fare in uno spazio protetto è un indubbio vantaggio. Grazie.

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  2. Concordo con Chandana. La depressione a volte prende forme strane, che non sono sempre quelle che appartengono all'immaginario comune. Resta il fatto che e' una parola, un'etichetta, sono d'accordo, ma tu sei molto di piu', e la tua vitalita' (non mi riferisco alle cose che fai, sai come la penso su di te) ne e' una prova. Bacio.

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    1. Ci sto lavorando, sia sulla negazione del problema (io depressa??? ma noooo, cosa dici mai?) sia sul focalizzarmi su questa voglia di vita che per fortuna non mi ha abbandonato e che mi fa ancora avere tanta voglia di ridere. un abbraccio

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  3. non sono di molto aiuto, ma... il senso di colpa per l'essere lontani ce l'abbiamo un po' tutti, e se tuo padre sta male ti credo che non sei al settimo cielo, sarebbe anomalo il contrario :-/

    credo che tu sia stata bravissima a fare questo primo passo!!
    hai tutta la mia ammirazione! spero sia l'inizio di un cammino che ti portera' alla serenita' :-)

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    1. Anche io lo spero, perchè in questo momento è la cosa di cui ho più bisogno per poter affrontare meglio anche il resto. Perchè va bene il senso di colpa e va bene che i problemi sono reali e oggettivi, ma devo saperli gestire e non farmi sopraffare da loro.

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  4. Brava! L'etichetta non conta e da solo fastidio. Tagliala via e pensa al contenuto.

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    1. Eh, ci sto provando, sia a non farmi spaventare dall'etichetta sia a non cucirmela addosso!

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  5. Le definizioni spaventano, ti senti categorizzata.
    L'importante è iniziare un cammino che ti farà star bene...

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    1. Sì, lo so, e capisco anche sto sbagliando nel focalizzarmi su quello e sul fare di tutto per togliermela di dosso. Non è facendo così che starò meglio, che invece deve restare il mio obiettivo principale!

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  6. E io sono d'accordo con Lucy: tu sei molto di piu' che un'etichetta! Comunque magari l'etichetta di fa avere il trattamento gratis, o altri benefit, chesso' un week end alla spa?! Dai scherzo, oggi sono un po' fuori perche' Picca ha il gastrovirus e mi sembra di stare al sanatorio O_o

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    1. Eh magari, se l'etichetta fosse associata a diversi benefit probabilmente l'avrei accettata mooooolto più volentieri...scherzo!! In bocca al lupo per la Picca gastrovirusata!

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  7. io posso dire solo che ti ammiro. Sei stata molto coraggiosa ad affrontare il problema. Un abbraccio forte

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