lunedì 30 settembre 2013

Coincidenze

Il Tecnico sostiene sia solo una coincidenza...ma dopo la nostra serata danzante lui ha la schiena a pezzi e io zoppico per colpa del ginocchio sinistro.
Non c'abbiamo più l'età.

domenica 29 settembre 2013

Un po' di Europa

Ieri sera con due amici siamo stati all'Oktoberfest...eh no, mica quella più famosa di Monaco, la sua versione in terra americana, proprio a Columbus .



C'erano tre grossi padiglioni, uno con diverse bancarelle di prodotti artigianali (candele, vestiti, borse, gioielli,...) e due con cibo e birra come se piovesse, servita nel super boccale omaggio della festa (che adesso fa il paio con quello che il Tecnico ha trafugato all'Oktoberfest originale). 
 
 
 
Il cibo era quello tipico, quindi salsiccini di diversi tipi (wurstel tradizionali o speziati), insalata di patate e crauti e un dolce simile al profiterole, che loro spacciano come tipicamente tedesco...mah!

machecifaccio

Tra i due padiglioni c'era anche un palco esterno su cui si alternavano i comici del Funny Bone Show...ma devo ammettere che il mio inglese non ci permette ancora di partecipare attivamente agli spettacoli comici, per cui dopo 5 minuti passati a ridere quando ridevano gli altri senza capire nulla abbiamo deciso che era meglio ascoltare un po' di musica! 
Siamo quindi andati nel primo padiglione, ma c'era un gruppo che suonava ad un volume assordante...così siamo passati al secondo, dove una serie di omini anziani in costume tirolese stava alternando pezzi commerciali vecchi e nuovi e qualche canzone tradizionale. 
 
 
L'atmosfera era fantastica, complici i fiumi di birra che aveva in corpo la maggior parte delle persone, la pista era piena di gente che ballava, di tutte le età. E noi, che eravamo quasi pronti per andare a casa, ci siamo guardati un attimo per darci coraggio e ci siamo buttati!! Abbiamo ballato come i matti per più di un'ora, saltellando senza  vergogna e cantando a squarciagola...insomma, quella che era partita come una serata normale è diventata una delle più divertenti fatte qui a Columbus!! Saranno passati 5 anni dall'ultima volta in cui il Tecnico ha ballato in pubblico!!!
Oltre al buon cibo, alla birra e alla musica, la festa merita di essere ricordata per i personaggi che abbiamo visto...molti vestiti con costume tradizionale tirolese, tanti con un cappello a forma di pollo e diversi vecchietti assurdi, di cui uno con cappello e occhiali a forma di boccale di birra e una signora ottantenne con vestitino a scacchetti, calzini bianchi, trecce bianche, rossetto rosso e boccale a tracolla...fantastica!!
 

 

sabato 28 settembre 2013

La paura delle parole

Tenendo fede ai miei propositi di approfondimento e guarigione, ieri sono andata a quello che qui viene chiamato "counselling"...un modo per dire che ho parlato con una psicologa, ma mi piace il termine perchè, come dice Sfolli, ti dà più l'idea di qualcuno che ti ascolta e consiglia.
Sono stata fortunata, perchè nel mucchio degli specialisti dell'ospedale sono stata assegnata casualmente ad una signora polacca che vent'anni fa venne qui seguendo il marito (dovevano restare qui per 5 anni...poi si sa some vanno queste cose), quindi una persona che sa bene cosa si prova ad essere expat.
Abbiamo parlato a lungo e verso la fine del colloquio mi ha detto che a sua parere avevo una "clinical depression" che era latente da mesi e che si è manifestata in modo eclatante con gli attacchi di panico, che da sempre sono il mio "campanello d'allarme della crisi".
A me questa cosa non è piaciuta molto.
Mi spiego meglio.
Mi fido della dottoressa come mi sono sempre fidata dei medici e non metto in dubbio la sua preparazione, infatti continuerò ad andare agli incontri con lei.
E, prima che ci siano fraintendimenti dolorosi, non ho nessun rigetto nei confronti della depressione, dei depressi o di chi si fa curare per questo.
Però al momento non mi sento di farne parte.
Probabilmente mi sbaglio e di certo non sono il miglior giudice di me stessa...e ci saranno anche molte sfumature nella patologia, per cui se magari è allo stadio iniziale è meglio sistemare le cose per tempo.
E so anche che non mi devo fissare sulle parole (vero Lucy?) ma sullo stare meglio, indipendentemente dal modo in cui si voglia chiamare questo stato.
Però ci penso da ieri e diciamo che il modo in cui mi sento, per ora, non corrisponde a quello che ho sempre considerato uno stato depressivo ecco.
Ammetto che nelle ultime 2-3 settimane il mio umore non sia stato dei migliori e che abbia passato diverse ore in preda a pensieri pesanti e voglia di piangere. Ma è altrettanto vero che la situazione attuale non è delle più felici.
Come già detto ho diversi problemi sul lavoro, con i progetti che sto faticosamente portando avanti e con un paio di colleghi, oltre ai recenti licenziamenti...appena mi alzo al mattino il mio pensiero va a quello che dovrò affrontare nella giornata e non è facile sorridere per questo. Anche tenendo conto del fatto che il lavoro è una delle principali ragioni per cui siamo qui!!
Ho avuto anche molte preoccupazioni per la salute di mio padre e i recenti sviluppi non sono dei migliori, anche se so che ci sono ancora molte possibilità di terapia e non devo essere sfiduciata. Resta indubbio che da qui non sia semplice gestire l'angoscia sommata al solito senso di colpa che comunque mi attanaglia per essere così lontana.
Il contesto poi è sempre quello della lontananza da tante persone che si amano, che continua a pesarmi.
In tutto questo però sono sempre riuscita ad alzarmi al mattino senza problemi, a lavorare con concentrazione, a dormire alla notte e a mangiare (magari avessi perso un po' di appetito!!!), a ridere con gli amici e a dedicarmi agli hobby che mi piacciono. Non mi sembra poco.
Non so, forse sto solo cercando di auto-convincermi che vada tutto bene ed è sbagliato.
Alla fine di tutta questa manfrina pallosissima credo che la cosa importante sia il percorso che sto iniziando, che spero mi porti alla serenità qualunque sia la partenza o il nome che vogliamo dargli.

martedì 24 settembre 2013

Aggiornamenti

Dopo avervi sfondato i cogl***i ammorbato con quel post drammatico 10 giorni fa non potevo sparire così, lasciandovi nel dubbio su che fine avessi fatto!
Sto un po' meglio, con alti e bassi.
Ci sono giorni in cui è tutto più o meno normale e quasi mi dimentico quello che è stato e come mi sono sentita.
E altri in cui l'ansia non mi abbandona e solo il sonno mi da' un po' di pace.
Rispetto al passato mi pare di aver ritrovato un po' di equilibrio in meno tempo del solito, quindi cerco di essere fiduciosa cha andrà sempre meglio.
Nel frattempo lavoro su di me per capire su cosa abbia rimuginato il mio inconscio in tutti questi mesi per poi esplodere così.
Grazie comunque per tutti i commenti al post precedente, l'appoggio e il sentire di non essere l'unica ad aver attraversato certi momenti mi hanno aiutato tantissimo!

domenica 15 settembre 2013

La lente distorcente del panico (attenzione: post noioso, introspettivo e malinconico)

Sono giorni che cerco il coraggio di scrivere nero su bianco quello che sto provando e trasformarlo in un post. Una parte di me non vorrebbe farlo e lasciarvi con l'illusione che la mia vera essenza sia quella di questo post , ma non è così e per coerenza vi devo aprire uno spiraglio anche sull'altra me, quella degli inferni di cristallo
A soli due mesi dalla volta precendente, sono ripiombata nel panico più nero. E come l'altra volta, è avvenuto in un momento di relativa tranquillità e serenità...avevo appena scritto che stava ricominciando ad andare bene, no? 
Ecco, no. 
Evidentemente, mentre io mi bullavo pubblicamente con voi del mio nuovo equilibrio, la mia mente stava lavorando a qualcosa di grosso ed è andata in cortocirtuito senza preavvviso...qualcosa di così grosso che ancora non mi è del tutto chiaro. 
In questi giorni in cui l'angoscia, il nodo alla gola e i pensieri funesti non sanno abbandonarmi, sto dedicando un sacco di tempo a studiarmi, interrogarmi, smontarmi come un Lego per capire cosa ci sia che mi preoccupa al punto da ridurmi così. 
Ci sono un bel po' di imput in ballo, che vi racconto un po' random come mi arrivano alla mente. 
Mio marito sta lavorando moltissimo e casa non c'è mai, mi pesa molto la solitudine. 
Anch'io sto lavorando come una dannata e arrivo alla sera con la sensazione di aver corso la maratona di new york. 
Continuo a rimandare il progetto di un figlio perchè ho paura di non essere in grado di occuparmene e al tempo stesso mi sento in colpa perchè nego questa cosa a mio marito e anche a me stessa, solo per paura. 
Stiamo cercando una casetta che ci piaccia di più e acquistando alcune cose come auto, materasso nuovo, mobili...e sento che la permanenza qui sta diventando sempre meno precaria. 
Io da sempre ho il terrore delle cose definitive e ho affrontato molte paure con il pensiero "beh, se non funziona torno indietro"...qui tornare indietro in due e due quattro diventa sempre più impensabile!
Che la vera ragione sia una di quelle elencate o nessuna, non cambia il modo terribile in cui mi sento...che non può essere spiegato a qualcuno che non l'abbia mai vissuto. Non si tratta di avere preoccupazioni o non dormire qualche notte, si tratta di vivere con una perenne sensazione di tragedia imminente, come quando sei al cinema e la vittima sta andando a occhi chiusi verso il luogo dove è nascosto l'assassino. Ecco, io vivo quotidianamente quella sensazione lì, da una settimana almeno. 
La mia mente è tutta un loop di pensieri negativi che si autoalimentano e lasciano poco spazio al resto, per cui stare concentrati sul lavoro e partecipare attivamente alle conversazioni richiede uno sforzo tremendo. Questi pensieri negativi possono essere i più vari...sto lavorando male e mi licenzieanno, starò male e non sapranno capire cose dico e neppure curarmi, non torneremo mai più vicini a casa, mio padre non saprà configgere il cancro, mio marito si stancherà di stare con una pazza e lo perderò, sarei una madre terribile con queste crisi di panico, la mia vita sarà sempre costellata da questi crolli e non saprò mai gestire l'angoscia.
Il primo attacco di panico l'ho avuto nel 2002 e sono finita in PS perchè credevo di morire. Il mio vicino di casa, neurologo e psichiatra, mi aveva parlato 10 minuti e prescritto una cura farmacologica. Poi interrotta quando pensavo di essere guarita.
Sono stata bene fino al 2007, poi la situazione è precipitata drasticamente tanto che non riuscivo a stare ferma in casa, camminavo sulle mura per ore, facevo sport fino a sfinirmi. Mai più avuto un fisico così, ma a che prezzo! Mi decisi ad andare da una psicologa, che mi seguì per un anno e poi mi propose di prendere qualche farmaco per velocizzare la guarigione. La situazione migliorò, ritornai a posto, smisi i farmaci e alla fine anche la terapia.
Tutto bene fino alla partenza per l'America e nuovo crollo. Me la cavai con due colloqui e 3 mesi di farmaci. Era più di un anno fa.
E adesso sono ancora qui, allo stesso punto. Ci deve essere qualcosa di grosso ancora da sbloccare e mi armerò di pazienza e cercherò di farlo. Non voglio e non devo rassegnarmi!

domenica 8 settembre 2013

Lo specchio della vanità (verità)

Ieri ho parlato via skype con un'amica che non sentivo da tempo. Tra varie chiacchere, racconti e pettegolezzi, mi ha detto che una sua amica (che conosco piuttosto bene anch'io perchè siamo uscite molte volte insieme) è fortemente in crisi con il marito.  Perchè non vanno più d'accordo su nulla, i progetti comuni sono ormai divergenti, lui è spesso molto aggressivo (verbalmente) e se ne frega dei suoi sentimenti e dei suoi desideri. Niente di nuovo o trascendentale, cose che succedono quotidiamente. Il punto è che io sono proprio "caduta dal pero", nel senso che la credevo felice e realizzata nella coppia. Perchè? Perchè io questa persona non la vedo da almeno un anno e l'unico contatto che avevo con lei era attraverso quello che pubblicava sulla sua pagina Facebook. E cioè foto del marito con contorno di cuoricini, foto della loro famiglia felice con i cani e i gatti, foto di lei e lui insieme con sorrisi a 32 denti, dichiarazione di stima e amore incondizionato sulle reciproche bacheche.
Ora, non ho 14 anni come mia nipote, per cui non credo che FB sia lo specchio della vita reale. Ma che senso ha onestamente far passare l'immagine di una coppia felice quando le cose vanno malissimo? Posso capire non fare cenno ai problemi e passarli sotto silezio. Sono assoluamente d'accordo con l'idea di preservare la propria vita privata e cerco di evitare di usare la bacheca per veicolare messaggi in codice o per mettere in piazza le discussioni con il marito o le crisi di coppia. Quindi mi va benissimo che lei non abbia scritto niente a riguardo...ma tutto quello sbrodolamento su quanto si amino e su quanto siano felici, era proprio necessario? A cosa ti serve fare credere al mondo esterno di essere innamoratissimi e sereni?
E non è l'unico caso. Ho una carissima amica di cui conosco benissimo la situazione famigliare e anche lei non perde mai occasione di elogiare pubblicamente sulla bacheca il compagno, quando sappiamo tutte che è uno stronzo che l'ha allontanata da tutti i suoi affetti, tradita e spesso lasciata a casa da sola preferendo week end e scorribande con gli amici.
Davvero non le capisco, posso solo pensare che sia un modo per chiudere gli occhi davanti ad una realtà poco piacevole. Ma che fatica deve essere pubblicare una foto con gli occhi a cuore mentre hai appena finito di piangere per l'ennesima litigata o sei da sola in casa mentre lui è in discoteca con i soliti amici.
http://www.stuffwecomeupwit.com/how-facebook-lies-to-us/

sabato 7 settembre 2013

Every man is the artifex of his destiny

Io aspettavo che la felicità mi cadesse dall'alto, come una mela matura.
Aspettavo che le persone mi invitassero ad uscire insieme.
Aspettavo che il mio capo mi desse un pregetto strepitoso a cui lavorare.
Aspettavo che qualcuno mi coinvolgesse in qualche hobby nuovo.
Aspettavo che il sindaco di Cbus venisse a casa ad illustrarmi tutti gli eventi della città.
E mentre aspettavo morivo di noia e mi lamentavo, sognando una vita diversa.
Ci ho messo un po' a capirlo, che non sarebbe andata così. 
O forse c'è qualcuno a cui va così, ma non sono io.
Così, finalmente, mi sono rimboccata le maniche.
E ho scoperto che mentre io mi crogiolavo nella lagna, Columbus era tutto un fiorire di eventi, concerti e iniziative, altro che la città dove non c'è mai nulla! E adesso che seguo tutti i siti e i librettini sugli eventi, non riusciamo a stare dietro a tutte le cose che ci sarebbero da fare nei week end.
Ho scoperto che il fatto che il nostro lab si basi sul principio "ti butto nel mare della ricerca senza salvagente e non mi interesso a quello che fai, o impari a nuotare o affondi" è una risorsa mica da poco, perchè ti lascia una libertà inimmaginabile da altre parti. E quindi dopo essere rimasta paralizzata e raggelata per mesi, sto tentando di sbattere le gambe e dare qualche bracciata da sola. Mi sono inventata un progetto e me lo sto curando come una piantina sperando che dia buoni frutti.
Ho scoperto che invece che lamentarmi perchè mi mancavano le amiche con cui uscivo per aperitivi e cene, potevo occupare tutto questo nuovo tempo libero per riprendere in mano quelle cose che avevo trascurato negli ultimi anni, troppo impegnata con altro. E a fine mese inizio un vero corso di pittura, da sola, nonostante la mia inettitudine e gli ostacoli linguistici. :-)
Ho scoperto che le persone a volte stavano solo aspettando di essere invitate, come me, e che potevo avere una parte attiva in tutto questo invece che attendere a casa che qualcuno mi dica "andiamo qui?". E al tempo stesso mi sono resa conto che fare le cose solo con il Tecnico non è niente male, anzi (lo so che era scontato, ma in certe cose sono un po' lenta...).
Qui la serenità bisogna andarsela a prendere...o almeno provarci!

domenica 1 settembre 2013

Sono soddisfazioni

Oggi Torakiki, il cinese che praticamente vive in laboratorio, mi ha detto "You're a very hard worker"...detto da lui vale almeno triplo!
:-)