martedì 4 febbraio 2014

Assertivita' variabile

Il post di Lucy di oggi mi ha dato molto da pensare. Tra le altre cose, si parlava di assertivita', che come dice il mio guru scientifico, wikipedia, " è una caratteristica del comportamenteo umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le propri emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l'interlocutore".
A proposito di me, se chiedete a chi mi conosce, potreste sentire due opinioni completamente opposte. 
Chi mi frequemta poco direbbe che non so assolutamente essere assertiva, perche' diffcilmente esprimo un forte dissenso soprattutto se mi trovo in un gruppo che si mostra compatto su un argomento e tengo spesso per me certe delusioni e certe frustrazioni, invece che comunicare ai diretti interessati come mi sono sentita.
Invece gli amici piu' cari (e soprattutto il marito) vi direbbero che la possiedo eccome, perche' dico sempre quando non sono d'accordo su un certo tema, porto avanti le mie ragioni con tutte le argomentazioni che possiedo e il disaccordo non cambia assolutamente l'opinione che ho di una persona. O meglio, la cambia solo se le ragioni o il punto di vista dell'altra persona mi sono intollerabili da un punto di vista etico. Tipo quello che mi ha detto che l'omosessualita' e' una malattia che va curata non lo voglio piu' vedere neppure in foto.
Quindi sono o non sono assertiva?
Eh, dipende.
Ne avevo gia' parlato sempre con Lucy in una chat privata tempo fa. In pratica le avevo raccontato che alcune cose che erano state dette nel contesto di un gruppo mi avevano un po' rattristato e che dopo quache giorno di rimuginare avevo deciso di parlarne con lei. Perche' con lei e non con tutti? La risposta che lei mi aveva dato e' che fanno cosi' anche i bambini, quando a scuola fanno i bravi e a casa i discoli perche' si esercitano al dissenso con le persone piu' familiari.
Effettivamente, con le persone che so che mi vogliono bene, che conoscono il peggio di me e comunque mi amano, mi permetto di affermare il mio pensiero. Tanto lo so che non smetteranno certo di amarmi per questo.
Con gli altri invece pratico la remissivita'....spesso per la paura di perdere un fragile legame appena nato, talvolta per il timore delle conseguenze. Ma e' solo calma apparente, dentro macino macino macino finche' non mi parte un attacco di panico, perche' il dissenso dovra' pure uscire in qualche modo no?
Questi pensieri mi hanno riportato a vecchi ricordi. 
Io non ero certa una bambina remissima, anzi. 
E ancora meno lo ero da adolescente. 
Gli scontri con mio padre erano pressoche' quotidiani, ed ero l'unica a oppormi a lui, le altre donne di casa mica lo facevano. Mia nonna lo idolatrava come solo una mamma di maschio sa fare...mia mamma lo ha sempre considerato l'uomo piu' intelligente e saggio della terra che per una svista si era innamorato di lei, di minore acume e di certo non all'altezza...mia sorella non aveva certo il coraggio di metterlo in dubbio. Io lo adoravo e volevo solo che fosse orgoglioso di me (potrei usare anche i verbi al presente...), ma non riuscivo a non contrastarlo quando pensavo che non fosse nel giusto. Passavo le ore ad argomentare con lui e poi finiva che mi mandava a quel paese, perche' non gli davo ragione. I confronti con mia sorella erano la norma, "tu non otterrai mai niente facendo cosi', guarda lei come e' buona e remissiva, non capisci niente, ecc.". Le punizioni per insubordinazione, pure. I suoi sguardi di disapprovazione, la sua delusione, i suoi musi e i suoi silenzi. Ho passato anni a pensare che non mi volesse bene (ero una bambina con tendenze al vittimismo eh, lo so), a cercare i certificati di adozione (true story) dicendo che non amava me quanto lei, a sentirmi sbagliata perche' non sapevo stare zitta e assecondarlo come tutti. Per lui era o bianco o nero, tipo "se la pensi cosi' e non come me, non voglio piu' avere a che fare con te". Il disaccordo era la fine delle nostre interazioni, senza appello.
Ci ho messo un bel po' a capire che ci voleva bene allo stesso modo, anche se io spesso la pensavo in modo diverso, anche se ho fatto tante scelte che lui non ha approvato, anche se ha dato molto di piu' a mia sorella per premiarla della sua remissivita' e punire me perche' non ritenevo giusto tutto quello che diceva.
E per certi versi siam ancora allo stesso punto.
Anche adesso sono l'unica che gli dice che dovrebbe andare in pensione, che andare da mille medici per avere consulti diversi da confrontare e' una cazzata, che non sono d'accordo con le sue idee politiche. E ancora si arrabbia e smette di parlarmi su skype per un po'. Quello che e' cambiato e' che non mi spavento piu'. Tanto poi lo so che ritorna, come se niente fosse, senza chiedere scusa mai. Ma ritorna, sempre, perche' mi vuole bene come gliene voglio io.
La cicatrice pero' un po' e' rimasta. La vecchia paura di perdere l'affetto di qualcuno solo perche' la vedo in modo diverso ci mette di piu' a guarire.
Intanto mi alleno eh...da domani piccoli esercizi di assertivita' quotidiani. :-)

17 commenti:

  1. Io anche sono differente: se sono tra persone di cui non mi importa più di tanto difficilmente esprimo la mia opinione, spesso annuisco anche se non sono affatto d'accordo perché dopotutto non mi interessa che sappiano come la penso. Con famigliari stretti e amici invece sono la prima a dire che non sono d'accordo e sì spesso sono capitati tanti scontri ma questo non ha intaccato la natura dei rapporti e se è successo evidentemente non era un'amicizia tale da superare uno scontro di opnioni ed è un bene che sia finita

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    1. Effettivamente c'e' anche questa opzione, cioe' quando non mi imbarco in uno scambio di opinioni perche' non mi interessa nulla delle persone in questione! :-)

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  2. Baby non c'entra nulla...ma come scrivi bene in italiano! comunque la ricerca del certificato di adozione mi ha fatto sorridere tanto. Però immagino la sofferenza di non sentirsi amata e capita. Però quando si è giovani mi pare normale...poi si cresce e si cambi..o almeno si vive diversamente. Io grande rompib....ops sostenitrice delle mie idee...però con il tempo no imparato che esistono i sordi , ho imparato a prendere quello che danno e a combattere solo quando davvero è importante..altrimenti lascio correre. Insomma l'intelligenza o presunta intelligenza del mio interlocutore, più che il legame, mi condiziona. Poi io ho pure un difetto...a volte in me prevale la sorpresa. Spesso mi lasciano senza parole alcune esternazioni...e non ho la reazione immediata. insomma di cose da imparare avvoglia....

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    1. Anni e anni di temi sono serviti a qualcosa per il mio italiano!! Grazie! La questione del certificato di adozione mi fa troppo ridere adesso, prorprio perche' assurdo...se davvero mi avessero adottato sarei stata certa di essere stata una scelta d'amore e non un incidente di percorso...ma chi ci pensava allora! Io devo ancora lavorare sull'accettare i sordi!!! :-)

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  3. Io però a volte penso che non valga la pena di essere assertivi in discussioni con persone che non conosco bene, a meno che non si tratti di far valere i miei diritti. Preferisco aspettare di conoscere meglio una persona per capire se valga la pena di sprecarci il fiato opppure no :-)

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    1. E' vero, come dicevo piu' sopra a volte non mi metto a discutere con persone di cui non mi interessa nulla, se non ne vale la pena non ha senso sprecare fiato!

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  4. Bella che sei! Vedi, il punto e' che tu forse non lo sai, ma tuo padre ti ha fatto un regalo enorme. Sei stata un'adolescente coraggiosa che lo ha messo in discussione per poter crescere e diventare emotivamente indipendente. E ci sei riuscita, tant'e' che tra le varie cose sei qui. L'unico dettaglio e' il significato che dai alle cose della tua vita, le giudichi sempre in negativo. E invece per esempio questa e' stata positivissima.

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    1. Da una parte se non ci fosse stato lui non avrei mai imparato a discutere ed argomentare, mia mamma dice sempre che lei non ce l'avrebbe fatta a sostenere infinite discussioni con me. Ma e' stato pesante, finche' non ho capito che potevo contrastarlo senza perderlo. Per tanto tempo ho vissuto in bilico con la paura che mi avrebe abbandonato affettivamente.

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  5. Ho letto anch'io il post di Lucy ed è vero, ti fa proprio pensare.
    Io solitamente dico ciò che penso, anche con chi non conosco, ma mi batto x sostenere le mie idee solo in famiglia, un luogo sicuro, dove, se vengo aggredita verbalmente, non ne ho paura. Perchè io, pur essendo adulta, degli adulti di un certo tipo ho timore e scanso il confronto diretto.

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    1. Anche per me effettivamente dipende molto situazioni e dalle persone...a volte mollo solo perche' non ne vale la pena, piu' di tutto pero' temo il gruppo, quando e' compatto difficilmente riesco a sbaragliarlo con la mia opnione contraria!

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  6. Ma dai...pensa che io invece sono al contrario: se conosco le persone, ho paura di offenderle contraddicendole. Se invece e' uno sconosciuto non ho nessun problema ad ehhmmm 'argomentare'...
    Non c'entra col post ma volevo farti vedere questo :-)
    http://twentytwowords.com/2013/06/27/scientists-explain-their-processes-with-a-little-too-much-honesty-17-pictures/
    (magari l'hai gia' visto)

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    1. Io invece sono una vera scassaca**i con amici e famiglia, molto meno con gli sconosciut!! :-)
      Quel link mi ha fatto morire, l'ho subito messo sulla mia pagina FB e condiviso con i colleghi, grazie!

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  7. Anche a me il post di Ero Lucy ha fatto riflettere, come ora il tuo. Nel tuo post mi ritrovo molto: anch'io sono assertiva con chi sono sicura mi voglia bene e spesso non lo sono con gli altri, anche se quasi sempre lo divento quando reputo importante la faccenda in questione, soprattutto se penso che possa avere risvolti significativi per altri.
    Le cause di questo comportamento ambivalente? La timidezza, la poca stima di sé, un'educazione severa ed improntata ad instillare l'obbedienza impartita da famiglia, scuola e società di allora. Non è facile superare tutti questi condizionamenti, anche se pure io ero l'unica in famiglia a reagire qualche volta ad un padre molto severo, del quale, però, temevo un'eventuale ulteriore dose di scapaccioni ma mai una diminuzione dell'affetto.
    Con gli anni la situazione è migliorata perché ho ottenuto risultati positivi nel lavoro e negli affetti che mi hanno rassicurato. Ora nel lavoro non ho più paura di niente e di nessuno. Nei rapporti extra lavorativi ho, invece, ancora difficoltà e temo di non avere l'approvazione altrui e ciò mi crea maggior tensione se quelle persone sono importanti per me. Con chi so per certo che mi accetta come sono, invece, esprimo me stessa senza remore.
    Credo che si debba accettare serenamente la nostra storia, i nostri punti di forza e di debolezza, perché ognuno ha i suoi. Poi si deve lavorarci sopra, anche perché tale difficoltà ad esprimere se stessi rende a volte doloroso il rapporto con certe persone a cui teniamo.
    Mila

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    1. Io invece e' proprio sul lavoro che ho le maggiori difficolta' nell'espressione di cosa penso e anche le maggiori paure di sbagliare. La mia autostima personale sta migliorando ma non di pari passo con quella in lab, dove e' facile che mi vengano tutti i dubbi del mondo e basta che qualcuno mi spacci la sua opinione con molta sicurezza che io vado in crisi. Su questo devo assolutanente lavorare!!

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  8. Anche io sono come te, o meglio... sono super polemica con tutti e se devo dire la mia in un gruppo in cui sono coesa non mi faccio problemi però, se sul lavoro o in ambienti più formali un capo o una persona che mi appare "superiore" mi fa un appunto (sbagliato) non oso rispondere. Mi è capitato spesso anche di non saper dire di no o far valere i miei diritti e magari farmi prendere da un attacco di panico o ansia una volta fuori.

    A casa o con chi conosco poi sono una una che non se ne lascia passare una.

    Ora grazie a te ho capito perchè sono così (e forse un pò già lo sapevo).

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    1. Io i primi atacchi di panico li ho avuti proprio quando la dottoranda che mi doveva seguire durante il tirocinio mi trattava malissimo....ma ancora non ho imparato a far valere i miei diritti!!!

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    2. Uguale! Io poi oltre agli attacchi di panico tendo a sfogare l'aggressività repressa a casa con quel povero marito, sbraitando a tutto spiano. Solo l'idea di far valere un mio diritto mi fa venire la tachicardia a palla e mi si gela il sangue. Da qui mi parte l'evitamento... cioè l'ultima volta non mi pagavano da mesi, non mi hanno fatto alcun contratti e per dirgli che me ne andavo (a degli stronzi) sono stata malissimo. Assurdo. ><

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