lunedì 24 febbraio 2014

Come sono finita al di là (o al di qua) dell'oceano

E' gia' passato il primo anniversario dall'apertura del blog e non me ne sono neppure accorta, proprio io che magari scartavetro le palle sgrido il Tecnico perche' non si ricorda il giorno in cui mi ha detto 'ciao' per la prima volta...scherzo! 
E comunque dopo piu' di un anno non ho ancora raccontato con precisione come sono finita qui, lasciando solo qualche dettaglio qui e la'.
Beh, la mia (nostra) presenza qui si potrebbe spiegare con una semplice equivalenza: Biologi=ricerca all'estero, ovvio no? Le persone che fanno il nostro mestiere sanno che se vogliono fare ricerca ad un certo livello e arricchire il curriculum, l'esperienza all'estero, piu' o meno lunga, se la devono fare per forza.
Ecco, non e' andata proprio cosi' per me.
Facciamo un passo indietro.
Sono cresciuta in una famiglia molto unita, quasi troppo, nel senso che mi hanno insegnato cose tipo che marito e moglie non si separano mai neppure per un giorno, che i figli escono di casa solo se si sposano e quando questo succede si allontanano molto poco dalla casa di origine, ecc. Cosi' hanno fatto i miei genitori e cosi' ha fatto mia sorella, che e' andata a vivere a pochi km dai miei e non ha costruito la sua famiglia indipendente...semplicemente mio cognato e' stato inglobato nella nostra. Devo dire che io non mi sentivo male in questo ambiente, non mi sentivo soffocare...mi sembrava normale...e in una situazione cosi', il pensiero di andarmene all'estero da sola, allontanadomi cosi' tanto da loro, mi sembrava intollerabile.
Quando poi mi sono messa con il Tecnico, la mia incredibile gelosia non mi faceva neppure contemplare l'idea di stare lontana per mesi, lasciandolo in Italia da solo in balia di altre donne!! :-)
Ho passato tutto il dottorato a cercare di evitare di essere mandata all'estero, resistendo strenuamente a tutte le proposte del mio capo. I due ragazzi che hanno fatto il dottorato con me invece sono andati una in Olanda e l'altro in Usa, ma io mica li invidiavo! Sublimavo il mio desiderio di conoscenza con i viaggi ed ero a posto cosi'.
Finito il dottorato, il mio capo mi aveva trovato un assegno di ricerca e mi aveva detto chiaramente "adesso non ti puoi piu' rifiutare, l'esperienza all'estero non puo' mancare nel tuo curriculum". E io cosa ho fatto? Ho cambiato lavoro!! Si', sono andata a lavorare in un piccolo laboratorio in ospedale, dove si faceva anche diagnostica...era una frustrazione per le mie aspirazioni di ricerca (perche' sono sempre stata codarda ma ambiziosa) ma me lo facevo andare bene.
Il Tecnico invece e' sempre stato tutto all'opposto. Da anni supplicava il suo capo di mandarlo all'estero per qualche mese, senza nessun risultato. Inoltre non era contento del posto dove lavorarava e tornava a casa nervoso e avvilito...ma i  tanti CV mandati in giro per l'Italia non avevano dato nessun risultato.
Nel 2010 il mio nuovo capo comincio' a dirmi che voleva mandarmi 6 mesi in Usa per farmi crescere professionalmente e far in modo che riportassi da la' nuove idee e nuove tecniche.
PANICO!!
Io nicchiavo, mi nascondevo dietro scuse improbabili, prendevo tempo...nel giro di qualche mese sembrava che se ne fosse dimenticato e io ero tornata alla mia solita vita.
Poi, a marzo 2011, il giorno del nostro matrimonio, i nostri due capi si avvicinano ai nostri genitori e dicono "adesso li mandiamo all'estero per un po' questi due ragazzi eh!".
RI-PANICO!
Questa volta la cosa e' davero concreta. 
Beh, almeno una cosa positiva c'era questa volta: potevo condividere questi mesi con mio marito, che avrebbe finalmente realizzato il suo sogno!!
Ecco...no...il Tecnico, uomo di smisurato orgoglio, non ci stava a fare il principe consorte! Si era convinto (e forse non a torto) che mandassero via anche lui giusto per essere certi che non avrei rifiutato..e quindi si era impuntato a non voler venire!! Mesi di lotte, pianti, litigate, minacce...io che gli dicevo "dai, magari poi la' ti piace e possiamo restarci!!"...e lui "ma cosa dici??? lo sanno tutti che e' un posto orrendo, nessuno vuole starci...e poi ti pare che lascio un lavoro sicuro qui in Italia?'. Non ne voleva sapere insomma!
Io mi sentivo sempre di piu' un topo stretto in un angolo, incapace di trovare una via di uscita ma incapace anche di dire chiaramente NO (mancanza di assertivita' o segreto desiderio di non aver scuse per partire?), mi lasciavo trascinare dalla corrente senza opporre resistenza..ho vissuto il tempo che mi separava dalla partenza nel panico piu' totale, ad immaginare scenari catastrofici, rapimenti, con l'angoscia che mi chiudeva la gola ogni giorno...e' famosa la cena di saluto dei colleghi di reparto, durante la quale le mie amiche  mi avevano definito 'la lobotomizzata', visto che avevo lo sguardo fisso dall'ansia e non risucivo a mangiare niente!!
Dopo lunghe ed estenuanti contrattazioni avevo pero' convinto il Tecnico a raggiungermi per almeno due mesi, ma sono comunque partita con la morte nel cuore...
Com'e' finita? Che sono stati 6 mesi molto belli, che i primi giorni non mi ha considerato nessuno e sono stata malissimo ma poi piano piano mi sono costruita un giro di amicizie e di impegni, che ho re-imparato quanto si stesse bene a vivere da soli e rispondere solo a se stessi, che ho capito che lavorare in quel modo mi faceva stare bene, che mi sono resa conto che vedere i miei su Skype non era la stessa cosa ma andava bene lo stesso...
E il Tecnico? E' arrivato diffidente e immusonito a meta' gennaio 2012 e neppure un mese dopo aveva gia' in mano un contratto da firmare per tornare a settembre e restare qui..
E il resto e' storia, qui sul blog!! :-)

22 commenti:

  1. Credo che tu sia stata fortunata col vecchio capo che ti ha spronato ad andare fuori per un po'...e ti ha trovato anche i finanziamenti, o sbaglio? :)
    Mi fa piacere quando sento storie così, io di solito sono più abituata a capi tipo quelli del Tecnico!

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    1. Si', era una fortuna che purtroppo ai tempi non sono stata in grado di sfruttare...pero' poi ho recuperato, anche se un po' a spese mie!

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  2. Ma lo sai che piu' ti leggo e piu' penso che tu sia proprio una persona speciale? E guarda e' strana questa cosa perche' io sono praticamente l' opposto tuo, cioe' cresciuta praticamente senza famiglia, sempre in giro e malgrado queste diversita' mi riconosco in certi tuoi modi di essere..in ogni caso grazie che hai raccontato questi passaggi, mi piace proprio leggerti e secondo me tu sei una brillante che trovera' la sua dimensione o magari l' hai gia' trovata!

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    1. Grazie, quanti complimenti!! Per adesso non mi trovo male in questa dimensione, speriamo che duri!! Alla fine cmq il modo in cui siamo dipende si' dalla famiglia, ma anche da come siamo nate credo, quindi possiamo essere molto simili anche se partite da basi tanto diverse!

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  3. Ho come l'impressione che questa esperienza abbia fatto bene ad entrambi! ;)

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  4. Una vera e bella storia con tanto di colpi di scena! Bello conoscerla!

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    1. Una storia un po' meno lineare del solito ecco, diciamo che sono arrivata alla meta attraverso una strada tortuosa e tante soste!

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  5. Cavoli, quando si dice il destino....dovevi partire e basta, era scritto così, tu sfuggivi e lui ti rincorreva.

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  6. Ma allora, se i tuoi capi sono sempre stati cosi propensi a farti crescere professionalmente e a cercarti opportunita', vuol dire che tanto male come ricercatrice non lo sei, dai ;-) (anche non avevo dubbi, e non serve la conferma del capo...)

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    1. No, lo sai che sono il grande bluff!!!! :-)

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  7. Averveli capi come i tuoi! Che bella storia *___* Io spero che troviate lì la vostra dimensione, e lo dico da persona che ha dovuto lasciare da parte le proprie ambizioni e la voglia di andar via dall'Italia (ma anche solo dal paesello) per motivi di causa maggiore.

    Vi auguro infinita gioia e fortuna! Forza! <3

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    1. Esatto, riconosco di aver avuto opportunita' che non ho saputo sfruttare e poi successivamente riconosco di aver avuto la fortuna di poter essere in condizioni di lasciare e andarmene, che non e' da tutti!

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    2. Sei stata coraggiosa! Perchè comunque ci vuole tanto coraggio ad andar via, sia Italia per Italia e ancora di più all'estero! Avete tutto il mio supporto morale! ^___^

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  8. Chi ha il pane non ha i denti... :D
    Noi abbiamo fatto dei casini incredibili per riuscire a farci "spedire" all'estero dal titolare di mio marito!!
    In ogni caso, é stata la scelta giusta ed è quello che conta.
    Sei una donna in gamba e ti auguro il meglio per il futuro!!

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    1. Verissimo, un po' mi vergogno quando penso a chi vorrebbe e non puo' e io invece ho sempre rifiutato...va beh, l'importante e' che alla fine mi sia fatta coraggio e sia venuta qui!
      Grazie! :-*

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  9. Ecco I tasselli cjhe mi mancavano!!!! Grazie x averli raccontati!

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