giovedì 26 giugno 2014

Smetto quando voglio

Qualche sera fa io e il Tecnico abbiamo guardato il film "Smetto quando voglio" , una produzione italiana di inizio 2014. 
 
qui
 
La storia e' molto semplice: Pietro, un ricercatore di neurobiologia, molto brillante ma precario da una vita, si vede rifiutare il rinnovo del suo assegno di ricerca a causa dei tagli all'universita' e anche del suo mentore, un professore inetto la cui preoccupazione principale e' solo allearsi con gli puo' garantire piu' favori. Stanco e frustrato, pieno di debiti e incapace di deludere nuovamente la compagna, finge di essere stato assunto a tempo indeterminato e invece usa il suo innovativo software di predizione molecolare per creare una nuova droga, potentissima ma legale perche' non inserita nell'elenco delle sostanze proibite. Inizia cosi' un vero e proprio impero dello spaccio, coinvolgendo nell'impresa altri brillanti laureati (un chimico, due latinisti, un economista, un archeologo e un antropologo), come lui costretti a vivere ai margini della societa'.
Il film non aspirava a grandi premi e non era neppure troppo originale, visto che il richiamo alla famosa serie "breaking bad" era fin troppo evidente. 
Pensavamo semplicemente di passare qualche ora spensierata. 
Effettvamente ci sono battute spassose e sketch esilaranti, soprattutto nella prima parte, ma la sensazione predominante per tutto il film e' stata una grande rabbia ed amarezza.
Questo film cosi' leggero in realta' tocca dei tasti troppo fastidiosi per chi ci e' passato in prima persona o ha amici che ci sono ancora in mezzo. 
Per chi ha visto contratti non rinnovati a chi lo meritava e concorsi vinti da incapaci. 
Per chi ha sgobbato sui libri per anni per poi non trovare un lavoro nel suo campo ed e' costretto a fare tutt'altro, spesso in nero o sottopagato. 
Per chi ha vissuto con le borse di studio da 800 euro, piegandosi alle richieste piu' assurde del professore nella speranza del famoso posto a tempo indeterminato. 
Per chi si e' sentito dire che e' troppo qualificato (vero Princess?), che laureati non ne vogliono perche' poi cercano sempre di andarsene via per trovare di meglio.
Noi siamo stati fortunati, abbiamo potuto impacchettare le nostre quattro cose, chiudere tutto e cercare altrove quello che il nostro paese non sapeva piu' darci. 
Ma non smette di farmi incazzare tutto questo.
Come ha detto meglio di me il rettore di Bologna nel suo discorso ai neo dottori di ricerca: «Cosa si pensa della ricerca nel nostro paese? Riteniamo possa esserci un futuro senza ricerca? Vogliamo continuare a credere e far credere che nel 2014 un calciatore valga più di un ricercatore?».
Ho continuato a pensarci anche il giorno dopo, quando ho letto questo su FB:
"..è questa vita da precari che rovina la generazione di noi trentenni..i bamboccioni di Brunetta. E' questa vita che ti fa venire l'ansia a 3/4 mesi dalla scadenza del contratto, che ti fa sentire in colpa se prendi due settimane di ferie, che ti fa chiedere ogni giorno se hai lavorato abbastanza bene da avere il rinnovo del contratto..questa precarietà che ti stringe alla gola, che ti fa chiedere ogni giorno se riuscirai a pagare il mutuo e che ti fa programmare la maternità nell'attimo più propizio, come se fosse un appuntamento dal parrucchiere..". 
Conosco bene la persona che ha scritto questa frase, e' stata una mia studentessa per due anni ed era (e') una persona scrupolosa, preparata, brillante. Una che lavora sodo. Lei in Italia ci e' rimasta, per tante ragioni troppo lunghe da spiegare. 
E sono sicura che anche lei non riderebbe molto davanti a quel film.

11 commenti:

  1. Da moglie di phd ti capisco benissimo (che poi parliamone, la moglie di PhD sta messa pure peggio: lascia il suo lavoro per trasferirsi in un posto in cui per anni e anni non potra' nemmeno cercarne un altro, dove avra' costanti e pesantissimi complessi d'inferiorita' perche' col marito frequentano solo altri stranieri geni, dove sara' inevitabilmente considerata una mantenuta nonostante si smazzi casa e figli tutto il giorno...Ok, la pianto con l'angolo Calimero).
    La cosa pazzesca e' che noi laureati in materie non scentifiche ci sentiamo rimbrottare per anni e anni che all'italia servono ingegneri, biologi, fisici ecc., poi ci guardiamo intorno e dobbiamo prendere atto del fatto che i brillanti ingegneri e ricercatori formati dall'ancora ottima universita' italiana, coi soldi degli italiani per altro, sono tutti all'estero e non si fa assolutamente niente per farli tornare. Anzi, il messaggio per chi e' gia' fuori non potrebbe essere piu' chiaro: restate dove siete :-/

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    1. oh Cherry, quanto ti capisco. Una che e' Phd in Comparative Law che come tutti sanno non serve a niente perche' figurati se mai ai geniali parlamentari italiani potrebbe venire in mentee che forse prima di fare una legge sarebbe bene vedere come hanno risolto lo stesso problema altrove e fare tesoro dell'esperienza altrui

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    2. Cherry, quanto hai ragione...un tempo la laurea in materie scientifiche ti garantiva un lavoro...adesso siamo tutti sulla stessa barca, che fa acqua da tutte le parti...e l'espatrio diventa sempre piu' l'unica soluzione invece che una scelta!

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  2. Effettivamente non so come si possa etichettare questo film come "il più divertente dell'anno". In Italia abbiamo la tendenza a sdrammatizzare questioni serie e poi ci accapigliamo per Balotelli, Prandelli e la Nazionale.

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    1. penso che chi lo abbia ribattezzato cosi voleva essere molto molto molto sarcastico...

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    2. No secondo me lo pensavano davvero...perche' e' divertente, e' innegabile...e se fossi un meccanico con la mia officina forse lo troverei esilarante...

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  3. Eh. Tocchi tasti dolenti. Più vai avanti più la posta in gioco è alta più si stringe il collo di bottiglia. Ho 36 anni, tra 10 mesi scade il mio contratto. Sono "vecchia", sono mamma. Chi mi si piglia? Non voglio diventare come quelle che a 50 anni ancora stanno con i contratti annuali. Scusa lo sfogo, ma l'ansia sta arrivando. E questa cosa della droga è un'idea niente male. Adesso c'è anche una del CTF nel gruppo ;-)

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    1. Uno ci comincia a pensare sul serio alle vie illegali, dopo anni passati tentando di cavarsela con quelle legali!!! La spinta ad andarmene me l'ha data proprio una mia collega, 22 anni nello stesso posto di lavoro, con borse di studio precarie...lasciata a casa per 1 anno e poi raissunta alla meta' dei soldi di prima!!!

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  4. Quante cose ci sono da dire su questo argomento!
    Come scrivevo l'altro giorno su FB, l'Italia forma gli studenti, offre loro una laurea, delle specializzazioni post lauream, dei dottorati e dei post dottorati per poi dare loro una bella stretta di mano e dire "Grazie e arrivederci". Tutte queste competenze finiscono con l'allontanarsi a tempo indeterminato dal Bel Paese e finiscono altrove, lì dove magari vengono sfruttate meglio di quanto si sappia fare in Italia dove il sistema è incatenato da una fitta e appiccicosa ragnatela! Non parliamo poi dell'ambito umanistico... noi che con la storia dell'arte dovremmo portare l'Italia ai vertici mondiali per il patrimonio storico-artistico che abbiamo!!
    Che amarezza, dici bene... una grande amarezza...

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  5. eh....l 'ambito umanistico anche peggio, io pero' il film l'ho trovato divertente davvero sara' che l 'ironia smorza la rabbia oppure e' perche' tanto ormai si e' cosi' consapevoli della situazione che tanto vale riderci su. grande Sermonti nel ruolo dell'antropologo :)

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  6. Me ne sto zitta che è meglio. Tutta la settimana certe notizie di concorsi italiani mi hanno avvelenato il sangue. Sono sempe più sicura che è meglio far la commessa negli US che tornare in Italia. Magari me lo darebbero pure un posto, ma morirei all'idea di essere connivente con un sistema così marcio e ingiusto

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