venerdì 7 novembre 2014

Domande senza risposta

Forse non dovrei neppure sciverlo questo post perche' non ne ho le competenze. Non pretendo di scrivere cose intelligenti a riguardo, solo quello che mi sta passando per la testa.

Qualche giorno fa e' morta una persona che non conoscevo ma che era la sorella di una ragazza che invece conosco molto bene, anche se non la vedo da qualche anno. 

Si e' suicidata.
Ho sentito i vari commenti a riguardo.
I soliti.
"Sembrava serena.
Ma come, aveva una vita tranquilla, un lavoro, un matrimonio, due bei bambini.
Era sempre cosi' gentile e sorridente, chi l'avrebbe mai detto.
Avevo sentito che aveva avuto qualche problema di depressione ma non mi sembrava fosse cosi' grave."
Ecco, il "cosi' grave", come si quantifica?

La depressione e' cosi' subdola, cosi' multiforme e sfuggente.
La gente comune si immagina il depresso come una persona che non si preoccupa piu' del suo aspetto, piange senza sosta, non riesce ad alzarsi dal letto o ad andare al lavoro o a prendersi cura dei propri figli. Una persona che non sorride mai, che non ha passioni ne' hobby, che non sa amare e farsi amare, che non esce piu' di casa.
Ecco, se vedi una persona cara in queste condizioni, ti preoccupi e temi il peggio.
Ma non esiste solo in questa forma, cosi' chiara e facile da individuare.
Ci sono depressi che diventano iperattivi per cercare di trovare sollievo al vuoto che sentono dentro e allora li vedi impegnarsi in mille attivita', lavorare senza sosta, cucinare torte alle 4 di mattina e fare sport ogni giorno.
Altri che continunano a condurre una vita apparentemente normale e consueta, lavorano, giocano con i figli, studiano...ma se li guardi da vicino vedi che l'occhio e' spento e tutto e' una pura ripetizione meccanica di doveri senza alcun piacere.
Ce ne sono che si mettono a fare i giullari di corte per fare ridere il pubblico e convincere se stessi e gli altri che va tutto bene, per evitare che possa in qualche modo trasparire quello che stanno provando.
In questi casi, capire cosa davvero sta succedendo e' un'impresa durissima.
E ammesso anche che si comprenda che persona cara e' depressa, come si fa a capire se non deve essere mai lasciata sola o se possiamo stare tranquilli?
Sono stata depressa e il 98% delle persone che mi erano attorno non se ne sono accorte, non me ne sono accorta neppure io all'inizio. Quando me lo hanno detto, mi sono fatta una gran risata...chi io? Ma se lavoro, creo, esco con gli amici, rido e faccio ridere. Certo, a volte sono un po' triste, ma da expat e' normale, no? E anche quelli a cui l'ho raccontato si sono uniti alla mia risata.
Mio papa' ha avuto un periodo durissimo dopo la malattia e l'incidente, era irriconoscibile, smagrito e spento. Senza uno scopo.
Un'altra persona cara ha attraversato un periodo molto pesante, se ne stava in casa senza aver voglia di uscire e neppure di lavarsi, prendeva pastiglie per poter dormire, piangeva tanto.
Eravamo depressi ma nessuno si e' mai sognato di pensare che potessimo toglierci la vita. Ne' che non potessimo essere lasciati soli.
Noi siamo ancora qui.
La sorella della mia amica no.
Si poteva fare qualcosa? Si doveva fare qualcosa?
Come si fa a distinguere tra una depressione che puo' portarti al gesto estremo e una che ti avvolge di maliconia e basta?
Se non sei un medico o uno psicologo (ammesso che ci siano dei criteri applicabili per avere una risposta certa), come fai a capire se tu o la persona che ti sta accanto siete pericolosi per voi stessi?
Mi turbano tanto queste domande.

14 commenti:

  1. Ho sofferto di depressione dopo la morte di mia mamma, mi sono "curata", sono passati anni e mi sono rotta le scatole di continuare a prendere antidepressivi, tanto stavo male comunque, quindi mi sono disintossicata. Sto male ancora? Si. Non è certo per mia mamma, ormai quel peso l'ho posato, sono passati 9 anni, l'ho accettata la sua dipartita. Perchè sto male? Non riesco più avere leggerezza nel vivere. Vuoi per i problemi lavorativi, vuoi per problemi caratteriali con terze persone, vuoi per il mio modo di prendere le cose. Ho mai pensato ad uccidermi? Si, ma fin'ora mi ha tenuto qui l'amore per i miei figli. Ecco, quando smetti di avere quell'appiglio che ti tiene ancora alla terra, quando credi che gli altri starebbero meglio senza di te, allora molli la presa. La mia è una considerazione personale, magari sbaglio, ma per me è così.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie del tuo commento Moky, davvero. hai perfettamente ragione, finche' hai un appiglio, qualunque esso sia, che ti tiene ancorata alla vita, andra' tutto bene. Mi chiedo solo come si faccia a capire quando l'appiglio non c'e' piu'.

      Elimina
    2. Moky, qui c'è una lacrimuccia tutta per te! Non arrenderti a quella "non leggerezza del vivere!"!! Lo dico a te, ma per sentirmelo dire, lo ammetto, ho bisogno anche io di ricordarmelo!! Erano due anni che mi sentivo parecchio giù, forse sto davvero risalendo, forse sto vedendo la luce. Sono quei circoli virtuosi che bisogna cavalcare, seguire, per farsi portare lontano.

      Elimina
  2. Io mi incazzo sempre quando sento qualcuno dire "ma come? sembrava così serena, gentile. Sorrideva sempre". Possibile che ancora dobbiamo scontrarci con questa superficialità? La depressione non ha nulla a che vedere con quello che una persona lascia apparire di se. Anzi.
    Questa società ci ha insegnato che dobbiamo essere felici per forza, a tutti i costi. Non ammette intoppi, prese d'aria, sofferenze, pause. E la cosa peggiore è che ci ha insegnato che dobbiamo sempre OSTENTARE la nostra felicità. Che sia vera o falsa poco importa.
    La depressione si nasconde perché è sottovalutata, mal gestita, giudicata. E questo mi fa tanta tristezza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' vero, la depressione e' ancora qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere a tutti i costi. E concordo anche con il fatto che ci si senta sempre obbligati a fingere che vada tutto bene, perche' alle persone attorno fa piu' comodo cosi'. Io nel mio piccolo devo farlo quotidianamente, ogni volta che vedo i miei su skype devo coprire le occhiaie, asciugare le lacrime e cancellare le rughe.

      Elimina
  3. Argomento spinoso, difficile da affrontare. Chi direttamente, chi di traverso, ognuno di noi viene toccato da quel mostro e nessuno - nessuno!! - può avere la certezza di essere immune a quella malattia. La chiamo così, nonostante qualche volte passi totalmente inosservata.
    Anche io ho tante domande e nessuna risposta. Fa paura e lo fa ancora di più la consapevolezza che spesso non venga presa sul serio quando dovrebbe, ma solo quando ormai è troppo tardi.
    Mi dispiace tanto per la sorella della tua amica, davvero e scusa per questo commento sconclusionato. Un abbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per il commento. Non sapevo come affrontare questo argomento e come scriverne, ma mi pesava troppo tenerlo dentro. E' difficile capire la distinzione tra semplice tristezza passeggera e qualcosa di piu', credo che questo renda tutto piu' complesso da diagnosticare in tempo.

      Elimina
  4. Me lo chiedo spesso anch'io. A volte mi chiedo anche se chi mi sta intorno riuscirebbe ad accorgersi del mio malessere, qualora ce l'avessi. Perché le persone cosiddette "forti", tra cui mi classifico anch'io, fanno di tutto per far star bene gli altri ma faticano a mostrare i propri drammi interiori.
    Mi dispiace tanto per la tua amica, sua sorella e tutta la sua famiglia che ora sarà assalita dai sensi di colpa e da domande a cui non sapranno dare risposta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A parte con mio marito, che purtroppo per lui conosce ogni mio lato oscuro, anche io tendo sempre a nascondere il mio vero malessere, magari parlo di angoscia e tristezza ma poi ci metto una battuta giusto per sdramatizzare e buttare tutto in caciara. Dispiace moltissimo anche a me, per questa donna che non ha saputo trovare una motivazione sufficiente per vivere e per la famiglia che e' rimasta, che non potra' fare a meno di chiedersi cosa poteva fare perche' non capitasse.

      Elimina
  5. Anche io qualche settimana fa ho vissuto la stessa tua perdita. Io invece conoscevo molto bene la persona che si è tolta la vita, giudicato da tutti, molto superficialmente, una persona chiusa e difficile, senza sapere che dentro covava un disperato mal di vivere, che lo ha convinto che non valesse più la pena vivere e ha preferito congedarsi da questo mondo che l'ha etichettato senza sapere nulla di lui e della sua vita. Spesso veniamo attaccati perchè esprimiamo pensieri pessimistici dovuti spesso alle situazioni che viviamo e in buona fede ne parliamo, magari cercando sostegno, e spesso veniamo giudicati con superficialità, ignorando cosa potrebbe celarsi dietro ogni stato negativo. Detto questo, al funerale del mio amico durante l'omelia, mi tornava in mente una frase letta su un social e attribuita a Carlo Mazzacurati: "Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”.
    Io cerco di farlo. Perchè potrei trovarmi nella stessa situazione e avere lo stesso disperato bisogno di gentilezza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io penso spesso a quella frase e mi accorgo che non sempre riesco a riservare agli altri quella stessa gentilezza e comprensione che vorrei mi toccasse se mi trovassi in difficolta'. A volte perche' si e' stanchi o di corsa o si ha solo voglia di dimenticarsi che esista il male e allora si fugge dai pessimisti e dai lamentosi. Credo che sia umanamente impossibile riuscire a calarsi sempre nei panni altrui e cercare di dare appoggio anche se si ricevono spintoni, ma sono d'accordo che sia giusto provarci.

      Elimina
  6. sono turbata quanto te. Non so rispondere ai tuoi interrogativi. So che all'inizio della mia prima psicoterapia mi chiesero di compilare un formulario, parecchie domande vertevano su pensieri suicidari. Stavo molto male, attacchi di panico, tristezza profonda e sensod i inadeguadeza che mi distruggeva (qualcuno lo chiamo' burnout, ma era solo la punta di un iceberg ma forse spesso lo è). Per fortuna non avevo pensieri suicidari. Però leggendoti non posso fare a meno di chiedermi cosa sarebbe cambiato nella terapia, nell'approccio della psicologa se io li avessi avuti.

    Poi c'è da dire una cosa. Siamo tutti bravi a leggerci e commentarci e dire che bisogna essere comprensivi, ma la verità vera è che nella vita di ogni giorno i depressi vengono evitati peggio degli appestati. Poche persone -per professione o "santitudine" o illuminazione del momento- riesce davvero bene a sopportare la vicinanza ad una persona depressa. Poi ci sono quelli che dicpono che la depressione è contagiosa (dov'è che l'ho letta sta cosa? non mi ricordo). Ed è da fargli un applauso, davvero! Perchè invece non si dice che la depressione contagia quelli che depressi lo sono già?! Invece di caricare di ulteriore senso d colpa chi non ce la fa. Chi malgrado tutto non trova la voglia, la scintilla, il perchè...
    Sconclusionato questo mio commento. Ma mi appassiono, lo sai...
    un bacio grande!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so che questi argomenti ti trovano sempre in prima linea e ogni volta mi piacciono i tuoi commenti. Hai super ragione sul tuo ultimo ragionamemto, il depresso non ci contagia ma talvolta slatentizza la depressione che e' in noi e quindi spaventa. Io stessa, quando mi sento particolarmente vicina al baratro della tristezza, fuggo da chi sta male perche' ho paura di andare piu' giu'. Ma non e' giusto, e non e' vero. Altrimenti basterebbe avere vicino una persona felice per divernarlo!

      Elimina
    2. torno a rettificare quanto detto. Come dici bene tu nel post ci sono persone apparentemente solari e serene eppure depresse. Dipende dal carattere probabilmente, se la depressione si somma ad altri problemi o a tratti caratteriali complicati, allora l'interazione sociale diventa molto difficile.

      Elimina