giovedì 27 febbraio 2014

Ancora sull'espatrio (piu' o meno)

......Dal tono tenero, leggermente angosciato con cui aveva pronunciato queste parole avevo capito che mio padre era una persona ferita, che il suo amore per me era sincero, immenso ed eterno come il cielo, e che avrebbe gravato su di me per sempre. Era quel tipo di amore che prima o poi ti avrebbe inchiodato a una scelta: o ti liberavi con una lacerazione o rimanevi e sopportavi la sua intransigenza, anche se ti torchiava sino a farti rimpicciolire......

E l'eco rispose (Khaled Hosseini)

lunedì 24 febbraio 2014

Come sono finita al di là (o al di qua) dell'oceano

E' gia' passato il primo anniversario dall'apertura del blog e non me ne sono neppure accorta, proprio io che magari scartavetro le palle sgrido il Tecnico perche' non si ricorda il giorno in cui mi ha detto 'ciao' per la prima volta...scherzo! 
E comunque dopo piu' di un anno non ho ancora raccontato con precisione come sono finita qui, lasciando solo qualche dettaglio qui e la'.
Beh, la mia (nostra) presenza qui si potrebbe spiegare con una semplice equivalenza: Biologi=ricerca all'estero, ovvio no? Le persone che fanno il nostro mestiere sanno che se vogliono fare ricerca ad un certo livello e arricchire il curriculum, l'esperienza all'estero, piu' o meno lunga, se la devono fare per forza.
Ecco, non e' andata proprio cosi' per me.
Facciamo un passo indietro.
Sono cresciuta in una famiglia molto unita, quasi troppo, nel senso che mi hanno insegnato cose tipo che marito e moglie non si separano mai neppure per un giorno, che i figli escono di casa solo se si sposano e quando questo succede si allontanano molto poco dalla casa di origine, ecc. Cosi' hanno fatto i miei genitori e cosi' ha fatto mia sorella, che e' andata a vivere a pochi km dai miei e non ha costruito la sua famiglia indipendente...semplicemente mio cognato e' stato inglobato nella nostra. Devo dire che io non mi sentivo male in questo ambiente, non mi sentivo soffocare...mi sembrava normale...e in una situazione cosi', il pensiero di andarmene all'estero da sola, allontanadomi cosi' tanto da loro, mi sembrava intollerabile.
Quando poi mi sono messa con il Tecnico, la mia incredibile gelosia non mi faceva neppure contemplare l'idea di stare lontana per mesi, lasciandolo in Italia da solo in balia di altre donne!! :-)
Ho passato tutto il dottorato a cercare di evitare di essere mandata all'estero, resistendo strenuamente a tutte le proposte del mio capo. I due ragazzi che hanno fatto il dottorato con me invece sono andati una in Olanda e l'altro in Usa, ma io mica li invidiavo! Sublimavo il mio desiderio di conoscenza con i viaggi ed ero a posto cosi'.
Finito il dottorato, il mio capo mi aveva trovato un assegno di ricerca e mi aveva detto chiaramente "adesso non ti puoi piu' rifiutare, l'esperienza all'estero non puo' mancare nel tuo curriculum". E io cosa ho fatto? Ho cambiato lavoro!! Si', sono andata a lavorare in un piccolo laboratorio in ospedale, dove si faceva anche diagnostica...era una frustrazione per le mie aspirazioni di ricerca (perche' sono sempre stata codarda ma ambiziosa) ma me lo facevo andare bene.
Il Tecnico invece e' sempre stato tutto all'opposto. Da anni supplicava il suo capo di mandarlo all'estero per qualche mese, senza nessun risultato. Inoltre non era contento del posto dove lavorarava e tornava a casa nervoso e avvilito...ma i  tanti CV mandati in giro per l'Italia non avevano dato nessun risultato.
Nel 2010 il mio nuovo capo comincio' a dirmi che voleva mandarmi 6 mesi in Usa per farmi crescere professionalmente e far in modo che riportassi da la' nuove idee e nuove tecniche.
PANICO!!
Io nicchiavo, mi nascondevo dietro scuse improbabili, prendevo tempo...nel giro di qualche mese sembrava che se ne fosse dimenticato e io ero tornata alla mia solita vita.
Poi, a marzo 2011, il giorno del nostro matrimonio, i nostri due capi si avvicinano ai nostri genitori e dicono "adesso li mandiamo all'estero per un po' questi due ragazzi eh!".
RI-PANICO!
Questa volta la cosa e' davero concreta. 
Beh, almeno una cosa positiva c'era questa volta: potevo condividere questi mesi con mio marito, che avrebbe finalmente realizzato il suo sogno!!
Ecco...no...il Tecnico, uomo di smisurato orgoglio, non ci stava a fare il principe consorte! Si era convinto (e forse non a torto) che mandassero via anche lui giusto per essere certi che non avrei rifiutato..e quindi si era impuntato a non voler venire!! Mesi di lotte, pianti, litigate, minacce...io che gli dicevo "dai, magari poi la' ti piace e possiamo restarci!!"...e lui "ma cosa dici??? lo sanno tutti che e' un posto orrendo, nessuno vuole starci...e poi ti pare che lascio un lavoro sicuro qui in Italia?'. Non ne voleva sapere insomma!
Io mi sentivo sempre di piu' un topo stretto in un angolo, incapace di trovare una via di uscita ma incapace anche di dire chiaramente NO (mancanza di assertivita' o segreto desiderio di non aver scuse per partire?), mi lasciavo trascinare dalla corrente senza opporre resistenza..ho vissuto il tempo che mi separava dalla partenza nel panico piu' totale, ad immaginare scenari catastrofici, rapimenti, con l'angoscia che mi chiudeva la gola ogni giorno...e' famosa la cena di saluto dei colleghi di reparto, durante la quale le mie amiche  mi avevano definito 'la lobotomizzata', visto che avevo lo sguardo fisso dall'ansia e non risucivo a mangiare niente!!
Dopo lunghe ed estenuanti contrattazioni avevo pero' convinto il Tecnico a raggiungermi per almeno due mesi, ma sono comunque partita con la morte nel cuore...
Com'e' finita? Che sono stati 6 mesi molto belli, che i primi giorni non mi ha considerato nessuno e sono stata malissimo ma poi piano piano mi sono costruita un giro di amicizie e di impegni, che ho re-imparato quanto si stesse bene a vivere da soli e rispondere solo a se stessi, che ho capito che lavorare in quel modo mi faceva stare bene, che mi sono resa conto che vedere i miei su Skype non era la stessa cosa ma andava bene lo stesso...
E il Tecnico? E' arrivato diffidente e immusonito a meta' gennaio 2012 e neppure un mese dopo aveva gia' in mano un contratto da firmare per tornare a settembre e restare qui..
E il resto e' storia, qui sul blog!! :-)

mercoledì 19 febbraio 2014

Giochino

Sono poco presente, non scrivo da piu' di una settimana, continuo a leggere i blog che amo ma commento poco. 
Sto bene, sono solo tanto stanca. 
Non sono tanto le ore di lavoro il problema, alla fine potrei scrivere alla sera come ho sempre fatto....ma ultimamente sto analizzando dati al pc, tipo per 9 ore al giorno...per cui arrivo alla sera che ho gli occhi a led, vedo i cristalli liquidi chi mi ballano sulle pupille e il solo pensiero di aprire il pc di nuovo e scrivere un post mi fa venire la nausea.
Ce lo avrei anche in mente, sulla scia di quello scritto da Donatella volevo raccontare per bene cosa mi ha portato qui nel desolato midwest (o meglio chi, quando e come)...ma sarebbe lungo...lo faro' prima o poi, promesso! 
Nel frattempo assolvo i miei doveri e rispondo alle domande del giochino iniziato da trentazero e da mom-Renata, che ringrazio per la nomina!

Giochino facile-facile:
“Chi lo riceve deve ringraziare chi gliel’ha consegnato nominando il suo blog. E’ un modo per far simpatica pubblicità ad un blog che segui con interesse. Dopo di ché si risponde alle 10 domande che sono state poste; si nominano altri 10 blogger interessanti che abbiano meno di 200 followers; si preparano altre 10 domande e si avvisa i blogger della loro nomina.”

Ecco le domande di trentazero:
1) Perche’ hai deciso di andar via dal tuo paese?
Non l'ho proprio deciso, mi ci sono trovata...e comunque era una tappa quasi obbligata per una biologa che vuole lavorare nel campo della ricerca
2) Lo rifaresti?
Decisamente si!
3) Dove vorresti vivere VERAMENTE?
Se potessi in Italia, ma con le condizioni di vita e lavoro che ho qui (sanita' esclusa)...e una classe politica diversa...e meno burocrazia....
4) L’abitudine piu’ strana che hai acquisito?
Andare in giro con i beveroni di caffe'
5) Quando incontri un italiano all’estero… scatta l’antipatia, l’indifferenza o la simpatia??
Dipende...se e' qui per lavoro la simpatia o almeno il tentativo di interazione, se sono turisti fingo di non essere italiana :-D
6) Il cibo piu’ buono del tuo nuovo paese?
Hamburger e clam chowder
7) E quello piu’ orrido?
La odiosissima Cinnamon che mettono ovunque..o quando mi danno una pizza con l'aglio nell'impasto, nella passata di pomodoro e pure come condimento
8) Il tuo ultimo compleanno all’estero? Come l’hai passato?
Semplice cena fuori in un ristorante che mi piace
9) Dove sarai tra cinque anni?
Sinceramente non lo so, questa esperienza mi ha insegnato a vivere giorno per giorno senza fare programmi
10) Ad oggi la Felicita’ e’… ?
Sapere che mi basta avere accanto mio marito, il 'dove' conta sempre meno

Ecco le domande di Mom-Renata:
1. quale data imposteresti nella macchina del tempo?
1998, quando ho scelto l'universita'
2. che arma useresti per abbattere l'ostacolo che ti impedisce di realizzare il tuo GRANDE SOGNO?
Un'arma gentile, visto che sono io il maggiore ostacolo
3. teletrasporto: dove andresti in questo istante?
A cena a casa dei miei, poi caffe' con le amiche
4. quale libro vorresti poter vivere?
Un pippone romantico tipo Via con Vento
5. di quale film vorresti essere protagonista?
Idem, tipo 'C'e' posta per te' con Meg Ryan
6. il piatto che hai sempre sognato di riuscire a fare ma non sei mai riuscito/a o non hai mai osato provare?
I cannelloni con ricotta e spinaci...faccio le lasagne, le crespele e altra pasta fresca, ma questi mi inibiscono
7. il piatto da condividere in due?
Il gelato, ma prima devo creare uno spartiacque chiaro altrimenti il Tecnico si mangia tre quarti della vaschetta
8. un elettrodomestico per la cucina che hai sempre sognato e che non puoi permetterti?
Il Roomba...o una donna delle pulizie! :-)
9. hai a disposizione per 2 ore un grande chef, cosa gli chiederesti di prepararti?
Una montagna di pesce di mare senza salse di burro e intingoli strani
10. devi scegliere fra un magnifico quadro e una magnifica fotografia, quale sceglieresti?
Quadro se dipinto da me, fotografia se fatta dal Tecnico :-)

martedì 11 febbraio 2014

Conversazioni surreali 4

Premesssa 1.
Oggi mio papa' aveva la visita di controllo con l'oncologo
Premessa 2.
I collegamenti Skype con la mia famiglia seguono quasi sempre lo stesso copione: mamma si collega e mi chiede come va, papa' interviene ad un certo punto per sapere se ho scoperto qualcosa di vitale sul cancro (e visti i 20 cm che li separano, in genere vedo solo il mento) e la nonna saluta dallo sfondo a fine chiamata, dopo essersi racomandata di coprirmi bene perche' e' freddo.

Oggi in pausa pranzo li ho chiamati. 
Compare in primo piano mio papa', che aggiusta lo schermo in modo che veda bene il suo viso e mi dice, testuali parole:
- il dottore mi ha dato 6 mesi di vita
Pausa.
Io faccio in tempo a pensare: ma come...ho sentito mia sorella per Whatsapp a fine visita ed era tutto ok...forse non ha voluto dirmelo perche' papa' ci teneva a comunicarlo faccia a faccia...mi sembrava che la terapia facesse effetto e le analisi andasero bene, cosa sara' successo...
Di tutto questo turbinio di pensieri riesco solo a formulare un:
- Eh???
E lui, con il sorrisino di quando fa il simpa della cumpa:
- Si', il dottore mi ha detto che ci vediamo per la visita di controllo tra 6 mesi, quindi vuol dire che almeno altri 6 mesi di vita li ho di sicuro!!
- Ma papa', sono due cose completamente diverse!!!! Avere 6 mesi di vita vuol dire che vivrai AL MASSIMO 6 mesi, una visita a distanza di 6 mesi vuol dire che hai ALMENO 6 mesi in cui il dottore e' sicuro che starai bene!!!! 
- E io che ho detto? 
Ciao, ti passo la mamma adesso!
...
...
...
Direi che adesso e' palese da dove ho preso la mia ironia discutibile! :-D

martedì 4 febbraio 2014

Assertivita' variabile

Il post di Lucy di oggi mi ha dato molto da pensare. Tra le altre cose, si parlava di assertivita', che come dice il mio guru scientifico, wikipedia, " è una caratteristica del comportamenteo umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le propri emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l'interlocutore".
A proposito di me, se chiedete a chi mi conosce, potreste sentire due opinioni completamente opposte. 
Chi mi frequemta poco direbbe che non so assolutamente essere assertiva, perche' diffcilmente esprimo un forte dissenso soprattutto se mi trovo in un gruppo che si mostra compatto su un argomento e tengo spesso per me certe delusioni e certe frustrazioni, invece che comunicare ai diretti interessati come mi sono sentita.
Invece gli amici piu' cari (e soprattutto il marito) vi direbbero che la possiedo eccome, perche' dico sempre quando non sono d'accordo su un certo tema, porto avanti le mie ragioni con tutte le argomentazioni che possiedo e il disaccordo non cambia assolutamente l'opinione che ho di una persona. O meglio, la cambia solo se le ragioni o il punto di vista dell'altra persona mi sono intollerabili da un punto di vista etico. Tipo quello che mi ha detto che l'omosessualita' e' una malattia che va curata non lo voglio piu' vedere neppure in foto.
Quindi sono o non sono assertiva?
Eh, dipende.
Ne avevo gia' parlato sempre con Lucy in una chat privata tempo fa. In pratica le avevo raccontato che alcune cose che erano state dette nel contesto di un gruppo mi avevano un po' rattristato e che dopo quache giorno di rimuginare avevo deciso di parlarne con lei. Perche' con lei e non con tutti? La risposta che lei mi aveva dato e' che fanno cosi' anche i bambini, quando a scuola fanno i bravi e a casa i discoli perche' si esercitano al dissenso con le persone piu' familiari.
Effettivamente, con le persone che so che mi vogliono bene, che conoscono il peggio di me e comunque mi amano, mi permetto di affermare il mio pensiero. Tanto lo so che non smetteranno certo di amarmi per questo.
Con gli altri invece pratico la remissivita'....spesso per la paura di perdere un fragile legame appena nato, talvolta per il timore delle conseguenze. Ma e' solo calma apparente, dentro macino macino macino finche' non mi parte un attacco di panico, perche' il dissenso dovra' pure uscire in qualche modo no?
Questi pensieri mi hanno riportato a vecchi ricordi. 
Io non ero certa una bambina remissima, anzi. 
E ancora meno lo ero da adolescente. 
Gli scontri con mio padre erano pressoche' quotidiani, ed ero l'unica a oppormi a lui, le altre donne di casa mica lo facevano. Mia nonna lo idolatrava come solo una mamma di maschio sa fare...mia mamma lo ha sempre considerato l'uomo piu' intelligente e saggio della terra che per una svista si era innamorato di lei, di minore acume e di certo non all'altezza...mia sorella non aveva certo il coraggio di metterlo in dubbio. Io lo adoravo e volevo solo che fosse orgoglioso di me (potrei usare anche i verbi al presente...), ma non riuscivo a non contrastarlo quando pensavo che non fosse nel giusto. Passavo le ore ad argomentare con lui e poi finiva che mi mandava a quel paese, perche' non gli davo ragione. I confronti con mia sorella erano la norma, "tu non otterrai mai niente facendo cosi', guarda lei come e' buona e remissiva, non capisci niente, ecc.". Le punizioni per insubordinazione, pure. I suoi sguardi di disapprovazione, la sua delusione, i suoi musi e i suoi silenzi. Ho passato anni a pensare che non mi volesse bene (ero una bambina con tendenze al vittimismo eh, lo so), a cercare i certificati di adozione (true story) dicendo che non amava me quanto lei, a sentirmi sbagliata perche' non sapevo stare zitta e assecondarlo come tutti. Per lui era o bianco o nero, tipo "se la pensi cosi' e non come me, non voglio piu' avere a che fare con te". Il disaccordo era la fine delle nostre interazioni, senza appello.
Ci ho messo un bel po' a capire che ci voleva bene allo stesso modo, anche se io spesso la pensavo in modo diverso, anche se ho fatto tante scelte che lui non ha approvato, anche se ha dato molto di piu' a mia sorella per premiarla della sua remissivita' e punire me perche' non ritenevo giusto tutto quello che diceva.
E per certi versi siam ancora allo stesso punto.
Anche adesso sono l'unica che gli dice che dovrebbe andare in pensione, che andare da mille medici per avere consulti diversi da confrontare e' una cazzata, che non sono d'accordo con le sue idee politiche. E ancora si arrabbia e smette di parlarmi su skype per un po'. Quello che e' cambiato e' che non mi spavento piu'. Tanto poi lo so che ritorna, come se niente fosse, senza chiedere scusa mai. Ma ritorna, sempre, perche' mi vuole bene come gliene voglio io.
La cicatrice pero' un po' e' rimasta. La vecchia paura di perdere l'affetto di qualcuno solo perche' la vedo in modo diverso ci mette di piu' a guarire.
Intanto mi alleno eh...da domani piccoli esercizi di assertivita' quotidiani. :-)

lunedì 3 febbraio 2014

L'amore nell'era del virtuale

Io: Mamma, papa', sapete che si sono iscritti a Facebook anche G.O. (uno del paese, ultrasettantenne) e pure lo zio del Tecnico (anche lui tra i 70 e gli 80 anni)? Mancate solo voi!


Mamma: Eh,  sono tutti e due vedovi, l'avranno fatto di sicuro per trovare un'altra donna, si fa cosi' adesso


- Ma dai mamma!! FB non e' mica un sito di appuntamenti

- Eh ma lo sai come vanno queste cose, poi cerchi i vecchi amici, li ritrovi e  magari c'e' qualche vedova o single con cui accasarsi....

.... (a 80 anni???)


Ieri mattina mi sveglio, controllo FB e trovo una richiesta di amicizia...da parte di mio papa'!!

- Beh, ho visto che sei su Facebook anche tu adesso!


- Si' ma io non sono mica come quelli la' eh, non cerco mica una donna


- Ancora con questa storia, NON E' UN SITO DI INCONTRI!!!!

domenica 2 febbraio 2014

Un insegnante senza studenti

Insegnare mi piace, mi e' sempre piaciuto.
Mi piaceva quando ero alle superiori e facevo catechismo ai piccoletti.
Mi piaceva quando durante il dottorato avevo tenuto un paio di laboratori pratici e qualche lezione nel corso del mio capo.
Mi piaceva durante la specializzazione, quando ad ogni ciclo di nuovi tecnici biomedici facevo qualche ora di spiegazione sullo strumento che avevo imparato ad usare in quegli anni.
Mi piacerebbe ancora insegnare a dire il vero e ogni tanto accarezzo l'idea di farlo, anche se il mio inglese ancora molto basic non mi permetterebbe di dare il meglio...a meno che non insegnassi italiano, ma non e' quello a cui pensavo.
Dicevo, insegnare mi piace.
Con i bambini del catechismo mi piaceva stampare disegni da colorare, creare puzzle a tema, coinvolgerli nei lavoretti.
All'universita' e anche dopo mi piaceva studiare per le lezioni, cercare gli articoli piu' aggiornati, preparare la presentazione in power point, curare le animazioni, inserire delle immagini fatte bene, chiudere con una foto simpatica o una bella citazione.
 
Ma gli studenti...quelli no...quelli non li ho mai sopportati! :-D
La magia per me finisce sempre all'inizio della lezione, prima di tutto perche' e' uno stress psico-fisico fortissimo, con tanto di ascella pezzatissima, viso infuocato e voce un po' tremante. E poi spesso arrivo davanti alla classe tutta coinvolta dalla mia lezione e o non mi ascoltano o non fanno nessuna domanda o non mostrano il mio stesso entusiasmo per certi progetti o mi guardano con gli occhietti vacui....Mica sempre eh, dipende anche dall'eta' che hanno e dall'ora della lezione (dalle 4 alle 6 del lunedi' pomeriggio per esempio era mortale!!).
E forse devo considerare il fatto che evidentemente non sono molto brava nel attrarre l'interesse del pubblico, ma comunque ho avuto raramente la soddisfazione di una bella classe attiva e partecipativa....quando e' successo pero' lo ricordo come una cosa bellissima!
Purtroppo sopporto malvolentieri anche gli studenti che mi vengono assegnati in laboratorio...e che fatica mascherare lo sguardo di terrore quando la lab manager mi chiama per dirmi che sta per piovermene addosso un altro!!
In parte il problema sta nel fatto che per mia natura non so delegare e non mi fido di nessuno se non di me stessa (e a volte neppure di me...), per cui dare esperimenti a cui tengo in mano ad altri e' una vera fatica! Quando poi i dati non coincidono o sono strani, non so piu' di chi sia la colpa e finisco con il restare a notte in lab per ripeterli da sola e togliermi il dubbio...perche' lo studente poi e' infido e nega fino alla morte di aver fatto qualcosa di sbagliato!!!
Poi, diciamocelo, lo studente i primi mesi e' sono una gran rottura, perche' magari devo fare un esperimento che durerebbe 20 minuti, ma tra spiegare la teoria (pure in inglese), fare vedere come si fa e farli provare, se ne vanno ore e ore...poi se sei fortunata e te ne hanno affidato uno bravo, in pochi mesi diventa un aiuto (ne ho avuti un paio cosi', il lavoro con loro era triplicato invece che rallentato) ma il piu' delle volte o se ne vanno non appena diventati autonomi (perche' hano finito il loro stage) o capisci che non gli puoi affidare niente di prezioso e quindi te li tieni cercando di dare loro da fare le cose in cui possono fare meno danni. Uno stress insomma.
Da quando sono qui, ho avuto due giovani leve.
La prima era una ragazza molto brava, che gia' dalle prime volte aveva dimostrato molta precisione e manualita'...peccato che venisse in lab quando le pareva, con scuse assurde, facendomi spesso aspettare ore per poi non presentarsi. Senza scusarsi o avvertire. Dopo aver pazientato qualche mese, perche' mi sarebbe piaciuto fosse rimasta, ho dovuto dirle che non volevo piu' saperne e che si cercasse un altro posto. Ho poi saputo che aveva fatto la stessa cosa con altri lab.
Il secondo e' stato la mia missione sociale. 
Era capitato alla collega con cui ho avuto problemi ed essendo diversi come il giorno e la notte (lei ciarliera ed esuberante, lui timido e ombroso) erano del tutto incompatibili. Lei lo riempiva di urla e sgridate ogni giorno, lui era sempre piu' triste, ingobbito e silenzioso. Io lo difendevo perche' mi faceva pena...finche' lei stessa non mi ha chiesto di prenderlo, cosi' mi dava una mano e potevo vedere da sola che impiastro che era. E darle ragione.
Com'e finita? Che e' davvero un impiastro, fa alcune cose bene ma molte altre male, spesso si dimentica le cose, non scrive i protocolli, mette in dubbio quello che gli dico di fare e il mio silenzio sulla sua inettitudine (mai ammettere con il nemico di aver sbagliato, maaaaaaaaai) ha aumentato i miei scontri con la collega e il capetto. Bingo!
Quindi mi tocca di tenermelo e stare zitta, cosi' imparo a farmi i fatti miei e a non farmi impietosire da quelli che mi sembrano casi umani! :-D

NB: Prima che lo pensiate, anche gli studenti che sono capitati ai miei colleghi erano spesso cosi', non sono io!!!