lunedì 24 marzo 2014

Tutto il mondo e' paese

Finalmente posso raccontare di aver avuto delle rogne con la burocrazia americana, cosi' non mi potete piu' dire che sono una filo-americana che ne vede solo il bello in confronto al nostro bistrattato paese.
La scorsa settimana mi sono dovuta occupare della dichiarazione dei redditi. Io e il Tecnico ci siamo messi in stecca con i due pc per procedere insieme e confortarci a vicenda, la procedura era sempre stata abbastanza semplice grazie ad un software on line fornito dall'universita' e in cui bastava inserire davvero poche informazioni. Quasi a prova di idiota. Peccato che quando siamo entrati nelle rispettive pagine, lui non ha avuto nessun problema, mentre a me era precluso l'utilizzo del suddetto software. 
Panico! 
Mando una mail al responsabile delle tasse (e' domenica sera), che mi risponde il mattino seguente alle 8 dicendomi che a causa del mio 'dual status' del 2013 devo fare una dichiarazione dei redditi normale. 
Dual status?? Panico al quadrato!
Sapevo che il nostro visto (J1) era soggetto ad un 'tax treaty' tra stati uniti e italia, per cui per 2 anni dal nostro primo ingresso negli usa non abbiamo dovuto pagare la tasse. Fino a quel momento pero' nessuno aveva saputo dirmi se valeva l'anno solare, quello fiscale, il primo ingresso negli Usa o la prima volta in cui sono stata pagata da loro. Il responsabile delle tasse mi spiega che poiche' sono arrivata qui per la prima volta il primo dicembre del 2011, dal primo dicembre del 2013 ero passata da non-resident a resident alien, quindi sottoposta alla normale tassazione dei cittadini americani. 
Ecco spiegato il mio 'dual status' che mi avrebbe dato tante rogne: fino a novembre 2013 ero dentro al tax treaty ma a dicembre no, per cui non potevo usare l'amato programmino che era specifico solo per gli esenti. 
Stendiamo un velo pietoso sul fatto che per tutto il 2012 (novembre e dicembre esclusi) sono stata pagata dall'Italia, per cui il tax treaty di cui ho usufruito non mi ha dato nessun vantaggio...
A questo punto potevo fare come alcuni colleghi, che si era compilati da soli le tasse in dual status, ma mi sembrava piuttosto complicato e non volevo ritrovarmi tra 10 anni con l'equivalente americano di equitalia alle calcagna. Cosi' ho deciso di rivolgermi a degli 'esperti' nel settore, che mi dovevano risolvere tutto alla modica cifra di 70-80$. 
Pessima idea.
Ho preso appuntamento e mi sono presentata con tutti i miei bei documentini in ordine. Appena seduta davanti alla commercialista ho illustrato il mio complicato 'dual status' e in pochi secondo la sorridente signora ha assunto una faccia preoccupata e ben poco incoraggiante, neanche le avessi detto che avevo un mitra nello zaino. Ha chiamato subito una collega e si sono messe a confabulare sulla mia situazione, facendomi qualche domanda ogni tanto e con facce sempre piu' perplesse. Mi hanno detto che forse dovevo andare alla sede centrale perche' loro non potevano fare nulla, ma poi e' intervenuto il capo ufficio, che le ha rassicurate e ha sedato la sommossa. 
Siamo partiti con l'inserimento dei dati. 
Al termine della compilazione on line mi guarda un po' imbarazzata e mi dice che devo allo stato qualche migliaio di dollari. Io, che normalmente sono abbastanza timida e mi faccio mettere i piedi in testa piu' o meno da chiunque, quando si tratta di soldi richiamo lo spirito taccagno di mia madre e le rispondo, lapidaria, 'non credo proprio'. 
Punto. 
Inizia una diatriba, in cui sfoderando una conoscenza dell'inglese impensabile (piu' che lo studio pote' la paura di sganciare dei soldi) le ripeto che sui 12 mesi del 2013, 11 ero esente dalle tasse, per cui al massimo avrei pagato le tasse su uno stipendio, non di piu'. Lei parte con tutta una storia di test di presenza, giorni effettivi negli stati uniti, regole retroattive....io divento sempre piu' rossa e schiumo bava e fumo dalle orecchie! Interviene di nuovo il capo, si rifa' spiegare la situazione e mi dice che prima aveva capito male...il mio dual status e' complicato e solo alla sede centrale possono sistemarlo. 
Prendo un appuntamento per due giorni dopo e me ne esco incazzata come una pantera.
Il venerdi' mi presento alla sede centrale, che tra parentesi dista una ventina di minuti di strada, tutta highway, macchine che ti sorpassano a destra e sinistra e numerosi fuoripista e deviazioni gentilmente concessi dal mio navigatore, che non c'ha neanche colpa, visto che qui fanno un cavalcavia nuovo ogni 15 giorni...altro che i lavori della terza corsia della A14.
Insomma, arrivo puntuale ma con l'ascella pezzata e la fronte lucida. Mi accompagnano nell'ufficio di una signora che per eta' poteva essere mia nonna. Spero sia garanzia di esperienza. Le spiego la mia situazione e ancora una volta vedo materializzarsi la stessa espressione vacua della collega. Mi fa delle domande sul trattato con l'italia e io le dico che non sono un commercialista e che speravo lo sapessero loro. Consulta febbrilmente i suoi appunti, mi chiede cosa significano alcune voci del mio W-2 (ma sono io o lei l'addetta alle tasse??), digita compulsivamente conti incomprensibili alla calcolatrice. Insomma, con fatica e tanti dubbi riesce ad arrivare alla fine della mia dichiarazione dei redditi e mi prepara le buste da spedire al dipartimento del tesoro (manco quello fanno loro? va beh...)...poi mi dice di aspettare che mi dicano se va tutto bene...WTF??? Sono stata in quell'ufficio un'ora e mezza, ne sono uscita con 196$ dollari in meno, sudata che sembravo stata a raccogliere i pomodori al sole d'agosto, con un mal di testa lancinante e la sensazione di essere stata centrifugata a massima velocita'...e  mi dici che non sei neppure sicura di aver fatto tutto bene???
Mi hanno detto 'ah, ci vediamo l'anno prossimo, vedrai che allora sara' piu' facile e sapremo aiutarti meglio'....si' cuccu, piuttosto vado a farmi fare la dichiarazione dei redditi da Scajola.

giovedì 20 marzo 2014

Il peso dell'ansia

A 16 ho preso un aereo per andare a passare 15 giorni con una famiglia inglese. Ero eccitata ed emozionata, neppure per un attimo mi sono chiesta se il volo sarebbe andato bene, se sarei finita in una bella casa o in una topaia, se la famiglia sarebbe stata normale o pazza. Col senno di poi avrei fatto meglio a chiedermelo. Ma vabbe'.
A 19 anni mi hanno detto che avevo un tumore e che andavo operata d'urgenza. Io ho risposto che avevo i miei primi due esami da dare all'universita' e non potevo andare in ospedale prima di marzo. Cosi' ho fatto. Ricordo di aver avuto paura dell'anestesia ed ero triste perche' con il trattamento radioattivo non avrei potuto vedere mia sorella per qualche settimana, perche' era incinta della mia nipotina. Neppure per un attimo ho pensato che qualcosa potesse andare male, che potessi non farcela. Non mi ero informata, non sapevo nulla.
A 22 anni sono andata a Parigi in autobus e siamo stati la' per una settimana, dormendo nelle palestre. Non mi ero preoccupata del lungo viaggio, neppure sapevo quanto sarebbe durato. Non ho pensato che fosse pericoloso andarsene in giro di notte da soli o dormire dove capitava.
Poi nella mia vita e' entrata l'ansia.
Cominciata come da manuale, al cinema. Stavo vedendo Minority Report, me lo ricordo ancora. Da manuale anche la reazione, una corsa al pronto soccorso pensando di morire.
Ed e' cambiato tutto. 
Complice anche la vecchiaia eh, non lo nego. 
I bambini non hanno mai paura, gli adulti si.
E molta colpa ce l'ha anche Google, che ha messo nelle mani degli ansiosi la possibilita' di informarsi su malattie, sintomi, tragedie e statistiche.
Ho cominciato ad ascoltare ogni minimo sintomo del mio corpo. Negli anni ho creduto di avere la distrofia muscolare, un linfoma, un tumore all'intestino, un infarto e diversi ictus.
I miei voli aerei sono diventati una tortura. Tutti. Che fossero due ore o tredici.
Le vacanze andavano programmate perfettamente, leggendo racconti, recensioni e opinioni. Angosciandomi per tutti i rischi, le possibile malattie, i quartieri pericolosi.
Pero'.
Nel 2007 sono andata in Tanzania. Con la paura delle allucinazioni del farmaco anti-malaria, la paura di stare male in mezzo alla savana e la paura di essere sbranata da un leone. L'unica cosa che e' successa e' stata che ci siamo presi la dissenteria a forza di mangiare quello che ci cucinava il cuoco tanzano.
Nel 2008 sono stata in Giappone, 12 ore di volo da paura...il terrore di non essere capiti e non capire, l'incertezza di un viaggio programmato da soli senza nessun appoggio. Solo la tempura mi e' stata fatale, per il resto i ricordi sono solo bellissimi.
Nel 2009 ho fatto una vacanza in Nepal, con 4 giorni di trekking. Pensando che sarei morta sulle montagne, che sarei svenuta dalla fatica, che avrei avuto un attacco di panico sull'Annapurna. E' stato un viaggio stupendo.
Nel 2011 c'e' stato il viaggio di nozze in Argentina, che e' stato funestato da 1 mese di paure per i 6 voli interni, la navigazione tra i ghiacci e il lungo viaggio in bus fino al Cile. Quando parlo di quei giorni, ancora mi brillano gli occhi.
Questi sono i casi piu' eclatanti, ma non c'e' vacanza che non mi abbia visto immersa nel panico per almeno un mese prima. Che si trattasse di sorvolare l'oceano o fare 3 ore di auto per andare nelle Marche.
Tra un mese partiamo per 10 giorni in Peru'. Io sono almeno 2 mesi che do' di matto. Ho letto tutte le statistiche sul mal di montagna, ho detto al Tecnico che saremmo morti a 3400m o se non li' poi a 3800 di sicuro. Ho rotto le scatole ad amici medici e amici e basta, parlato con chiunque ci fosse gia' stato, pensato a possibili soluzioni per quando staro' male. Ho pensato di rinunciare, ho quasi sperato che qualcosa (non di grave eh) ci impedisse di andare. E non e' ancora detto, non mi sono rassegnata.
I cambiamenti hanno smesso di essere eccitanti e sono diventati una enorme fonte di stress, a cui resistere in ogni modo.
Pero' da allora ho cambiato quasi 10 case, 3 fidanzati a lungo termine, 3 lavori, un continente... anche se come ho reagito al pensiero di venire qui, ormai e' storia nota.
Lo dicevo ieri al Tecnico, che si lamentava perche' gli stavo funestando il pre partenza con le mie paturnie.
Io vorrei tornare ad essere quella spensierata e superficiale dei vent'anni, vorrei non aver mai provato il panico e vorrei godermi le cose senza inutili paturnie. Ma sono fatta cosi e posso fare poco per cambiarlo. Credo.
Pero' finora, pur piagnucolando, pestando i piedi e dando di matto, le cose le ho fatte tutte...io me la faccio bastare, voi che ne dite?

giovedì 13 marzo 2014

Criminali a piede libero

Tre settimane fa, appena arrivati nel parcheggio del'Universita', ci siamo resi conto che ci eravamo dimenticati gli assegni a casa, che servivano al Tecnico per pagare un poster per il congresso. Cosi' mi ha mollato al lavoro ed e' ripartito sgommando, mentre io gli urlavo "vai pianoooooooooo" (conosco i miei polli...).
Insomma, al ritorno e' stato fermato per eccesso di velocita'. 
Se fossimo stati in Italia non avrei fatto una piega, si paga la multa e pace (ci e' gia' successo un paio di volte...ehm...). 
Qui invece la cosa mi ha creato non poche ansie (chi l'avrebbe mai detto, io che sono sempre cosi' tranquilla...). 
Se poi consideriamo che il Tecnico si e' presentato con la faccia di un adolescente che aveva fatto una stupidata, un po' ridacchiando, potete immaginare le mie urla!! 
La cosa non era per niente semplice. 
Innanzitutto perche' anche se non stava andando fortissimo (52 miglia/h, circa 83 km/h) era in una strada in cui il limite era 25 miglia/h, per cui si e' beccato l'aggravante di aver sgarrato di piu' di 25 migilia la velocita' consentita...oltre al 'double speed', sempre perche' il limite era cosi' basso. Insomma, alla fine a causa di queste aggravanti non hanno potuto fargli la multa e basta e gli hanno detto di presentarsi in Tribunale. 
anicoPaura.
Nessuno e ripeto N E S S U N O dei ragazzi che conosciamo qui aveva mai avuto un'esperienza simile, per cui non sapevamo cosa aspettarci. Solo un collega era stato fermato con il tasso alcolico superiore ai limiti e si era dovuto procurare avvocati qui e in Italia, visto che poi non volevano ridargli il visto per tornare qui dopo le vacanze.
Ovviamente, tempo 3 ore e a me era partito il solito file "le cose peggiori che possono succedere".
Tipo.
Lui dice al suo capo che cambia lavoro (sta facendo colloqui), lo licenziano, il capo nuovo non riesce a fargli il visto perche' c'e' il reato di eccesso di velocita'. Al contempo il mio visto scade a giugno, non me lo rinnovano. Torniamo in Italia con la coda tra le gambe e senza piu' nulla, visto che lui aveva rinunciato al lavoro  statale due settimane prima.
Santo Google fa piu' danno che altro, come sempre...in alcuni post sembra reato in altri sembra non succeda nulla.
Alcuni ci consigliano di prendere un avvocato, altri dicono che e' una cazzata.
Proviamo a chiamare un avvocato ma al telefono non ci capiamo.
Notti insonni.
Litigate.
Io che lo sgrido e lui che ride (siamo lo yin e lo yang, io drammatizzo troppo e lui minimizza troppo).
Oggi era il giorno dell'udienza.
Ci presentiamo a mezzogiorno, il Tecnico vestito di tutto punto con camicia bianca, giacca e cravatta, che mi dice 'sono il principe del Foro!! come si dira' principe del foro in inglese?'. Idiota.
Io ho la gastrite, la colite, la salivazione azzerata, un attacco di panico e un occhio che mi balla.
Ci fanno accomodare in questa grande sala, non sappiamo se deve presentarsi lui o chiamano loro. 
Aspettiamo. 
Con noi ci sono facce normali, facce giovani, facce preoccupate e facce da delinquenti. 
Chiamano il Tecnico. 
Gli chiedono se ha un avvvocato...al 'no' gli chiedono come si dichiara. Risponde "guilty" (colpevole). Gli chiedono se vuole pagare subito e dice di si'.
Una vecchina lo accompagna all'uffcio, paga i suoi 180$ e siamo fuori.
Basta.
Finito.
Come nella piu' classica Baby-tradizione "molto rumore per nulla".
Stasera mi sono ubriacata di Pinot Grigio 'Stella della sera'.
La cosa che piu' mi fa incazzare e' che nessuno mi restituira' mai i minuti, le ore, i giorni, a volte anche i mesi che perdo ad angosciarmi e ad immaginare i 'worst case scenario'.
Fanculo.

lunedì 10 marzo 2014

Il sole all'improvviso

Lo so, l'ho gia' detto. Ma vorrei ribadirlo. Questo inverno e' stato un incubo, freddo e lunghissimo. Io non sono una che patisce moltissimo il freddo ma questa volta sono arrivata proprio allo stremo, la prima neve e' caduta a novembre e da allora non abbiamo praticamente avuto tregua! 
Quando ci siamo trasferiti qui era gia' iniziata la stagione del gelo, quindi siamo stati praticamente tappati in casa senza esplorare i dintorni, senza neppure sapere se c'erano parchi o camminamenti sul lungo fiume. Anche solo uscire di casa e fare i pochi metri fino alla macchina mi sembravano una tortura!!
Oggi finalmente abbiamo avuto una bellissima giornata di sole e temperature decenti (dove per decenti intendo 5 gradi, siamo arrivati al punto che qualsiasi cosa sopra lo zero ci sembra accettabile...), quindi per la prima volta, con addosso solo una felpa e senza giubbino, siamo usciti a vedere cosa c'era al di la' della recinzione del complesso dove viviamo.
Non siamo stati gli unici ad avere questa idea, evidentemente anche gli ormai temprati abitanti di Cbus non ne potevano piu' delle temperature polari e non vedevano l'ora di uscire un po' al sole, c'era pieno di famiglie con i bambini, ragazzi che giocavano a freesbee e tantissimi con cani che scorazzavano liberamente invece della solita uscita di pochi secondi con il cappottino addosso!
Abbiamo scoperto che il complesso confina con una serie di parchi tutti collegati tra di loro da un camminamento ed e' possibile fare lunghe passeggiate, noi siamo stati fuori piu' di un'ora e non abbiamo visto la fine del percorso! Tutti i parchi avevano una piccola area picnic con tavolini e panche, oltre a giostre e altalene per i bambini e il tramonto sul fiume e' stato un bellissimo spettacolo. La stagione non e' ancora molto adatta, alcuni tratti sono fangosi per la neve sciolta e il fiume che si era alzato molto e gli alberi sono grigi e spogli, ma gia' mi immagino le passeggiate in primavera con tutti gli alberi fioriti...e in estate uscire di casa con lo zainetto e farci un picnic in riva al fiume, per poi stenderci nel prato a fare la pennichella!
Questa citta' e' molto dura da sopportare in inverno e ogni volta mi viene voglia di scappare, anche lo scorso inverno, benche' molto meno freddo, era durato tantissimo e ogni settimana piangevo perche' volevo tornameme a casa...poi e' arrivata la primavera, i parchi e le strade si sono riempiti di alberi in fiore e Cbus e' tornata a sembrarmi un bel posto dove stare.
Insomma, devo solo avere pazienza qualche altro giorno!!

martedì 4 marzo 2014

Conversazioni surreali 5

Ad inizio settimana scorsa papa' ha fatto un'ecografia all'addome, in cui hanno trovato un calcolo biliare.
La sera stessa lui e mia mamma hanno piagnucolato un bel po' in diretta skype con me, inveendo contro il mondo crudele, il fato e il destino avverso, che si accanivano contro il povero papa' (che un po' c'ha pure ragione eh!). 
L'ecografista ha suggerito di non operare ma di seguire una dieta sana ed evitare burro, carne rossa, fritti, uova, insaccati, ecc. In pratica avrebbero dovuto eliminare circa il 95% della loro dieta abituale. Papa' mi dice inoltre di aver letto un articolo riguardo a quanto la cattiva alimentazione possa incidere negativamente sulla salute e di aver quindi capito di aver sbagliato tutto, per troppi anni. Ma da adesso cambiera' completamente abitudini: vuole mangiare piu' sano e dimagrire!

Passano 4 giorni...
Mi collego con la famiglia, io sono in pausa pranzo e loro hanno appena finito di cenare. 
 
Mia mamma mi dice tutta contenta che hanno appena mangiato i pinzini (il cosidetto gnocco fritto, cioe' una pastella di acqua e farina che viene poi fritta nello strutto), ovviamente accompagnati da salumi misti.

Sono esplosa.
Gliene ho dette di ogni per 10 minuti buoni, ricordando che il medico si era raccomandato di non mangiare pesante e che appena pochi giorni prima mi avevano fatto un sacco di belle promesse. A cui avevo creduto.

Loro hanno accampato tutte le scuse possibili, cose tipo:
- li avevamo in casa e bisognava finirli prima di cominciare la dieta
- tanto poi prendo la pastiglia per il colesterolo ed e' come se non avessi mangiato niente
- ne ho mangiati pochi pochi
- una volta ogni tanto si deve pur sgarrarre

Visto che le motivazioni non avevano nessun effeto su di me, si sono anche giocati la carta strappalacrime:
- la vita e' gia' abbastanza difficile, abbiamo lavorato duro per tanti anni, almeno lasciaci qualche gioia! Se ci togli anche il cibo buono, cosa ci resta!

Il tutto e' finito con mia mamma che ha tagliato corto, mio papa' che si e' chiuso in un offeso silenzio e la nonna (90 anni tra un mese) che ha detto: 'ma C (mia mamma), cosa gli sei andata a dire?? Dovevi tacere, lo sai che poi ci sgrida'.
....
....
Quando si sono ribaltati i ruoli? 
 
Come e' possibile che adesso io sia la madre rompicoglioni severa e loro 3 figli indisciplinati, di cui mia mamma e' la paurosa che non sa tenere nascoste le malefatte e viene sgridata dagli altri due, mio papa' il bambino che si offende a morte se lo riprendi e mia nonna (ripeto: novantenne) il capobranco-sorella maggiore che li esorta all'omerta' a ogni costo???

lunedì 3 marzo 2014

Misteri misteriosi

Stasera sono uscita di casa alle 7.30 per andare al corso di pittura. 
Posso giurare che a quell'ora il lavello era vuoto. 
Sono rientrata verso le 10.15 e il mio adorabile marito aveva preparato la cena: hamburger e broccoli lessati. 
Fin qui tutto ok. 
Per la cena sono stati usati 2 piatti, 2 bicchieri, 2 coltelli e 2 forchette. 
Dopo aver sparecchiato, nel lavello c'erano:
- 3 coperchi di misura diversa
- 2 padelle
- 1 casseruola
- 1 zuppiera
- 4 piatti piani grandi
- 4 piatti piani piccoli
- 1 piatto fondo
- 3 cucchiaini
- 5 forchette
- 4 coltelli
- 2 mestoli
- 1 coltello
- 3 taglieri di plastica di diverse misure
- 1 paletta
Lo stesso Tecnico, interrogato al riguardo, non ha saputo fornire una spiegazione su come abbia potuto sporcare tutto questo!