giovedì 25 settembre 2014

Parte 2 di 2 - Come si cambia (per non morire)

Vi avverto subito, la seconda parte e' molto meno succosa della prima! :-)

Tra me e la ex non ci sono mai stati problemi dal mio arrivo qui, a parte qualche momento imbarazzante tipo quando a pranzo e' capitato che si parlasse di gelosie, tradimenti e donne che rubano i fidanzati. In realta' pero' pare che l'imbarazzo sia solo mio...lei sembra sia stata sparaflashata come in Men in Black e abbia completamente rimosso tutto quello che e' successo 10 anni fa...meglio cosi' eh, ma mi pare cosi' strano!! 
Ad esempio quando racconto un aneddoto sul Tecnico, spesso lei mi guarda e dice cose tipo "ah, il Tecnico fa cosi'? non Lo avrei mai detto!"...come se non fosse stato il suo fidanzato per piu' di tre anni!!! 
Oppure succede che se siamo da sole, per riempire il silenzio (non abbiamo moltissimo in comune), lei inizi a ricordare episodi del passato o uscite del periodo in cui la sua coppia era in crisi e io stavo puntando il suo fidanzato...lei sembra assolutamente tranquilla, io mi metterei il mantello dell'invisibilita'!!

Ma veniamo al sodo.

L'anno scorso la ex e' stata vittima dei tagli del personale che hanno falciato il nostro laboratorio, ma ha trovato dopo poco tempo un altro posto di lavoro. La nuova capa, che il Tecnico conosceva molto bene, era da poco arrivata insieme al marito ed entrambi si erano creati un proprio gruppo di ricerca indipendente (sospetto che la ragione della separazione non siano solo i diversi ambiti di ricerca...per me anche loro, come noi, non riescono a lavorare insieme!!).
Quando il Tecnico, per la seconda volta in poco piu' di un anno, ha deciso di cambiare di nuovo lavoro (in questo e' perfettamente americano), ha chiesto consiglio ad un paio di persone fidate, che gi hanno suggerito di sentire dal marito della capa della sua ex...
Detto fatto, da giugno ha cominciato a lavorare per lui!
Anche io da tempo non ero piu' molto contenta del posto di lavoro dove stavo da quasi due anni, me ne sono lamentata spesso qui sul blog.
Nonostante questo, per mesi non ho avuto il coraggio di tentare un cambiamento, me ne stavo bloccata in una situazione che non mi piaceva ma che mi sembrava comunque migliore dell'ignoto, perche' conosciuta e consolidata. Le cose pero' sembravano peggiorare invece di sistemarsi, partivo al mattino sconsolata e tornavo alla sera nervosa e frustrata.
Le ragione erano varie.
Mi sentivo poco seguita, perche' il capo non c'era mai e quasi neppure sapeva chi stava facendo cosa. O perche'. E spesso a piu' persone nel lab veniva assegnato lo stesso progetto...
Le tensioni con la collega stronza dal carattere difficile erano sfociate in una guerra sotterranea da parte sua, a colpi di frasi dette casualmente perche' potessi sentirle, piccoli dispetti, critiche velate.
La persona con cui collaboravo non aveva mantenuto quanto promesso a luglio 2013. Stavamo lavorando ad un progetto (insieme alla collega di cui sopra), al termine del quale ci sarebbe stata la possibile pubblicazione su una rivista scientifica. Il mio nome doveva essere al primo posto, condiviso con l'altra. Poi mi sono ritrovata seconda...infine terza...e al momento sono quarta, senza che ci sia stata nessuna motivazione o spiegazione a riguardo, anche quando le ho chieste. E nel nostro campo la posizione dei nomi nell'articolo fa una differenza enorme.
Infine, quando l'universita' per il primo anno aveva reso pubblici gli stipendi di tutti i membri del laboratorio, era risultato palese che leccare il culo conversare amabilmente con le persone giuste valesse molto molto di piu' del lavorare duramente e dell'ottenere risultati.
Quest'ultima vicenda, sebbene fose paradossalmente quella forse meno importante, e' stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso...non mi ero trasferita a 7000 miglia da casa mia, sopportando tutte le fatiche di un espatrio (e voi lo sapete bene!!!), per poi ritrovarmi a vivere le cose viste mille volte in Italia, le stesse per cui avevo lasciato il mio paese!!!
Cosi' anche io mi sono messa alla ricerca di un altro posto di lavoro.
La moglie del capo del Tecnico (nonche' capa della ex) lavorava nel dipartimento in cui mi sarebbe piaciuto andare, per cui il Tecnico le ha chiesto se conosceva qualche gruppo di ricerca che stesse cercando personale.
A sorpresa, lei gli ha risposto che stava cercando un altro post doc per il suo laboratorio, per cui se ero interessata potevo passare da lei a fare due chiacchere, anche solo per capire di cosa si occupava e se poteva interessarmi. Io sono andata piu' per cortesia che per altro.
Invece abbiamo fatto un paio di colloqui, ci siamo piaciute subito e i progetti che mi ha proposto mi sono sembrati molto interessanti.
Morale della favola: tra due settimane inizio nel nuovo laboratorio!
Sulla carta avro' un capo che mi piace moltissimo "a pelle", la mia collega (la ex) sembra tranquilla al pensiero di avermi nel gruppo (ha anche parlato molto bene di me alla capa) e torno finalmente ad occuparmi di ematologia, che mi ha sempre appassionato tantissimo.
Nella realta', non so ovviamente come andra', vedremo nei prossimi mesi...per adesso mi godo la serenita' con cui accetto tutto quello che succede nel vecchio posto di lavoro, sapendo che tanto a breve non li rivedro' piu'...e sono ansiosa (stavolta in senso buono) di cominciare qualcosa di nuovo e stimolante.
Che giri strani che fanno il destino e la vita, pero'. 
Il Tecnico lavora da P, che e' sposato con D, per la quale a breve lavoreranno insieme sua moglie e la sua ex.
Chi l'avrebbe mai immaginato, 10 anni fa! :-)


PS: se mi trovano morta in laboratorio, sapete chi andare a cercare!!

martedì 23 settembre 2014

Parte 1 di 2 - Quel gran burlone del Karma

Ho conosciuto il Tecnico piu' o meno nel 2001, quando ho cominciato il tirocinio di laurea in un laboratorio nello stesso edificio dove lavorava lui. Non ricordo di aver pensato niente di particolare di lui, se non probabilmente che era un bel ragazzo e mi faceva ridere...e credo che sia stato piu' o meno lo stesso anche per lui (impossibile farlo parlare di sentimenti di qualunque tipo, quindi non lo sapremo mai!). 
All'epoca infatti lui aveva da poco iniziato una storia con una collega (e' un vizio allora!), mentre io stavo da meno di un anno con un compagno di corso (che il Tecnico ricorda con affetto come Puffo Scoreggione o Nano Barbuto...), quindi eravamo entrambi in quella fase in cui ai nostri occhi esisteva solo la persona amata.
Alla fine poi ci vedevamo e facevamo due chiacchere solo in qualche pausa caffe' del laboratorio, perche' io continuavo a fare la pendolare e quindi ero praticamente esclusa dalle uscite serali tra colleghi.
Verso la meta' del 2003 la mia storia comincio' a fare acqua da tutte le parti. 
Io mi ero appena laureata ed ero proiettata al futuro, piena di sogni, desiderosa di rendermi indipendente economicamente e soprattutto dalla famiglia...il mio ragazzo invece dava qualche esame ogni tanto, passava il tempo a ciondolare per casa e non aveva nessun progetto che andasse oltre il fine settimana. 
Anche il Tecnico cominciava a non essere piu' molto soddisfatto della sua relazione, soprattutto perche' avrebbe voluto accanto una persona piu' forte, con cui potersi confrontare e con cui crescere.
Ad inizio 2004 chiusi definitivamente la mia storia zoppicante, dopo un tira e molla durato mesi che non ci portava da nessuna parte. 
Il Tecnico stava ancora con la fidanzata, ovviamente. 
Nonostante questo mi innamorai alla follia di lui (non ne vado fiera, ma e' andata cosi'), che mi sembrava cosi' maturo, solido, indipendente...e mille altre cose che solo quando ci si innamora si vedono! :-D
Glielo dissi e glielo feci capire bene.
Lui mi rispose che amava la sua ragazza, che non se la sentiva di lasciarla perche' aveva bisogno di lui, che non era vero che erano in crisi e che se sembrava sempre scontento era per colpa del lavoro. A me erano sembrate solo una sfilza di puttanate deboli scuse, ma per salvare la mia dignita' potevo fare solo una cosa: lasciare perdere. 
Dopo meno di un mese, mi venne a cercare lui.
In tutta sincerita' penso che tra loro sarebbe finita comunque, anche senza il mio intervento, ma non posso certo biasimare la sua ex ragazza per avermi dato tutte le colpe e odiato a morte! 
Per diversi mesi ho vissuto nel terrore di incontrarla (soprattutto se alla guida di una macchina con cui potesse investirmi) e ho accolto con enorme sollievo la notizia che lei aveva deciso di andarsene in America per qualche mese a lavorare e dimenticare. 
Non e' piu' tornata.
Nel 2011, quando il mio capo mi mise con le spalle al muro e praticamente non mi diede altra alternativa se non venire qui (lo sapete che mi piace immaginarla cosi', invece di ammettere di aver avuto un ruolo in questa decisione), scelse come mia destinazione l'unico laboratorio con cui aveva contatti. 
Si', avete immaginato bene, proprio quello dove lavorava lei!! 
Bastardo di un Karma!!
Io non ci dormivo la notte per questa cosa (tra le varie ragioni che turbavano i miei sonni in quel periodo) e mi facevo mille paranoie..
Come sarei stata accolta nel nuovo laboratorio, preceduta dalla fama di "quella che ruba i fidanzati"?
Avrebbe cercato di uccidermi?
Sapeva gia' che sarei arrivata o potevo contare sull'effetto sorpresa?
Mi odiava ancora a morte nonostante gli anni passati?
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Un paio di settimana prime della partenza per gli Usa, un'amica dell'ex ragazza del Tecnico, che conoscevo perche' avevo fatto un periodo nel suo stesso laboratorio, mi si avvicina e mi dice che ha parlato con la ex. Da tempo era al corrente del fatto che sarei andata a passare 6 mesi nel suo laboratorio, ma voleva che sapessi che dopo tutti quegli anni si era rifatta una vita e da tanto tempo non aveva piu' nessun risentimento verso di me!
Un po' mi sono sentita sollevata, ma i dubbi restavano...
Sarebbe stato davvero cosi? 
Era una trappola per farmi entrare nella tana del lupo fiduciosa e ignara?
Quando sono arrivata a Cbus mi sono resa conto che le cose stavano proprio come aveva detto e devo ammettere che e' stata la prima ad invitarmi alle uscite di laboratorio, aiutandomi ad integrarmi un pochino nel gruppo. 

Ma non finisce qui...

lunedì 22 settembre 2014

Autunno

Settembre non mi e' mai piaciuto come mese. 
Quando andavo a scuola perche' il suo arrivo significava che a breve sarebbero ricominciate le lezioni...dopo aver iniziato a lavorare invece suggeriva la fine imminente dell'atmosfera estiva, dei week end al mare e delle cene in giardino o sul terrazzo. Abitare nella pianura padana poi peggiorava la depressione incombente, perche' con l'autunno iniziava anche la stagione delle nebbie perenni, che ricoprivano di un grigio piatto e triste il paesaggio circostante e spesso ostacolavano uscite e viaggetti.
Da quando sono qui, i miei sentimenti verso questa stagione sono completamente cambiati!
Innanzitutto, gli americani hanno pochissime ferie, che spesso usano per week end lunghi in corrispondenza delle feste, per cui non ci si accorge neppure che sia estate (nessun centro deserto e negozi chiusi ad agosto) e il passaggio verso la stagione successiva e' meno traumatico. :-)
Columbus e' molto verde e quindi in primavera e' un tripudio di fiori, ma anche in autunno fa la sua bella figura, con le foglie che piano piano assumono tutte le gradazione di colore dal rosso al giallo. Inoltre la nebbia non scende praticamente mai, capitera' giusto un paio di volte a stagione, per cui tornando a casa ci godiamo dei bellissimi tramonti che inondano di luce calda il fiume e i parchi, rendendo i colori ancora piu' brillanti.
Gli americani poi hanno una passione sfrenata per le decorazioni (che io condivido appieno), per cui gia' dalla fine di agosto i negozi inizino a riempirsi di gadget a tema autunnale con cui adornare terrazzi, giardini, porticati o anche solo la porta di ingresso. Li comprerei TUTTI, solo il buonsenso del Tecnico mi impedisce di trasformare la casa in una carnevalata senza freni!

 
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Mi mette di buonumore guardarmi attorno e vedere ghirlande di foglie appese alle porte, piccole balle di fieno rettangolari, spaventapasseri, vasetti di piante arancioni e gialle, zucche di tutte le forme e dimensioni. 
Soprattutto le zucche, perche' qui Halloween e' una cosa seria e ci si prepara per tempo...anzi siamo gia' in ritardoooooooo!
Le foto che seguono sono prese dal piazzale del mio supermercato preferito...come si fa a non amare questo periodo dell'anno?
 





sabato 13 settembre 2014

Si stava meglio quando si stava peggio? (cedimento al luogo comune)

Ho due nipoti, figli di mia sorella. Nonostante il rapporto non proprio stretto che ho da sempre con la loro madre, li ho adorati fin da quando erano un ammassino di cellule in divisione e tuttora penso che siano i piu' intelligenti e belli del pianeta. Come lo pensano tutte le zie, credo.
Il piu' piccolo ha 9 anni e la grande ne ha gia' 15.
Come molti altri, se non quasi tutti, della loro generazione, sono cresciuti con in mano videogiochi e cellulari.
Quando erano piccoli ed ero ancora abbastanza vicina (in termini spaziali), ogni tanto facevo la loro baby sitter per qualche ora. Partivo carica di idee e di materiale per fare tutte le cose che da piccola erano in grado di tenermi occupata per ore, come disegni, collage, lavoretti tipo art attack, puzzles e simili. Gia' allora la loro attenzione per questo tipo di attivita' durava circa 20 minuti ad essere larghi, poi decidevano di passare alla playstation, alla TV o ai giochi sul computer. O al mio cellulare.
Adesso che sono piu' grandi, le cose non sono ovviamente cambiate, anzi...console di gioco e cellulari di ultima generazione sono tuttora le uniche cose in grado di risvegliare il loro interesse. Ma questo me lo aspettavo, anche se continuo a non capirlo. Non tanto da un punto di vista educativo, che quella non e' mia competenza e si sa che siamo tutte brave madri prima di avere figli. Io proprio non capisco come si possa preferire uno schermo da 4 pollici rispetto alle meraviglie del mondo attorno, ad una partita di calcio, ad un bagno in piscina e anche a rotolarsi nel fango come Peppa Pig. Ma sto gia' scadendo nel luogo comune, prima ancora di arrivare alla conclusione.
In questi mesi ho sentito sempre mia nipote, ovviamente grazie a Whatsapp, e spesso mi raccontava che stava dai nonni (i miei genitori) a dormire, usciva con loro a cena o a fare un giro in centro. 
Mi sono un po' stupita, io alla sua eta' ero fuori con le amiche tutti i giorni, tranne quando ero in punizione per non aver rispettato gli orari di rientro. Non che facessimo chissa' cosa, ma si andava in piazza con i coetanei, in giro per il paese, a qualche fiera nei dintorni e anche a ballare. Mi sono anche un po' preoccupata, pensando che magari avesse qualche problema di socializzazione vista la sua grande timidezza. 
Una volta in Italia le ho parlato direttamente e mi ha detto che quelle del suo paese le frequenta poco o perche' non le piacciono o perche' sono fidanzate, pero' e' comunque piena di amiche, alcune anche molto strette...quindi, dov'era il gap del sistema? Cosa mi stava sfuggendo?
Niente, lei e le sue amiche chattano tutto il giorno su whatsapp, si mandano messaggi vocali e video, foto delle cose che stanno facendo o mangiando, registrazioni di canzoni che amano...ma non si vedono e non escono insieme se non molto raramente! Si sfogano e si raccontano come facevo io alla loro eta', ma attraverso uno schermo e non di persona! E non metto in dubbio che quello che mi ha detto corresponda a verita', l'ho vista con i miei occhi in contatto costante con queste amiche.
Durante le mie vacanze siamo anche stati tutti insieme a Milano. Mia nipote si e' isolata nel suo mondo di musica a palla, pochissimo interessata a quello che avveniva attorno a lei. Nessun gusto nel visitare il Duomo o nel vedere le Gallerie piene di negozi. E l'ho trovato normale, un tipico comportamento da adolescente, ecco. 
Quello che e' strano e' che una volta arrivata a casa ha preso una nostra foto, ha applicato un paio di filtri (le mie rughe ringraziano sentitamente dell'esistenza dell'effetto sfocatura) e l'ha messa su Instagram usando come hashtag #ilgiornopiubellodellamiavita....
Eh???? 
Intendiamoci, io sono piu' che felice che una giornata con me possa diventare un cosi' bel ricordo, ma per tutto il tempo della gita non ha mai avuto la faccia di una che si stesse divertendo, piuttosto quella di chi si stava annoiando a stare tutte quelle ore con zia, madre e nonna...oggettivamente siamo delle vecchie carampane per lei!! 
Lo scollamento tra la vita reale e quella pubblicata lo avevo gia' visto in alcuni miei amici di FB, ma mai in maniera cosi' marcata!

Qualche settimana fa ho visto un libro, di cui ho dimenticato titolo e autore, che si chiedeva se la tecnologia imperante ci avesse reso piu' o meno intelligenti rispetto a quando non esisteva. Non ho le competenze o le conoscenze per esprimermi riguardo all'intelligenza, di certo i miei nipoti sono molto piu' bravi di me con i nuovi cellulari e pc, in un attimo sanno capire come sfruttare al meglio tutte le funzioni piu' avanzate non appena ce li hanno in mano. Mi sembra pero' che si stiano perdendo cosi' tanto della vita reale!

Lo so, dopo questo post penso di poter entrare a buon diritto nel club degli "scrittori de luoghi comuni", ma sono rimasta davvero perplessa! :-D

giovedì 11 settembre 2014

Rientro alla base

Ho provato a scrivere questo post diverse volte. La prima dopo pochissimi giorni di Italia, la seconda quasi a fine vacanza, la terza lunedi' appena rientrata. Se li avessi finiti tutti e tre, avreste letto dei post molto diversi tra loro, nonostante li separassero davvero una manciata di giorni. E' incredibile quanto possiamo cambiare le mie emozioni nello spazio di due settimane!
Non sono partita molto volentieri questa volta, lo sapete bene
Principalmente perche' mio marito restava qui e mi ero disabituata ad essere una entita' separata da lui, avevo dimenticato di essere in grado di viaggiare, prendere decisioni, dormire e vivere senza di lui. :-)
I primi 3-4 giorni sono stati duri, preda delll'ansia per il visto e del peggior jet lag di tutti i tempi (no dai, il secondo peggiore, i primi 5 giorni di Giappone passati tra sonno e nausea sono imbattibili) ho dormito una media di 1 ora per notte, complice anche la presenza dei nipoti nel mio letto, il fatto che c'era pieno di zanzare, il via vai notturno della famiglia tra il bagno e le camere, il cane che abbaiava ai ricci e i gufi! Alla mattina si svegliavano tutti presto, rilassati e chiaccheroni...io volevo solo diventare invisibile!! 
Nonostante sia fuori casa ormai da 10 anni, ogni volta riuscivo a riadattarmi in un attimo alla mia vita da figlia, mentre a 'sto giro e' stato molto complicato! 
Mi mancavano i miei spazi noti, la mia casa, i miei oggetti, il mio materasso fantastico e anche il mio shampoo!
Poi mi sembravano tutti peggiorati, un po' per eta' un po' per la prolungata assenza della mia funzione equilibratrice. Non mi sto vantando, e' la verita'. Io avevo una funzione a casa...anzi piu' di una! 
Innanzitutto sono da sempre l'unica che si contrappone al role play famigliare secondo il quale mio papa' e' un genio e fa tutto bene e mia mamma non ne fa una giusta. Intendiamoci, io adoro mio papa' e penso davvero che sia un uomo di grande intelligenza...ma qualche cazzata ogni tanto la fa pure lui!! Invece per gli altri no, cosi' adesso che nessuno lo contraddice mai e' diventato ancora piu' despota e ho perso il conto delle volte che si e' arrabbiato con me per aver osato criticarlo o anche solo non essere d'accordo! Anche cose banali, tipo che il Prosecco non e' l'unico vino che valga la pena bere!! Nel frattempo mia mamma, ogni giorno bersaglio di critiche a pioggia, e' diventata ancora piu' insicura e cosi' ansiosa che io al confronto sono ZEN...capite bene come stiamo messi!! Io dovevo calmarla!! Infine i nipoti, privi di qualunque stimolo o anche solo di una visione del mondo un po' diversa, rinchiusi in un raggio di pochi km quadrati da cui escono solo per andare nei centri commerciali, se ne stanno lobotomizzati davanti ai telefonini.
Con il passare dei giorni pero' mi sono rilassata e ho iniziato a godermi la situazione, i ritmi lenti della vita da pensionati in campagna, la spesa nel negozietto sotto casa, il caffe' al bar prima di andare al mercato, il riposino dopo pranzo, i vestiti stirati e i pasti pronti. Ho potuto vedere tutte le persone amate, facendo i salti mortali per incastrare i due matrimoni, colazioni, aperitivi, grigliate, chiacchere serali e saluti di passaggio.
Insomma, me la sono goduta, alla grande. Ho mangiato e bevuto bene, ho rivisto le amiche piu' care per scoprire che era tutto esattamente come quando ci vedevamo ogni giorno o ogni settimana, ho chiaccherato tanto con i miei nipoti e li ho incuriositi con i racconti dei viaggi, ho fatto shopping di cose belle.




Alla sera pero' non vedevo l'ora di parlare con il Tecnico su Skype e raccontargli come stava andando, me lo guardavo sullo schermo e mi veniva una gran voglia di abbracciarlo.
Nelle altre vacanza italiane, gli ultimi giorni erano sempre stati tremendi: il pensiero di abbandonare tutti di nuovo e andare di la', senza famiglia e senza amicizie che siano paragonabili a quelle storiche era troppo triste! Le altre volte pero' c'era mio marito con me, per cui potevo avere accanto tutte le persone che volevo, cosa desiderare di piu'? Stavolta invece mi sentivo spezzata a meta', perche' sapevo cosa lasciavo ma dall'altra parte dell'oceano mi aspettavano il mio Tecnico e la mia amata casa...per cui non sapevo se desiderare che l'8 settembre arrivasse presto o non arrivasse mai!
Alla fine sono andata in aereoporto abbastanza tranquilla, conscia del fatto che la mia vita ormai era di la'...ma sono bastate le lacrime della nipote per innescare pianti a catena degni di una sceneggiata napoletana, che sono continuati in lacrime sporadiche e silenziose fino quasi a Philadelphia.
Speravo che ad ogni anno che passava diventasse piu' semplice. Invece e' ancora dura.
Mi manca il mio paese per la sua bellezza, per i centri storici in cui puoi camminare, per il mare, per la lingua che conosco bene e per il cibo buono che non mi da' allergia.
Mi manca non essere quotidianamente parte della vita delle persone che amo e mi pesa il dolore che la mia scelta causa alla mia famiglia, anche se sono consapevole che e' quella giusta per me, per mio marito e per il nostro futuro.
Mi mancano immensamente le mie amicizie, che ogni anno si confermano sempre piu' belle, solide e importanti.
Stare qui e' una scelta di testa, logica e giusta. Qui abbiamo un lavoro che ci piace e ci da' soddisfazione, un giusto salario e una burocrazia snella. La' c'e' un paese che non ha saputo darci quasi nulla e neppure adesso potrebbe farlo.
Me lo ripeto come un mantra e so che e' vero.
Ma tutta la parte del mio cuore che non appartiene a mio marito resta la', a convincere mia mamma a prendere un paio di scarpe con la zeppa, a discutere planimetrie di case con mio papa', a bere il caffe' con mia nonna, a guardare i miei nipoti mentre dormono e a parlare con le amiche fino a seccare la gola.