domenica 10 maggio 2015

L'expat disadattata

Da molto tempo questo non e' piu' un blog che parla di espatrio...ammesso che lo sia mai stato! Ogni tanto racconto qualche aspetto particolare di questo paese, qualche accenno di usi e costumi...ma piu' che altro parlo di me e di quello che sento, e se non fosse che proprio l'espatrio ha un peso cosi' grande su quello che provo, potrebbe essere stato scritto qui come in Italia.
Forse non parlo piu' tanto della mia vita qui perche' a molte cose mi sono abituata e hanno smesso di sorprendermi, il cultural shock e' piu' o meno superato e parlare del fatto che guido su strade a 8 corsie per attraversare la citta' e andare al lavoro o di quanto sono enormi i supermercati e' ormai come dire che faccio la lavatrice tutti i sabati, ecco. Banale e scontato.
O forse semplicemente, ormai assodato che "stiamo al massimo tre anni e poi rientriamo, facciamo curriculum per poi tornare" erano solo balle che mi sono/ci siamo raccontati, preferisco fare finta di niente, come chi spazza la polvere sotto al tappeto, e pretendo di scrivervi da un indefinito "altrove", in uno spazio-tempo non ben precisato.
Ho riflettuto spesso sul perche' io abbia fatto (e faccia tuttora) cosi' fatica a considerare questo posto come casa mia, nonostante riconosca tutto quello che ci ha dato fin da subito ed i suoi innegabili pregi.
Le risposte sono molteplici.
Sicuramente pesano le pressioni da casa, per cui anche se in teoria sarei ben oltre l'eta' in cui il parere dei genitori conta cosi' tanto, non posso negare quanto sia destabilizzante sentirmi chiedere ogni settimana "quando tornate?"...e il mio imbarazzato silenzio e' sempre accolto da occhi addolorati e accusatori "ma come, avevate detto solo tre anni!!". Questo mi frena molto, impedendomi spesso di parlare dei miei/nostri progetti o desideri, anche i piu' banali quali cambiare macchina, perche' la risposta e' invariabilmente "ah ma allora  non tornate!" e lo sguardo deluso e addolorato di cui sopra.
Anche la quasi totale mancanza di amicizie in carne ed ossa incide non poco, perche' come ho detto fino alla nausea ormai, la mia natura sociale soffre moltissimo di questa solitudine e darei non so cosa per una serata in compagnia, anche solo ogni tanto. Le cose sembravano un po' migliorate nel secondo anno qui, ma il carattere non proprio accomodante di mio marito e il fatto che la coppia con cui uscivamo sempre ora ha un bambino che li assorbe al 100%, hanno fatto si che ormai si sia sempre io&lui, lui&io...non che mi dispiaccia, ma non mi basta.
Il lavoro e' quello che sognavo si, ma mi sta succhiando le energie vitali e mentali, e ancora di piu' a mio marito, per cui arriviamo al week end dilaniati...e io lo manifesto con la vitalita' del bradipo, mentre lui viene preso da un ipercinetismo adrenalinico che e' persino fastidioso alla vista. Usciamo di casa non presto, intorno alle 8.30 in genere, ma il ritorno e' variabile, quasi mai prima dell 6.30, piu' spesso alle 7.30 o alle 8. E non ci facciamo mancare pure qualche sabato domenica, per cui si puo' dire che viviamo li dentro (e il mio lab non ha neppure le finestre!!).
Tutte queste motivazioni hanno sicuramente un peso non trascurabile nella mia non-integrazione, ma piu' di tutto credo che abbia inciso il fatto di non avere avuto fin dall'inizio (da parte mia) una grande motivazione all'espatrio!
C'e' chi espatria per raggiungere un amore, magari dopo mesi o anni passati lontani, vedendosi su Skype e incontrandosi ogni 6 mesi...per cui partire diventa quasi una necessita' ed essere finalmente insieme compensa di tutto il resto.
C'e' chi espatria perche' non ha piu' un lavoro e non ha altro modo di mantenere se stesso o anche la propria famiglia, per cui poter finalmente pagare i conti e permettersi qualche meritato sfizio ricompensa le mancanze.
C'e' chi parte per lasciarsi alle spalle una brutta situzione, che sia un amore finito o una famiglia soffocante...e la solitudine iniziale e' ampiamente bilanciata dalla sensazione di liberta' e di leggerezza.
C'e' chi ha progetti grandiosi per se stesso e se ne va da un paese troppo piccolo per i proprio sogni e si butta a capofitto nel lavoro scalando via via la montagna del successo.
C'e' chi segue qualcun'altro che ha sogni grandiosi per se stesso, e vive della luce riflessa dalla gioia e della soddisfazione dell'altro.
Onestamente io non mi ritrovo in nessuno di questi "prototipi di expat". Non ho mai neppure avuto il sogno di vivere all'estero...anzi, come vi ho gia' detto, ho passato tutto il dottorato a rifiutarmi di partire! Poi volare non mi piace e l'ho sempre fatto solo per necessita', perche' viaggiare invece mi piace eccome...ma per 2-3- settimane, poi comincio a sentire il bisogno di tornare alla base!

Io alla fine in Italia non ci stavo male, diciamolo.
Avevo tanti amici, molti dei quali lavoravano con me o vivevano nella mia stessa citta', per cui ci si poteva vedere spesso anche solo per una colazione domenicale, un aperitivo al volo, una cena a casa dell'uno o dell'altro.
Ero ad un'ora di distanza dalla mia famiglia, quindi abbastanza lontani da non essere un peso, ma abbastanaza vicini da poterci vedere spesso e da poter essere di aiuto reciproco in caso di bisogno.
Lavoravo nel campo per cui avevo studiato...certo, con borse di studio rinnovate ogni sei mesi, per cui un po' di ansia c'era sempre, pero' la statistica era dalla mia parte e dalla laurea in poi avevo sempre (piu' o meno) potuto contare su uno stipendio. La borsa era piuttosto modesta, ma ci pagavo l'affitto, le spese della casa, l'assicurazione della macchina, la palestra e, grazie alla mia gestione nazista delle finanze, anche un bel viaggio ogni anno. Inolte gli orari erano umani e flessibili, non uscivo di casa prima delle 9 e non tornavo quasi mai dopo le 6. E' vero anche che non avevo tante possibilita' di crescita e facevvo un tipo di ricerca abbastanza frustrante, non certo la famosa "cancer research" per cui avevo scelto di fare biologia, ma il resto della mia vita compensava ampiamente per questo.
Avevo un marito frustrato e insoddisfatto del suo lavoro, che pero' alle 5.30 era spesso gia' a casa, a dedicarsi ai suoi hobby, e non passava le serate a fissare dei numeri su un pc, a leggere dei paper o a fingere di ascoltarmi per poi interrompermi dicendo "ma se io usassi 10gr di farmaco invece di 5 nell'esperimento di domani?".
Avevo le ferie, tante, e anche quando i soldi scarseggiavano si poteva sempre fare 3 ore di macchina e andarci a rifugiare nella casetta dei nonni nelle Marche, dove svegliarci con l'odore e il rumore del mare, mangiare un bel piatto di pesce a pochissimo prezzo e passeggiare pigramente nel centro storico.

Dal confronto tra la mia vita prima e dopo, appare evidente dove stavo meglio e dove ero piu' felice....
 
qui

 

37 commenti:

  1. Il classico caso: si stava meglio quando si stava peggio

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  2. Credo che malgrado tutti i lati negativi e non del vostro espatrio, forse non e' ancora arrivato il momento di tornare davvero se mai lo farete ma potrebbe anche succedere che trovate una soluzione restando li. Hai mai valutato di spostarvi in un'altra citta', un altro clima e magari un altro ambiente lavorativo?
    Io quando guardo indietro e poi guardo il presente e non mi piace ne l'uno ne l'altro allora guardo avanti e penso che chissa' che altre possibilita' questo nuovo paese mi puo' dare che ancora non conosco. In ogni caso questo e' il tipico esempio di noi expat che stiamo nella terra di mezzo, non piu' la', non del tutto qua e sempre in cerca di!

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    1. Non so, al momento attuale se mi spostassi credo che lo farei solo per avvicinarmi, quindi per l'Europa...non penso cambierei stato o citta' restando negli Usa perche' qui comunque mi piace, cioe' freddo a parte, ecc. i miei problemi non dipendono da Columbus.
      "Sempre in cerca di" e' la definizione perfetta!

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  3. Mi spiace leggerti così...
    Io in questi casi faccio sempre mentalmente una lista dei pro e dei contro. Mi aiuta a capire quale strada prendere. Io credo che l'espatrio non sia cosa facile e occorra quindi esserne proprio convinti. Come ti hanno detto sopra perché non tentare di viverlo in un luogo più stimolante? Capisco che nella vostra situazione sia ancora più difficile perché siete in due a dovervi ricollocare professionalmente, ma magari iniziare a guardarsi intorno seriamente vi può dare un po' di stimoli e farvi capire cosa volete veramente dal vs futuro. Capisco benissimo invece il terrorismo psicologico dei genitori a casa perché lo subisco molto anch'io....

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    1. Come ho detto a Solare, penso che farei il salto solo se si trattasse dell'Europa...il pensiero di ricominciare da capo altrove mi darebbe nuovi stress e nuove ansie, che potrei affrontare solo a patto di essere a meno di 5 ore di aereo dall'Italia!
      Io convinta non lo ero per niente e so che molta della mia fatica sta proprio li'...ma non sempre si puo' fare quelo che si vuole, la maggior parte delle volte si fa quello che si puo'! :-)

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  4. ............

    Ti capisco.....

    Valeriascrive

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  5. Io diventerò noiosa.... ma esplorate Nord Europa! Sarete più vicini ma con opportunità lavorative spesso simili agli usa (lab-specific) e qualità di vita di gran lunga migliore!
    Ma quindi I tre anni sono stati appena compiuti?

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    1. Ma no che non sei noiosa Squa, c'hai perfettamente ragione...ma finche' il tecnico non finisce il dottorato (marzo 2016) e tutti e due non riusciamo a mettere in saccoccia qualche paper a primo nome, sai bene quanto sia meglio tenere duro ancora un po'! I tre anni effettivi saranno a novembre, ma avevo gia' fatto 6 mesi nel 2011 e li metto nel conteggio! :-D

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  6. Averi degli amici, anche solo uno aiuta a stare meglio. Una confidenza a quattrocchi, un abbraccio sincero. Mi dispiace che in tre anni non sei riuscita a farti un'amica, ma capisco che quando si hanno per mariti delle persone un po' chiuse e selettive tutto diventa più difficile

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    1. Alla fine non e' che non abbia delle amiche qui, ma hanno tutte una famiglia e tra gli orari assurdi del nostro lavoro e i figli, non resta quasi mai tempo per una chiacchera. Poi magari sono anche io che per prima mi faccio scrupolo e non chiedo, pensando che abbiano gia' il loro bel da fare!

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  7. nella mia modestissima opinione, le priorita' degli usa non sono le priorita' italiane...a me pare che qui a houston i locali pensino solo a lavorare - comprare - mangiare (ma veloce e mi raccomando tutti a nanan prima delle 9 che poi domani ci si alza alle cinque per fare mille km per andare al lavoro),gli american per ora che osservo finita l universita' non hanno granche' amici, ma piuttosto colleghji di lavoro e l unico svago diventa netflix..insomma, persino quando facevo la pendolare su milano a far la schiava legale, in quanto a qualita' del mio tempo libero con due lire in tasca contate e nonostante tutta la m presa al lavoro per ore e ore di fila, campavo meglio di queste persone. a salva il fatto che so che questo e' un periodo relativo, con un inizio e una fine certa anche se non sicura nel tempo, perche' il nostro piano "dove essere tra 5 anni" e' chiaro, lo era ancora prima di partire per gli usa. certi giorni sono peggio, certi altri sono meglio, nel complesso resisto e vado avanti ma di sicuro mi rende felice il pensiero che un giorno me ne torno dove si vive come voglio vivere e questa e' solo una parentesi
    valentina

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    1. A me credo manchi proprio il non sapere "dove saro' tra 5 anni" (ma anche solo tra 1 anno), anche perche' oltre al non sapere come andranno le cose, non so proprio dove vorrei stare. Per quanto sia nostalgica, so che non e' pensabile tornare in Italia, sia perche' nel nostro paese siamo difficilmente collocabili singolarmente, figuriamoci insieme...sia perche' comunque la situazione che abbiamo lasciato non esiste piu'. Ecco, proprio questo mi pesa tanto...non sapere neppure dove potermi sognare!

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    2. ti capisco...totalmente....risposta e post.

      lettrice

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  8. Infatti era molto più facile andare avanti quando si sapeva che dovevamo restare qui al massimo quattro anni. Adesso che boh, non si sa, forse non torneremo mai più o forse andremo da qualche altra parte o forse resteremo qui per sempre (faccio molta fatica a vedermi qui per sempre, anche se mi piace e sarebbe razionalmente auspicabile) è molto più difficile sopravvivere senza che a volte manchi l'aria.

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    1. E' proprio quello il mio problema, la consapevolezza che non sia piu' per 3 anni come previsto inizialmente ma che possa esere per sempre...o forse no...chi lo sa...insomma, e' come non avere piu' il piano A ma senza aver previsto un piano B!

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  9. Torna in Italia :-) :-) con i suoi difetti è sempre casa !

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    1. Eh, purtroppo sara' sempre casa ma dubito tornera' mai ad esserelo concretamente, se non forse in pensione. Purtroppo tocca essere realisti!

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  10. Mi spiace di sentirti così! Comcordo con chi dice che Cbus non è per sempre, che prima o poi vi sposterete in un posto migliore. Nel frattempo però dovresti pensare un pò meglio all'italia. Sei partita quasi 3 anni fa, e la situazione è notevolmente peggiorata nella ricerca. Anche volendo non potresti andare avanti a bose di studio-assegni di ricerca, dopo un tot sei fuori e good luck a vincere un posto di ricercatore! Ho più di qualche amica in questa situazione, gente brava che ha finito le cartucce ma non ha alcun santo in paradiso, mentre altri con i santi giusti sono là a grattarsi la panza. Non romanzare l'italia, se tornassi faresti la fame. Per il resto ti capisco (inclusi genitori che fanno finta di non capire che in italia non ci torni e ti dicono che il salumiere sotto casa cerca una commessa :P)

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    1. Come ti ho detto anche per messaggio, non romanzo l'Italia, cioe' lo so bene cosa mi aspetterebbe se decidessi di tornare ed e' impensabile...senza contare che adeso saremmeo in due ad essere precari, in questo campo difficile, quindi non c'e' neanche da chiederselo. Mi manca la vita che avevo, ma so che se tornassi non sarebbe comunque piu' la stessa...la mia era (ed e') solo nostalgia per quello che fu!

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    1. Lo sai che quando devo pensare ad un posto dove evadere, la mia mente finisce sempre li'! La foto era per pochi intenditori... :-)

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  12. Strano leggerti cosi', escono sempre fuori due di te, in chat e qui, e mi fa riflettere questa cosa. Il post e' chiarissimo e dice dove vorresti stare, e non so se non e' romanzato, resta il fatto che per te la qualita' della vita e' quella e non questa. Non so. Forse dovreste davvero fermarvi a parlare seriamente, perche' poi marzo eccolo. Ti abbraccio.

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    1. Penso che valga anche l'opposto, cioe' chi mi legge solo qui puo' pensare che sia alla canna del gas e mi trascini in giro in pigiama con gli occhi vacui...mentre nella realta' mi si vede molto piu' ridere che piangere!
      Non e' romanzato perche' era la mia vita reale allora, ma e' anche vero che molte cose ormai sono cambiate e non sarebbe piu' possibile tornare alla stessa situazione....detto cio', mi pare evidente che questa non e' la situazione ideale per me e quindi valga la pena cercare ancora, finche' non la trovero'!

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  13. Forse bisogna accettareche si cambia, cambiano le nostre priorità anche perché abbiamo visto cose nuove e ora abbiamo più possibilità di scelta. Cercare di non avere rimpianti, pensare che si è fatto quello che andava fatto in quel momento ma che adesso il momento è cambiato e forse è ora di fare qualcos'altro. Guardare avanti e non avere paura di cambiare, se quello che abbiamo non ci soddisfa più. Se lo abbiamo fatto una volta, possiamo farlo ancora.

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    1. Quello che dici e' verissimo, credo che comunque sia valsa la pena di fare questa esperienza innanzitutto perche' ha tolto mio marito da una situazione stagnante di cui non si sarebbe mai liberato e poi perche' ci ha dato la possibilita' di capire che vogliamo fare questo tipo di lavoro, in questo modo ma con ritmi piu' umani.
      Io dimentico sempre quello che sono riuscita a fare, cioe' ogni volta mi sembra impossibile fare certe cose che magari ho gia' fatto senza problemi in passato...posso farlo ancora, hai ragione!
      Grazie.

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  14. San Benedetto del Tronto! Tu andavi lì a mangiarti un bel piatto di pesce? O il delizioso brodetto?
    Mila

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    1. In realta' a Grottammare ma e' quasi la stessa cosa....mmmmmh, il brodetto, non mi ci far pensare!!

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  15. Ciao Baby, sono capitata sul tuo blog casualmente e mi ha subito preso, bello il modo in cui racconti le tue esperienze e difficoltà quotidiane della vita negli USA!
    In quanto expat a mia volta, molte esperienze che descrivi le ho provate anche io, anche se con modalità e “combinazioni” differenti. Mi sono trasferita l'autunno scorso per cominciare un PhD a New York, città sicuramente molto stimolante sotto tantissimi punti di vista, ma anche non facile e non sempre accogliente come possono esserlo città più piccole e meno frenetiche. Quello che mi ha fatto partire è stato il desiderio di tentare la via della carriera accademica nonostante fossero già passati alcuni anni dalla laurea e avessi lavorato in varie aziende che mi avevano comunque dato la possibilità di rimanere all'interno del mio campo di studi. Quindi in base alla tua classificazione dei vari tipi di expat, dovrei identificarmi con quelli che hanno progetti grandiosi e si buttano a capofitto nel lavoro, insomma dovrei avere una delle famose grandi motivazioni. Eppure, spesso mi rendo conto che la motivazione non basta, ti ritrovi comunque a fare i conti con tutto quello di cui parli, la mancanza di tempo libero visti i ritmi lavorativi, la nostalgia per tutte quelle comodità e sicurezze che derivano dall'avere la famiglia vicina, gli amici a portata di mano, le mille cose belle che puoi fare con poco quando sai come muoverti.
    Mi identifico con te anche quando parli del fatto di sentirsi un po' "sfruttati" ogni volta che amici e parenti parlano di venire a trovarti, nel caso di New York poi è ancora più eclatante visto che sembra essere la meta prediletta di tutto il mondo (tranne me ovviamente, che mai avrei pensato di venirci a vivere, la solita ironia della sorte). Mi ricordo benissimo il giorno in cui ho annunciato la mia partenza alla famiglia, mia madre e mia sorella come prima reazione sono esplose in grida di entusiasmo al pensiero che le aspettava un'imminente vacanza a New York.
    Sulla questione del sentirsi costantemente sotto pressione riguardo alla data del ritorno e sul vedere ogni piccolo evento in funzione della vostra decisione di tornare o meno in Italia, questa preoccupazione i miei non l'hanno mai avuta, o per lo meno mai mostrata.
    In compenso, mi sono rivista io nei panni dei tuoi genitori, in un certo senso. Ho lasciato in Italia il mio ragazzo con la promessa che lui mi avrebbe raggiunto qui, durante le vacanze di Natale ci siamo anche sposati per poter sfruttare il visto per il coniuge, eppure quella data sembra ancora molto lontana. Mi rendo conto che interpreto ogni piccolo evento, decisione o programma che facciamo come un segnale (o mancato segnale) del fatto che lui si decida finalmente a partire. E non si vive granché sereni in questo modo. Grazie per avermi fatto vedere come ci si sente dall’altra parte.
    Scusa per il commento lunghissimo, seguirò il tuo blog, a presto!

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    1. Grazie per il tuo commento, puoi anche scrivermi in privato sei vuoi alla mail che trovi nel blog, ogni volta che avrai voglia di fare due chiacchere o sentirti meno sola!
      Cbus e' una citta' piccola e di sicuro piu' semplice da vivere rispetto a New York...ho sempre pensato che lo scalo aggiuntivo e il fatto di non essere in una citta' turistica fossero un problema perche' cosi nessuno mi sarebbe venuto a trovare, ma e' anche vero che neppure sapere che vengono piu' per la citta' che per te sia piacevole!
      Spero che tuo marito trovi la forza di compiere il salto e raggiungerti, sono stata da sola qui i primi mesi e so quanto puo' essere difficile...anche in due lo e', ma si affrontano meglio tante cose.
      Un abbraccio!

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    2. Ti ringrazio! Sì lo spero anch'io, incrociamo le dita.

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  16. San Benedetto del Tronto..... Il paese pure dei miei nonni! Elena

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    1. Io lo adoro, non c'e' altro posto al mondo (per ora) che mi sappia far sentire altrettanto serena e in pace!

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  17. Mi sento molto vicina al tuo stato d'animo.. pensavo di essere sola..

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