lunedì 24 agosto 2015

In altre faccende affaccendata

Ops, I did it  again...sono sparita di nuovo, per settimane....e dire che quasi ogni giorno mi ripromettevo di scrivere almeno due righe sul blog, giusto per rassicurare chi mi legge che sono ancora viva e non sono rimasta vittima di una delle varie intossicazioni alimentari che da giugno hanno monopolizzato le news locali...succedono solo cose eccitanti qui nel Midwest!
Cosa ho fatto per tutto questo tempo?
Beh, intanto ho dovuto scrivere diverse cose per il lavoro, con scadenze abbastanza pressanti...e scrivere in inglese in generale mi drena le energie piu' di una corsa di 20 miglia. Poi ovviamente non si trattava di scrivere un tema ad argomento libero ma la domanda di finanziamento per un progetto, per cui alla difficolta' di scrivere in una lingua che padroneggio abbastanza ma non ancora benissimo, si sono aggiunti il dover stare nei limiti di pagine prefissati (e io invece sono una super prolissa) e anche renderlo abbastanza accattivante da meritare di essere scelto tra mille e sovvenzionato. Inoltre ho dovuto pure allegare il mio piano di carriera per i prossimi due anni...e per una persona che ancora non sa cosa mangera' a cena stasera, pensare di mettere nero su bianco dove vorrei essere e perche' tra 24 mesi e' stata un'impresa apocalittica!!
In mezzo a questo ho dovuto organizzare la vacanza in Italia...infatti...parto domani!!! 
E voi direte, beh cosa c'e' da organizzare a parte la valigia?? 
Eh...
Innanzitutto ho tirato al massimo con gli esperimenti per potermi godere le ferie senza sensi di colpa, quindi sono stati giorni di lavoro intenso.
Poi, per noi che siamo qui con un visto il ritorno e' sempre funestato dalla visita al consolato americano in Italia per il rinnovo del patacchino da mettere sul passaporto, che deve essere pianificata minuziosamente, pena il rifiuto di ingresso nel paese che potrebbe macchiare i miei record fino alla quarta generazione! E io che, come e' noto, non mi faccio prendere dall'ansia per queste piccole cose, ho dato di matto riuscendo a sbagliare qualunque passo della procedura, aumentando esponenzialmente il panico ad ogni errore. Ho coinvolto il customer service del consolato per telefono e per mail, in italiano e in inglese...pare che tutto sia risolto, ma vi faro' sapere alla fine com'e' andata. E non si tratta solo di trovare il giorno giusto per l'appuntamento, ad inizio vacanza in modo da avere poi il tempo di ricevere il visto...bisogna essere certi di portare con se' tutti i documenti orignali necessari, perche' se qualcosa resta qui, non e' che posso fare un salto a prenderlo! E sempre per l'ansia di cui sopra, non solo mi porto tutti gli originali praticamente attaccati al collo per paura di perderli, ma anche almeno due copie, una per bagaglio...il tutto andra' poi difeso strenuamente per l'intera durata del soggiorno in patria dagli attacchi della nonna con la demenza, dei nipoti che disegnano e scrivono su tutto quello che trovano e da mio papa' che ha un rapporto di dipendenza dalla macchina distruggi documenti.
Quasi a pari livello rispetto ai documenti, ci sono le medicine che non posso permettermi di dimenticare qui, soprattutto quella della tiroide, che e' diversa da quella che vendono in Italia e quindi non sostituibile...
Infine, da brava regina di tutti i procrastinatori, mi sono ridotta alle ultime due settimane per l'acquisto dei regali e quindi ho passato le notti a calcolare giorni lavorativi di spedizione e a cercare le ultime cose nei vari siti. 
Il massimo della procrastinazione l'ho raggiunto pero' con la coperta e il quadro, soprattutto con il quadro...
A gennaio una carissima amica mi ha annunciato di essere incinta e io, tutta pervasa di gioia amicale, ho deciso di fare una coperta per il bimbo in arrivo. In meno di un mese mi sono messa di impegno a lavorarci: ho comprato la lana, scaricato un modello che mi piacesse e fatto i primi giri di uncinetto...poi ho cominciato a pensare...eh ma tanto c'e' tempo fino a settembre...posso lavorarci con calma quando sono libera...no stasera non mi va ma comunque ho ancora mesi davanti...insomma, nelle ultime settimane mi sono ritrovata a uncinettare come una disperata per finire in tempo...e il bordo non e' ancora completo, per cui mi sa che lana e ferri verranno in aereo con me!!!
A settembre 2014 invece il mio vecchio medico di base ha visto il quadro che avevo dipinto e regalato a mia mamma e me ne ha commissionato uno per lei, con tema floreale. Mi sembrava di avere tutto il tempo del mondo per farlo...e mi sono ridotta a questa ultima settimana, ho messo la pennellata conclusiva sabato e ancora non sono convinta del risultato!
In conclusione, sono stremata e non ho ancora fatto la valigia...anzi, non so neppure cosa portero' con me e se ci stara' tutto...e ho gia' deciso che li porto a casa da stirare e me ne occupo la', che stasera non ce la faccio a fare pure quello!!
In tutto questo bailamme, quello che ci ha rimesso di piu' e' il Tecnico che, a seconda dei giorni aveva accanto una entusiasta ipercinetica, una lacrimosa "non ce la faro' mai" o, piu' spesso, una pazza isterica che ha minacciato, nell'ordine, di divorziare, non partire, non tornare, scappare in Spagna, scappare in un eremo in India, cercare lavoro altrove in America, cercare lavoro in Italia, ecc.
Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che vado sola e gia' odio volare...ma ancora di piu' odio volare da sola...e che il pensiero di lasciare il povero Tecnico qui da solo mi rattrista tanto...capite bene che sono ancora piu' allucinata del solito, ho i capelli di Maga Mago' e gli occhi di Mowgli quando viene ipnotizzato dal serpente!

Ci rivediamo in Italia...se ci arrivo viva!
 
qui
 

martedì 4 agosto 2015

L'orgoglio dei sopravvissuti

Grazie ad un post su FB della mia amica  EroLucy ho letto questo e poi pure questo piu' recente di Francesca Del Rosso ("Wondy"), una gionalista che ha raccontato, in un libro e sul blog, del suo tumore al seno.
I suoi post che ho citato mi trovano completamente d'accordo. 
Non capisco perche' ci debba essere ancora tutta questa reticenza a chiamare il tumore o cancro con il suo nome, invece di nasconderlo dietro a giri di parole che non vogliono dire nulla come "un brutto male" o "qualcosa di non bello". Anche un gastrite non e' bella e neppure una polmonite...ma quelle le pronunciamo tutti senza vergogna! I miei nonni (maschi) sono morti rispettivamente 36 e 46 anni fa e ancora non so bene di cosa, visto che non c'e' stato modo di farmi spiegare di quale brutto male si trattasse! 
E concordo anche sul fatto che la reticenza sia piu' degli altri che del malato stesso, quasi che a dire la parola "cancro" ci si portasse sfiga da soli, si sa mai che sia contagioso...chi un tumore lo ha avuto non ha nessun problema a chiamarlo col nome giusto, tanto lo sai che non e' che se lo definisci "qualcosa di brutto" fa meno male o guarisce prima...
La mia famiglia e' stata molto brava in questo e devo ringraziare soprattutto mio papa' se riesco a parlare del mio tumore con assoluta tranquillita' con chiunque.
Intendiamoci, non e' che appena conosco qualcuno dico "ciao, mi chiamo baby e ho avuto un tumore alla tiroide a 19 anni", pero' se si capita sul discorso, non mi faccio problemi a raccontarlo. 
All'inizio non e' stato cosi', mi vergognavo tantissimo soprattutto della cicatrice (un taglio fatto alla perfezione, ma con la mia pelle bianca e delicata sembrava avessero cercato di squartarmi in un vicolo) che nascondevo sotto una grossa collana per paura che qualcuno la vedesse e mi facesse domande. Piu' di tutto cercavo di evitare la reazione delle persone alla mia risposta, quel misto di tristezza e compassione e anche "non me ne parlare, non voglio sapere". 
Mio papa' pero' ha curato questa mia reticenza iniziale nel suo solito modo, lo stesso che ha applicato per molte altre mie paure...una nazista (e probabilmente contraria a qualunque linea guida esistente) ma efficace terapia d'urto! Cosi' come ha risolto le mie vertigini portandomi con lui sul tetto a posare le tegole  e mi ha rimesso al volante due giorni dopo l'incidente in cui avevo distrutto la macchina, cosi' ha fatto per il mio tumore, di cui parlava a chiunque in mia presenza, finche' il disagio non mi e' passato del tutto! :-)
E quando e' toccato a lui, ho cercato di fare lo stesso, cioe' parlare sempre chiaramente e senza problemi della sua malattia, senza banalizzarla ma anche senza nasconderla come un peccato da bisbigliare. Credo di aver fatto un buon lavoro con lui, l'ho sentito piu' volte parlare liberamente di quello che gli era successo, fregandosene altamente degli sguardi imbarazzati che a volte accoglievano il suo racconto.
L'anno scorso, in occasione di una raccolta fondi per la ricerca sui tumori, ho anche comprato due magliette, una per me e una per lui, con scritto "survivor"...e lui, che non mette quasi mai le magliette a maniche corte, la indossa spesso e me la mostra sempre con grande orgoglio,
Papa', hai tutte le ragioni di essere oroglioso, anzi le abbiamo entrambi, perche' siamo due fottuti survivor...non so se abbiamo vinto una battaglia o la guerra, ma lo abbiamo fatto, e non c'e' niente da nascondere o da dire sottovoce!