mercoledì 17 febbraio 2016

IL LIBRO

Chi mi conosce lo sa, quindi dovreste saperlo ormai anche voi, che ho una passione sfrenata per la psicologia. Adoro leggere libri e articoli a riguardo, soprattutto quelli che danno una spiegazione scientifica delle emozioni, delle reazioni e dei pensieri (sono sempre e comunque una biologa nell'animo e trovo rassicurante che tutto possa essere ridotto ad un, seppure complesso, bilancio di neurotrasmettitori e ormoni). Lo sa meglio di tutti il povero Tecnico, a cui propino lectio magistralis continue...sul nulla, visto che non ho ne' la preparazione ne' la conoscenza per parlare di psicologia con cognizione di causa.
La mia psicologa sa bene di questo mio punto debole e quelle ormai rare volte in cui ci vediamo mi propone spesso articoli ma soprattutto libri a tema...e io sono sempre super entusiasta e li leggo con tanto interesse! Una delle ultime volte pero' mi ha spiazzato. Poco prima di salutarci la vedo che rovista nella sua libreria e mi porge un nuovo volume da leggere, intitolato 'End emotional eating'. Eh???? WTF (come direbbero gli americani)???
La mia prima reazione e' stata: "Cosa me ne faccio di un libro del genere?"
Insomma, ne avevamo parlato tante volte, e' vero che sono...ehm..."leggermente in sovrappeso" (come il veterinario definiva il mio obesissimo cane), ma non ho mai avuto nessun tipo di problema alimentare, ho sempre mangiato per amore del cibo e dei buoni sapori, senza mai arrivare a star male e senza mai privarmi esageratamente (a parte uno sfortunatissimo periodo durato pochi mesi)...semplicemente ingerisco piu' calorie di quanto la mia attivita' fisica quasi nulla e il mio metabolismo fottuto dalla mancanza della tiroide me lo permetterebbero.
Quindi mi sono portata a casa il libro ma senza nessun entusiasmo.
L'ho iniziato giusto perche' dai tempi della scuola mi e' rimasta la sindrome dello scolaro diligente e se mi danno un compito a casa tendo sempre a portarlo a termine...ma avevo stampata in faccia una chiara aria di sufficienza. La prefazione e l'introduzione avevano confermato il mio fastidio, li ho trovati una palla bestiale...
Poi sono arrivata a pagina 13 e ho trovato una lista di esempi di "emotional eating"...ovviamente ero certa che non c'entrassero niente con me...invece...
- fare spuntini quando non si ha particolarmente fame
- mangiare per compensare una giornata storta o per sedare l'ansia
- sentire le emozioni negative che se ne vanno mentre si mangia, per poi sentirsi ancora piu' in colpa
- prendere altro cibo prima di finire quello che si sta mangiando
- desiderare di mangiare per celebrare un evento felice
Caxxo...le avevo TUTTE!! 
Ehm...allora...forse...quel libro faceva davvero per me?
Cosi' ho continuato a leggerlo, con molta attenzione e facendo anche i vari esercizi proposti. 
Devo dire che alla fin fine mi e' piaciuto molto, perche' mi ha fornito tanti spunti di riflessione sulla vita in generale, non solo sulla questione del cibo.
Mi ha fatto rendere conto di tanti errori alimentari che avevo sempre fatto, tipo mangiare guardando la tv o il cellulare, senza quasi prestare attenzione a quello che mangiavo e finendo col consumare piu' di quanto avrei dovuto e senza nemmeno sentirmi appagata. E il grande classico sempre valido, cioe' che si mangia troppo velocemente il cervello non ha il tempo di registrare il senso di sazieta' e quando lo fa, ormai e' tardi.
Mi ha aiutato a riflettere ogni volta sull'impulso che sentivo, se era davvero fame o solo bisogno di calmarmi o coccolarmi...e talvolta ad accettare semplicemente questo bisogno e soddisfarlo, senza sensi di colpa ma con consapevoleza.
Soprattutto, di nuovo, mi ha fatto lavorare sulla gestione delle emozioni, sull'accettare la tristezza, la gioia, la preoccupazione, ecc senza dovermi sentire sempre diversa o "anormale" e senza demonizzarle. Senza paura che le emozioni prendano il sopravvento, perche' e' questa paura che mi fa cercare di scappare rifugiandomi nell'ansia (che conosco bene e quindi e' paradossalmente rassicurante) o nel cibo, quasi come anestetico.
Mi ha fatto approfondire la mindfulness, che e' in pratica il concentrarsi su quelle cose che di solito facciamo automaticamente, tipo seguire il proprio respiro, percepire il terreno sotto ai piedi, ascoltare i rumori esterni, concentrarsi sul sapore di quello che si mangia, percepire il freddo del vento sul viso, ecc. E' incredibile quanto sia rilassante concentrarsi su questi piccoli dettagli!
Uno degli ultimi esercizi poi faceva immaginare il proprio funerale, all'americana, e pensare a come si sarebbe voluto essere ricordati...un ottimo modo per focalizzarsi sulle cose che contano veramente e sul cercare di agire secondo queste priorita'm che ogni tanto si perdono di vista. 
Ovviamente c'e' tanto e tanto lavoro da fare e non so se ci arrivero' mai veramente a capo...ma una parte di me pensa che se la presentazione e' andata bene, e' stato anche grazie a questa parte di lavoro fatta su me stessa grazie al libro....o forse e' stato solo cu*o! :-)
 
 
In alternativa al libro...vi consiglio la lettura della rivista Starmale :-D

1 commento:

  1. Mado' che ansia mi e' venuta ! Sara' che quando io leggo questi libri, parlassero anche del profilo di un serial killer o della sindrome della formica io mi ci riconosco sempre e finisce che leggo il libro con l'ansia di trovare qualche pagina rassicurante in cui posso riconoscermi e pensare che allafine sono sana! Ma noi siamo italiane, chi di noi non celebra un evento felice con una bella mangiata? Chi riesce a tenere sotto controllo il peso quando e' inverno e si sta avvolti in strati infiniti di vestiti che neanche ci si ricorda come siamo fatti? Comunque menomale ti e' piaciuto alla fine, la tua terapista ti deve conoscere bene perche' dare un libro cosi ad una donna significa rischiare minimo una testata! Sto leggendo Bowen, sulla differenziazione di se e questo si che e' da ansia pura!

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