mercoledì 27 gennaio 2016

Misteri della mente umana

Eravamo rimasti che martedi' stavo macerando nell'ansia come l'uvetta nel rhum al pensiero del lab meeting che mi aspettava.
Con il passare dei giorni le cose erano un pochino migliorate, ma mica perche' avevo finalmente cominciato ad affrontare la cosa da persona adulta, con equilibrio e obbiettivita'...mi ero solo via via rassegnata al mio triste destino! Ogni volta che ci pensavo riuscivo unicamente ad immaginarmi un disastro totale, non tanto perche' incapace di rispondere alle domande o messa in difficolta' dai capi...almeno quello avrebbe voluto dire che ero riuscita ad articolare un discorso di senso compiuto...no, no, mi vedevo proprio completamente bloccata dall'ansia, senza riuscire neppure a dire una parola. Sentivo gia' espandersi nella stanza il terribile vibrato della voce, come chi sta per scoppiare a piangere....e credevo che mi sarei sentita male o mi sarei dovuta scusare e uscire dalla stanza con la coda tra le gambe.
Volevo solo piangere e non facevo che ripetermi "non ce la posso fare, non ce la posso fare". 
La mia unica consolazione era che ad un certo punto sarebe arrivato il temuto momento, avrei consumato il mio dramma e in pochi minuti sarebbe stato tutto finito! Ero piu' concentrata a pensare al "dopo", al tornare al lavoro il giorno seguente, alla vergogna di rivedere chi aveva assistito al mio triste spettacolo e a quanto sarebbe durata...pensieri allegri insomma! :-D
Nessuna delle techiche suggerite in questi casi aveva funzionato...ero incapace di rilassarmi, dormire, praticare mindfulness e visualizzazioni positive. Zero.
Insomma, alla fine ho ripetuto la presentazione giusto 4-5 volte, alcune da sola, alcune con il Tecnico...e basta, tanto sapevo che il punto non era dirla bene, quanto riuscire a dirla!
Un'ora prima mi sono infilata in un journal club in cui alcuni del gruppo che sarebbe stato presente poi discutevano di un articolo, nella stessa stanza in cui si sarebbe poi stato anche il temuto meeting...volevo immaginarmi in quel luogo preciso, "vedermi" mentre presentavo, per abituarmi allo stress. 
Man mano che i minuti passavano avevo la bocca sempre piu' secca, il cuore in corsa e le mani ghiacciate...mentre ripetevo sempre come un mantra nella mia testa "non ce la posso fare, non ce la posso fare". 
Finito il journal club mi sono seduta al tavolo dei capi, ho aperto la mia presentazione sulla prima pagina e ho aspettato che la sala si riempisse piano piano. Sono arrivati i 12 professori, gli assistenti, i post doc, i tecnici, gli studenti...per un totale di circa 50 persone...mancava solo il mio capo, che aveva promesso di esserci per aiutarmi con eventuali domande e invece e' arrivata solo a presentazione quasi finita!
Alla fine e' entrato anche il super mega capo di tutta la baracca e abbiamo cominciato. 
Dopo un breve giro di annunci e comunicazioni di servizio, e' arrivato il mio turno e...sono partita a parlare con lo stesso tono e la stessa tranquillita' che avevo usato a casa!! Mi hanno interrotto piu' volte per delle domande, a cui ho risposto decentemente, e ho proseguito, aspettandomi da un momento all'altro il black out, la morte, lo svenimento, il crollo, la crisi di nervi, l'apocalisse o almeno un paio di piaghe d'Egitto. 
NIENTE. 
Alla fine poi la mia vicina di sedia, che mi conosce bene e sapeva del mio dramma con il parlare in pubblico, mi ha mimato un mini applauso muto, a cui si sono aggiunti diversi altri senza riflettere, battendo le mani sul serio, pero' nel farlo si guardavano stupiti perche' in genere non c'erano mai applausi!!
La mia giornata di gloria e' finita con diversi tra prof e studenti che mi hanno fermato per farmi i complimenti per la presentazione.
A me ancora non sembra vero. 
Sono felice e stupita, ma piu' di tutto fiera di aver battuto la mia fottuta ansia e non avergliela data vinta.
Poi il giorno successivo, ancora nella piena di endorfine, mi sono auto-arruolata nel journal club che fanno piu' o meno mensilmente a rotazione...in teoria perche' il modo migliore per vincere la paura e' continuare ad esporsi e affrontarla...in realta' perche' ero in pieno delirio di onnipotenza e non ragionavo, per cui quando verra' il momento mi malediro' a non finire!
Insomma, tutto questo per dirvi...grazie per il supporto...I MADE IT!
 
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martedì 19 gennaio 2016

Pillole di ansia (uh che novita'!)

Ci sono giorni che mi balena l'idea di chiudere questo blog, perche' non c'ho mai tempo di scrivere e a volte manca anche la voglia...poi pero' mi viene l'ispirazione per un post oppure ripenso a tutte le belle persone conosciute con il blog, gli scambi di opinione e le mail, l'appoggio e il confronto...e quindi niente, per ora lo tengo in vita un po' cosi', selvaggio e incoerente come me, senza nessun restyling, con poca cura ma tanto affetto.
E neppure stavolta vi parlo del libro, perche' e' una cosa piuttosto complessa, volevo fare una cosa fatta bene con citazioni ecc e quindi non so se mai vedra' la luce, vista la mancanza di tempo e la pigrizia di cui sopra. Devo anche ammettere che non l'ho neppure finito, ero partita cosi' entusiasta e poi mi sono arenata. Non e' colpa del libro in se', forse piu' del fatto che sono stata presa da riflessioni e pensieri e la sera non mi andava di addormentarmi sulle pagine di qualcosa che mi metteva in discussione ancora di piu', volevo piuttosto un libro che mi travolgesse con la sua storia e mi portasse lontano dalla mia mente. 
Ci sono riusciti sia il nuovo libro della Allende, sia quelli di Elena Ferrante.
Per tornare ai miei pensieri, che a quelli purtroppo non sono mai riuscita a sfuggire in modo definitivo, ci sono stati due episodi che mi hanno messo un po' in crisi, uno che non mi riguarda neppure personalmente...ma si sa che quando si tratta di farmi mettere in crisi, anche la vita degli altri si presta alla grande.
Il primo episodio e' il fatto che a breve dovro' parlare del mio lavoro, davanti ad una cinquantina di persone, tra cui diversi super capi, in inglese. E alla sola notizia mi si e' scatenata l'ansia dei giorni migliori, quella pre-Peru per intenderci, con tachicardia, preview in loop dell'evento in cui tutto andava malissimo, sonno interrotto e disturbato, stomaco chiuso e sensazione di morte imminente. E no, vi prego, non ditemi cose tipo "non ti preoccupare, andra' tutto bene, sei agitata come tutti, lo hai gia' fatto in passato ed e' andata bene, ma se anche andasse male non sarebbe la fine del mondo", ecc...vi dico subito che NON FUNZIONA!! Tutte queste cose le so anche io, ma niente riesce ad impedirmi di pensare che non ce la posso fare e o sverro' o andro' in black out totale. E tutti penseranno che sono una stupida, rideranno di me e saro' licenziata in tronco.
L'altro episodio invece riguarda la scelta che ha dovuto fare una cara amica tra un posto di lavoro piu' tranquillo ma meno stimolante e la grande occasione che pero' mette in discussione tutti gli equilibri. E il confronto che abbiamo avuto su fino a quando valga la pena continuare a cercare di volare, invece di rassegnarsi al fatto che le ali non sono forti come pensavano, o il vento e' avverso, o ci siamo solo stancati di andare controcorrente.
Questi eventi mi hanno scatenato tutta una serie di pensieri contrastanti tipo:
- se non riesco a fare una cosa cosi' banale, non potro' mai avere una carriera in questo campo quindi tanto vale che molli la ricerca e faccio il tecnico. Pero' non sono neppure cosi' brava come tecnico, serve tanta precisione e io sono sempre un po' distratta...che carriera alternativa posso inventarmi a 36 anni?
- non voglio che l'ansia decida della mia vita...la paura sta solo cercando di farmi evitare una cosa che mi mette a disagio, sto scappando dalle emozioni negative come mi ha sempre detto la psicologa...devo superarla
- si dice che l'ansia sia il campanello d'allarme che si sta sbagliando direzione nella vita...forse ho preteso troppo da me stessa e invece sarei piu' felice in un lavoro senza sbocchi ma piu' tranquillo? La voglio davvero tutta questa competizione o ho solo seguito i sogni che altri avevano per me?
- sono una persona incontentabile perche' quando avevo il lavoro piu' modesto ero insoddisfatta e adesso che ho la sfida sono sopraffatta...visto che tanto mi lamento sempre e comunque, tanto vale scegliere la cosa che mi mette meno ansia
- vorrei solo fare la principessa consorte e stare a casa a fare la maglia e dipingere mentre mio marito fa carriera...pero' poi quando lui pubblica paper e io no mi macero di invidia

Come si puo' intuire, non ne sono arrivata a capo. Non ho ancora capito chi sono e cosa voglio veramente fare, se esista davvero qualcosa che possa darmi la stabilita'/serenita' o se saro' sempre cosi' in bilico, se la mia ansia sia solo una malattia qualunque o stia cercando di dirmi qualcosa...e se si', cosa? Non potrebbe mandarmi un fax, una mail, anche un messaggio su Facebook dai???!
Il problema, come sempre, e' che la risposta e' solo dentro di me...e non solo non so trovarla, ma quando la trovero' sara' sicuramente sbagliata.
Intanto farei bene a smetterla di farmi delle seghe pare mentali e preparare il lab meeting di lunedi'...aaaaaargh!